I GD vanno a congresso. Una riflessione e qualche desiderio sullo svolgimento di questo importante confronto politico nell'organizzazione giovanile del PD.

Nelle prossime settimane si dovrebbe tenere il congresso nazionale della giovanile del Partito Democratico, ossia i “GD” (Giovani Democratici). Mentre continuo ad appartenere alla giovanile della SPD – la Jusos – non sono ormai più un GD da un paio d’anni. Dunque, da “vecchio”, mi permetto di fare quel che i “vecchi” di solito fanno: danno consigli (anche non richiesti).

Vorrei vedere un’organizzazione giovanile più agguerrita e disposta anche a fare battaglie rigorose in contrasto con la dirigenza del partito se necessario. Vorrei dei GD capaci di portare avanti posizioni in modo autonomo e con il coraggio e la forza dell’essere, appunto, giovani impegnati in politica.

Vivo da anni ormai in una condizione strana e bipolare, per cui sono un militante e dirigente locale del PD come lo sono della SPD. E vedo e vivo dunque anche modalità di far politica assai diverse tra loro. Gli Jusos sono tendenzialmente più intransigenti, per alcuni anche troppo radicali, e sempre ben disposti a confrontarsi (o scontrarsi) con il gruppo dirigente  fatto “dai grandi”. E a ragione!

Conosco bene Kevin Kühnert, il Presidente della Jusos ed ora anche Vice-Presidente del partito SPD. Con lui ho fatto la mia prima iniziativa politica PD Berlino-SPD. Era in occasione delle elezioni europee del 2014. Si parlò dell’importanza dei giovani per la costruzione d’una Europa e di una politica diverse. Era incuriosito da ciò che accadeva “al di fuori” di Berlino, nelle altre formazioni politiche dei partiti aderenti al PSE. Su questo abbiamo iniziato il nostro “dialogo”.

Non appena eletto ha iniziato a porre domande a chi era al vertice. Ha incalzato senza sosta e si è opposto alla GroKo mobilitando iscritte ed iscritti per votare contro una posizione che invece l’intero gruppo dirigente aveva deciso d’appoggiare. Le televisioni non hanno potuto che dargli lo spazio che si era guadagnato. Nonostante lo scetticismo generale.

C’è da dire che vedere “giovani” impegnati in politica in una televisione tedesca è cosa assai poco frequente. E Kevin ci è riuscito: ha restituito alla Jusos una visibilità notevole all’esterno ed ha organizzato così bene il tutto, da essere stato eletto alla vice-presidenza del partito. Non credo sia mai accaduto. Bravo! Ma ha soprattutto stimolato e portato migliaia di giovani nella SPD, che hanno visto in questa figura  un interlocutore interessante ed un’organizzazione, quindi, per quanto indebolita nel consenso elettorale, capace di dare loro “rappresentanza”.

Dal congresso dei GD mi aspetto (e mi auguro) qualche cosa di simile. Vorrei una giovanile graffiante che sia capace di mettere insieme le tante e i tanti giovani che nella politica italiana non vedono niente di convincente. O che pensano che non li riguardi. Restituire a queste generazioni fiducia è forse il compito fondamentale di un’organizzazione come quella dei GD. Parlare a quelle persone, coinvolgerle, e fare in modo d’essere un fattore di pressione (positiva) nei confronti della struttura PD nel suo complesso.

Facile a dirsi, difficile farlo. Lo so. Per di più con una struttura così articolata e appesantita (più che pesante) che è quella del PD. Ma solo così si possono smuovere idee ed energie, e vedendo come si sta sviluppando questo congresso, con candidature di persone diverse, si può ben sperare. Che sia un confronto sulle idee e non sulle persone. Che si discuta di una visione ampia e orientata al domani, che possa dare quell’impulso positivo che oggi, purtroppo, ancora manca.

La dimensione del “come” rilanciare questa organizzazione deve passare anche per una seria riflessione tematica. Per questo mi sento di chiedere alle candidate e ai candidati uno sforzo nell’elaborazione programmatica che metta al centro i valori della solidarietà e dell’equità. Sono gli elementi centrali per una politica socialdemocratica.

Spero in una spinta fortemente europeista, che riconosca il valore del progetto europeo come un progetto di pace. Che ci sia un forte investimento in formazione, poiché un partito che non semina non ha futuro. Che sia preso un impegno, quello della partecipazione e dello scambio politico tra le varie organizzazioni giovanili perché solo così si può costruire un’Europa realmente politica. Perché solo così si può apprendere e migliorare. E in questo le strutture PD all’estero sono certo daranno la loro disponibilità: Berlino, per esempio, c’è.

Sul versante dell’equità chi meglio di una organizzazione giovanile può porre con forza il tema dei rapporti tra generazioni? La forbice delle disuguaglianze si è ampliata negli ultimi dieci anni in modo drammatico. Migliaia di giovani e giovanissime/i non hanno le stesse opportunità di partenza. Alcune variabili come la famiglia o il luogo in cui si nasce spesso determinano ancora i percorsi di vita di tante/i giovani e questo è inaccettabile.

Se le classi dirigenti sono miopi davanti a questi problemi, a maggior ragione serve un’organizzazione giovanile che abbia la forza e il coraggio per richiamare l’attenzione su tutto questo e chiedere senza sosta  che se ne parli e si agisca.

Infine, l’organizzazione giovanile di un partito rappresenta anche il domani di quel partito. Qui si incontrano generazioni, si mescolano esperienze “nuove” e si possono fare battaglie all’avanguardia sui diritti e le libertà civili, sull’ambiente come sulla digitalizzazione. Poiché queste sono generazioni che sempre più nascono e crescono in ambienti culturali più stratificati, multietnici, multiculturali e con una più spiccata “gender sensitivity”.

Alle ragazze e ai ragazzi impegnati in questo lavoro congressuale serio e complesso auguro una discussione ricca e stimolante. Che sia capace di coinvolgere e arricchire tutte e tutti. Il futuro passa da qua!

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