Si avvicina il voto dei caucuses nello Stato del gioco d’azzardo, il Nevada, e cresce il timore di nuovi problemi con il sistema di conteggio elettronico. Lo spetto è quello delle elezioni in Iowa delle scorse settimane. Intanto domani Bloomberg salirà sul palco del dibattito tra dem e inizia l'offensiva nei suoi confronti. Il punto di Giampiero Gramaglia

Il Nevada come lo Iowa? Avvicinandosi i caucuses nello Stato del gioco d’azzardo, sabato 22, crescono i timori, fra i democratici, di un nuovo flop organizzativo, mentre i sondaggi locali fanno presagire un testa a testa fra Bernie Sanders e Joe Biden e Mike Bloomberg, che non sarà sulle liste, ma sul palco del dibattito domani sera, subisce i primi colpi bassi d’una campagna elettorale che l’ha finora visto correre al coperto.

Anche in Nevada come nello Iowa la app per il conteggio dei voti desta preoccupazioni, pur essendo diversa: addestramento insufficiente per gestire il nuovo sistema, istruzioni confuse, incertezza e insicurezza delle connessioni internet nei circa 2000 seggi e con la “war room” centrale, queste alcune criticità segnalate dalle campagne dei candidati e riportate dai media Usa.

Le operazioni di voto anticipato sono iniziate a gran ritmo: oltre 18 mila elettori nel primo giorno, cioè oltre un quinto di quanti votarono nel 2016, 84 mila persone. La media dei sondaggi locali fatta da RealClearPolitics dà Sanders al 21,5%, davanti a Biden al 18,5% e a Elizabeth Warren al 12%. Sotto il 10%, con distacchi statisticamente non rilevanti Pete Buttigieg (9%) e Amy Klobuchar (7%), mentre il miliardario Tom Steyer sorprende con un 9,5%.

Fuori dalla conta dei voti fino al Super martedì, il 3 marzo, Bloomberg comincia a fare campagna contro i rivali, a partire da Sanders, non solo contro il presidente repubblicano Donald Trump, ma deve pure sperimentare crescenti critiche sul suo passato di imprenditore e di sindaco di New York: gli vengono rimproverate pratiche sessiste e discriminatorie verso le minoranze, di cui lui s’è successivamente scusato.

Tona così a circolare una compilation intitolata “Arguzia e saggezza di Michael Bloomberg”, raccolta di frasi a lui attribuite che gli fu regalata dai colleghi per il 48 compleanno nel 1990. Il miliardario vi sostiene che “se le donne volessero essere apprezzate per la loro intelligenza, dovrebbero spendere più tempo in biblioteca e meno ai magazzini Bloomingdale”. Il magnate si vanta che il suoi terminali per l’informazione finanziaria, famosi in tutti il mondo, “faranno tutto, compreso il sesso orale, cosa che immagino farà licenziare molte delle dipendenti”.

All’ex sindaco di New York viene attribuita anche una definizione del perfetto venditore: “È come uno che vuole farsi una ragazza e le chiede subito ‘vuoi scopare?’. Riceverà molti no, ma, alla fine, se ne sarà ‘scopate’ tante altre”. E c’è una sua dipendente, o ex dipendente, cui avrebbe consigliato d’abortire quando gli comunicò di essere incinta.

La consigliera della Casa Bianca Kellyanne Conway ha avuto buon gioco nel definire le espressioni di Bloomberg “di gran lunga peggiori” di quelle sessiste pronunciate da Trump in un video diffuso nel 2016, dove dice che un “ricco e famoso” può fare qualsiasi cosa con le donne, anche afferrarle per l’organo genitale. Frasi che la sua campagna allora liquidò come “chiacchiere da spogliatoio” maschile di un club di golf e che, comunque, non impedirono a Trump di essere eletto.

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