Cina, Russia e perfino Cuba. È iniziata la corsa per aiutare l'Italia. Ma tanta solidarietà nasconde interessi strategici nell'ottica di una nuova Guerra fredda

“Se trent’anni fa mi aveste detto che entro il 2019 l’America si sarebbe ritrovata in un’altra Guerra fredda, contro un’altra superpotenza comunista, non vi avrei creduto”, scriveva un anno fa sul Sunday Times lo storico Niall Ferguson. Invece, dal commercio alla sovranità tecnologica, dal confronto militare al braccio di ferro sugli alleati europei, Stati Uniti e Cina sono ormai in guerra, in uno scontro acuito dal coronavirus, un evento storico che potrebbe riscrivere gli equilibri internazionali.

Nel suo editoriale di allora, Ferguson faceva mea culpa scrivendo: “Nel 2016 una Guerra fredda tra Stati Uniti e Cina sembrava una fantasia febbrile di Steve Bannon e di una sparuta minoranza di accademici”. Invece, eccoci qui, in un’Europa diventata il terreno di scontro tra le due superpotenze, come ha ribadito Eurasia Group. Washington e Pechino vedono infatti nel Vecchio continente il centro del loro scontro economico e tecnologico.

E come accaduto nel corso della Guerra fredda che fu, quella che vide contrapposti i blocchi atlantico e sovietico, l’Italia rappresenta il ventre molle d’Europa. Infatti, se l’Unione europea è sotto attacco sia da Est sia da Ovest, il nostro Paese rappresenta il terreno di conquista più ambito. Vuoi per la sua posizione geografica strategica, vuoi per le simpatie che i regimi dell’Est suscitano sia a livello politico sia a livello popolare grazie a un importante contributo della grancassa mediatica che, al contrario, non garantisce tanta visibilità agli aiuti provenienti dagli alleati storici, da quelli oltre le Alpi a quelli oltre l’Atlantico. Basta leggere quanto scriveva oggi Repubblica: “Chi si occuperà di capire quale mondo uscirà dal post-coronavirus avrà negli occhi le foto degli aerei militari russi, degli aiuti cinesi, dei medici cubani. E non troverà facilmente la foto dell’unico aereo americano che ieri è partito dalla base tedesca di Ramstein in Germania per atterrare in quella di Aviano, con un carico di aiuti medici arrivati in Italia in maniera quasi clandestina”.

Così vediamo la Cina inondarci di “aiuti” senza ancora aver chiarito il prezzo – quello economico, ché quello politico verrà dopo – di tanta solidarietà. Pechino ha scelto di inviare anche alcune decine di medici a insegnarci il famoso modello Wuhan che però né ha riscontri scientifici né può basarsi sui numeri del regime.

“Dalla Russia con amore” è invece lo slogan della mobilitazione di Mosca che ha deciso di inviare in Italia anche mezzi e militari per l’analisi di agenti patogeni nel suolo – una misura, come abbiamo evidenziato su Formiche.net del tutto inutile, che alimenta mistero sull’interesse della Difesa russa a portare propri militari in Italia.

Infine, da Cuba sono arrivati una cinquantina di medici cubani con tanto di striscione con sopra il faccione dell’ex dittatore Fidel Castro. Lo fanno perché seguono le orme di Che Guevara, medico che si è sacrificato per liberare il suo popolo, dicono gli entusiasti d’Italia. Diverso è il ritratto che la BBC dipingeva meno di un anno fa raccontando la medical diplomacy cubana: i medici hanno raccontato di condizioni da incubo, controllati a viste dalle guardie, soggetti a coprifuoco e spediti in luogo estremamente pericolosi. Spesso senza neppure le competenze necessarie. Tutto per l’unico obiettivo del ritorno d’immagine del regime.

Uno scopo comune ai tre Paesi comunisti ed ex comunisti che ora vedono nell’Italia l’occasione per guadagnare terreno sul palcoscenico internazionale. La Cina per rafforzare la sua posizione nel Mediterraneo e in Europa per la sua Via della Seta. La Russia per perseguire il suo progetto di disgregazione europea e per avere qualche carta in più da giocare per vedersi cancellare le sanzioni. Perfino Cuba, che ha un Pil infinitesimale rispetto al nostro, sta cogliendo al balzo la palla dello sbandamento Italia da coronavirus, per creare consenso politico. 

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