Di origine irlandese e francese, Biden è un cattolico praticante. Non proprio una circostanza comune negli Stati Uniti, dove l’ultimo – e unico – presidente di fede cattolica è stato John Fitzgerald Kennedy, anch’egli democratico e di origine irlandese. La sua elezione alla Casa Bianca potrebbe ridisegnare alcuni scenari e dar più forza a quei vescovi nominati da Francesco che cercano, con difficoltà, di aprire alcuni spiragli nella muraglia conservatrice d’Oltreoceano. L'analisi di Pietro Mattonai

Il vento del Super Tuesday ha decisamente soffiato nelle vele di Joe Biden, già vicepresidente dell’amministrazione guidata da Barack Obama e – al momento – il candidato più credibile per il Partito democratico statunitense nella sfida a Donald Trump, in programma il prossimo 3 novembre. Una rimonta sensazionale quella di Biden che – grazie anche al ritiro e al sostegno annunciato di Pete Buttigieg e Amy Klobuchar – è riuscito a superare il leader dell’ala sinistra del partito, Bernie Sanders, che solo pochi giorni fa pareva ormai essersi sbarazzato della concorrenza.

È ancora presto per dirlo, ma la sua eventuale corsa alla Casa Bianca sarebbe, da un certo punto di vista, una grossa novità. Coloro che vedono nella risalita nei sondaggi dell’ex senatore del Delaware soltanto la rivincita della vecchia guardia della politica a stelle e strisce non hanno fatto i conti con l’appartenenza religiosa di Joe Biden. Di origine (prevalentemente) irlandese e francese, Biden è un cattolico praticante. Non proprio una circostanza comune negli Stati Uniti, dove l’ultimo – e unico – presidente di fede cattolica è stato John Fitzgerald Kennedy, anch’egli democratico e di origine irlandese.

IN GOD WE TRUST: I CATTOLICI IN POLITICA

L’ascesa dei cattolici nella vita politica statunitense è un fenomeno relativamente recente. Prima degli anni Sessanta e Settanta, la religione di Pietro era sempre stata avversata nel Paese. Alle questioni storiche – nel nuovo mondo, del resto, fuggirono i perseguitati delle potenze cattoliche europee – si legano a intramontabili rivalità imperiali. Per la nazione eccezionale, la possibilità di essere guidata da un presidente che obbedisce, anche solo spiritualmente, ad un altro capo di Stato – leggasi, il pontefice di Roma – è inaccettabile. Anche per questo Kennedy, in visita da papa Paolo VI nel 1963, non s’inchinò ma, al contrario, gli strinse la mano, in un momento immortalato dai fotografi di tutto il mondo.

Fu durante l’amministrazione del repubblicano Ronald Reagan che i catholics si ritagliarono uno spazio sempre maggiore nei gangli del potere statunitense. Non a caso, nel 1984, gli Stati Uniti elevarono al rango di ambasciatore il proprio rappresentante presso la Santa Sede, allacciando così i rapporti diplomatici con il Vaticano. Tale scelta fu sicuramente agevolata anche dalla vicinanza strategica tra Reagan e papa Giovanni Paolo II, entrambi fortemente critici e avversi al sistema sovietico che, di lì a poco, sarebbe imploso.

I cattolici statunitensi, in ogni caso, hanno mantenuto posizioni di rilievo nelle amministrazioni che si sono succedute dopo il crollo del muro di Berlino, ma pur sempre subordinate. Prima del successo nelle primarie dem di Biden, solamente un altro cattolico ha partecipato alle elezioni presidenziali come candidato principale, ovvero John Kerry (poi segretario di Stato con Obama), che sfidò il presidente George W. Bush nel 2004, venendo però sconfitto. Adesso, a distanza di oltre quindici anni, potrebbe essere proprio Biden il secondo cattolico a sedersi dietro la scrivania dello Studio ovale?

LA QUESTIONE DI ABORTO E MATRIMONI GAY

La fede di Biden, trasmessa soprattutto dalla madre Jean, è profonda. Nel 1966, quando ancora era uno studente di Giurisprudenza, Biden riuscì a convincere i familiari della prima moglie, Neilia, perché il loro matrimonio fosse celebrato secondo il rito cattolico. Una fede che lo ha anche aiutato a superare la tragica scomparsa di Neilia in un tragico incidente automobilistico in cui persa la vita anche la figlia Naomi, e che lo ha aiutato a conoscere la sua attuale moglie, Jill Tracy, anche lei cattolica.

Il credo di un uomo come Biden – che ha fatto della politica la sua vita -, però, difficilmente sarebbe rimasto confinato nella sua sfera privata. Soprattutto negli Stati Uniti e soprattutto una volta divenuto il primo vicepresidente cattolico della storia americana. Esempio lampante fu l’ostentato rifiuto di Joseph Francis Martino, allora vescovo di Scranton – cittadina della Pennsylvania dove Biden è cresciuto – di dargli la comunione poco dopo il voto del 2008, in quanto “sostenitore dell’aborto”. Un episodio che, pochi mesi fa, è effettivamente accaduto in South Carolina, quando il parroco Robert Morey si è giustificato dicendo che “ogni personaggio pubblico che si batte per l’aborto si pone al di fuori dell’insegnamento di Cristo”.

Durante il dibattito tra i candidati alla vicepresidenza del 2012, Biden ha ribadito la sua posizione sull’aborto: egli è personalmente contrario all’interruzione della gravidanza, ma non vuol imporre la sua visione religiosa alle donne che ne facciano richiesta. Tanto è bastato, negli Stati Uniti delle cultural wars a fargli guadagnare il titolo di sostenitore dell’aborto.

Sulle unioni dello stesso sesso, invece, è lo stesso Biden a rivendicare di aver per primo fra i politici aperto al matrimonio e guidato in questo senso l’intera amministrazione Obama, smarcandosi da precedenti posizioni non proprio gay-friendly.

CON FRANCESCO UNA CONVERGENZA POSSIBILE

È chiaro come, nell’ipotetico scenario in cui Biden avrà la meglio prima su Sanders e poi su Trump, le relazioni burrascose tra Santa Sede e Stati Uniti possano cambiare. Questo, però, accadrebbe verosimilmente solamente a livello superficiale.

Che il rapporto tra Biden e papa Francesco possa essere potenzialmente migliore di quello tra il pontefice e l’attuale presidente degli Usa è un rilievo piuttosto immediato – nel marzo 2013, tra l’altro, fu proprio lui a partecipare per conto del governo di Washington all’insediamento di Bergoglio in Vaticano. Al di sotto, però, il conflitto a bassa intensità tra il cattolicesimo americanizzato, scioltosi ormai nelle istanze degli evangelici, e l’universalismo cristiano di Bergoglio difficilmente scemerà al solo cambio di poltrona.

La contrapposizione sociale, politica e teologica tra la componente più ortodossa del clero cattolico statunitense e il messaggio di papa Francesco non può ricomporsi grazie al solo Joe Biden. Certamente, però, la sua elezione alla Casa Bianca potrebbe ridisegnare alcuni scenari e dar più forza a quei vescovi nominati da Francesco che cercano, con difficoltà, di aprire alcuni spiragli nella muraglia conservatrice d’Oltreoceano.

(Articolo pubblicato su Affarinternazionali)

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