In questi giorni ho sentito da più parti dire che la Germania non stava facendo nulla o quasi contro il Coronavirus. Si tratta di una bugia. Qua cerco di spiegare perché e cosa sta accadendo in realtà.

Da diversi giorni leggo articoli, commenti o ascolto interventi di giornalisti, politici o persone comuni dire che in Germania non stanno facendo nulla per contrastare la diffusione del Coronavirus. Non è propriamente vero. Ecco perché:

Prima di tutto, la Germania è una Repubblica Federale, il che significa che c’è un livello di decentramento molto forte delle competenze tra centro e periferia. Che significa in concreto? Che il governo centrale, di fatto, su diverse materie non è direttamente competente e non può, quindi, intervenire. Angela Merkel, per esempio,  non può imporre con un decreto la chiusura di tutte le scuole come è accaduto in Italia. La materia “scuola” è di competenza dei Länder. Ossia degli stati regionali. Dopo difficoltà nel trovare un accordo nella conferenza dei Presidenti di regione, alla fine molti stati regionali hanno deciso di procedere con la chiusura di asili e scuole. Come riporta ZDF, per esempio, in un tweet del 13.03, seppur a macchia di leopardo, le scuole sono state chiuse un po’ ovunque in Germania, così come le università.

In secondo luogo, le informazioni relative alle “norme di comportamento”, definiamole così, sono state diffuse già da giorni: lavarsi bene le mani, usare disinfettanti, tossire coprendosi la bocca, evitare luoghi affollati e, soprattutto, restare in casa se si hanno sintomi influenzali come febbre sopra i 37.5 gradi e senso di stanchezza. Sono stati istituiti numeri speciali da chiamare per chi vuole informazioni, così come per chi sviluppa sintomatologie più severe, come la difficoltà di respirare bene.

L’istituto Robert-Koch di Berlino, poi, raccoglie ogni giorno i dati relativi ai soggetti risultati positivi ai tamponi (fatti fino ad ogni in diverse decine di migliaia). La situazione, dal punto di vista numerico/statistico, è decisamente diversa da quella italiana, al momento. L’ultimo aggiornamento risale al 14.03.2020 alle ore 15.00 e riporta questi dati:

Bis zum 14.3.2020 sind in Deutschland 3.795 laborbestätigte COVID-19-Fälle bekannt geworden, das sind 733 Fälle mehr als am Vortag. Davon wurden 3.421 COVID-19-Fälle elektronisch an das RKI übermittelt.

Ossia, ci sono 733 casi in più rispetto al giorno precedente. 3.795 casi risultati positivi ai test di laboratorio e 8 decessi. Alcuni mi hanno scritto chiedendo: ma come è possibile che ci siano così pochi casi e soprattutto così pochi decessi?

La risposta non è certamente un complotto da parte dell’Istituto che nasconde i dati, ma molto più verosimile il fatto che probabilmente le morti sono conteggiate in altro modo. Come hanno spiegato Ilaria Capua e altri, per esempio, i tassi di letalità e mortalità possono variare sensibilmente in base alle informazioni a disposizione e i dati usati. Inoltre, la domanda è “come vengono registrate le morti?”. Anche in Italia è lecito porsi la stessa domanda: viene fatta una distinzione tra chi muore per causa diretta dell’infezione da Coronavirus e chi muore per un’altra serie di ragioni e magari è anche positivo al virus? Ossia, sono conteggiate tutte le morti, o si fa una distinzione? Questa potrebbe essere la domanda giusta e allora si spiegherebbero i dati assai diversi di Germania e Corea del Sud, per esempio, che presenta un tasso di mortalità molto basso.

Infine, c’è la questione dei posti letto per terapie intensive e ospedali in senso generale. Si tratta, quindi, di una questione anche organizzativo-strutturale. La Germania, infatti, dispone di molti più posti letto per ogni 1000 abitanti, di quanti non ne disponga l’Italia.

In conclusione, credo che esista una percezione diversa rispetto all’Italia della serietà del problema sia perché le autorità non hanno preso le stesse iniziative altamente restrittive dell’Italia, sia perché, sulla carta, i numeri non risultano allarmanti.

Nonostante ciò, anche qua i supermercati sono stati svaligiati nei reparti pasta, riso, disinfettanti, saponi, carta igienica e via dicendo. Le persone, anche se tutt’oggi erano per strada, nei caffé nei bar, iniziano ad essere consapevoli delle restrizioni che saranno approvate e del fatto che, anche qua, l’infezione da Coronavirus si espanderà. E le iniziative già intraprese in questi giorni e le scelte che via via vengono comunicate dai governi regionali indicano che la direzione è proprio quella di isolare e chiudere spazi dove molte persone possano incontrarsi e dunque infettarsi, come accaduto in Italia.

A Berlino, per esempio, il Parlamento cittadino deciderà lunedì su una serie di provvedimenti già esplicitati in un documento ufficiale girato oggi pomeriggio in cui si predispone la chiusura di bar, kneipe, palestre, discoteche, spazi di eventi, scuole, asili, università, bibilioteche e via dicendo. Con restrizioni per i ristoranti che dovranno garantire distanze di almeno 1 metro e mezzo tra i posti a sedere e materiale disinfettante.

Un’ultima cosa: l’Italia ha reagito al meglio delle sue possibilità. Le scelte che il governo ha preso sono dure e dolorose, ma necessarie per tutelare la salute pubblica. E, soprattutto, per proteggere le categorie più esposte ai rischi legati ad infezione da Coronavirus: anziani, persone immunodepresse e/o con patologie pregresse.

Per questo, anche se le autorità tedesche ad oggi non hanno ancora imposto isolamenti e quarantene, io seguo i consigli dati in Italia e “resto a casa”, uscendo solo per fare la spesa o per motivi specifici. Anche se il rischio fosse effettivamente basso, come i numeri dell’Istituto Koch indicano, abbiamo tutte e tutti una responsabilità, un dovere civico, nei confronti delle altre persone: riguardatevi, e state a casa!

*** AGGIORNAMENTO 15.03.2020: il Parlamento del Land Berlino non si riunirà lunedì per decidere delle misure da prendere. Sarà compito dell’esecutivo intervenire adesso, quindi il Senato.

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