È così che molte parrocchie, prima lombarde, e poi sparse su tutto il territorio italiano, si sono adoperate per attivare canali di comunicazione web, in particolare via social, attraverso cui trasmettere la Parola del Vangelo

L’Angelus di Papa Francesco è a porte a chiuse. La finestra è aperta ma viene trasmessa in streaming, precauzione per evitare l’assembramento della folla, e lo stesso accadrà per l’udienza generale di mercoledì, e per le altre occasioni pubbliche previste almeno fino al 15 marzo. I pochi fedeli, sparuti, che si sono presentati a piazza San Pietro hanno visto il video-messaggio trasmesso dai quattro maxischermi posti ai lati della piazza. Non succedeva da parecchi anni, precisamente da quando Giovanni Paolo II fu attaccato dall’attentatore turco Ali Ağca, il 13 marzo 1981.

L’ANGELUS DEL PAPA IN STREAMING

“È un po’ strana questa preghiera dell’Angelus di oggi, con il Papa ingabbiato nella biblioteca, ma io vi vedo, vi sono vicino”, dice Francesco dalla Biblioteca del Palazzo Apostolico. Al termine della preghiera, però, non resiste e si affaccia per un breve saluto dalla finestra. Nel suo messaggio, tra le altre cose, il papa si è detto vicino con la preghiera alle persone che soffrono per l’attuale epidemia e per chi se ne prende cura. Tra questi, si immaginano anche i sacerdoti, che per vocazione sono chiamati a camminare con la loro gente, con il popolo di Dio tanto amato e messo al centro dal Pontefice. Ma come fare, in un tempo in cui sono vietate anche le messe, uno dei pochi baluardi rimasti contro il panico del contagio, del prossimo, persino della morte?

I parroci sono infatti per definizione i più vicini ai fedeli. Difficile però capire come si possano tradurre nel quotidiano le parole di Francesco. Nei giorni scorsi Francesco ha così contattato il vescovo di Lodi, monsignor Maurizio Malvestiti, per chiedere informazioni sulla situazione nella sua diocesi e allo stesso tempo incoraggiare lui e i fedeli a non perdersi d’animo. L’invito del Pontefice è stato quello alla preghiera e alla responsabilità, oltre che a “superare insieme l’emergenza epidemica”, come racconta il monsignore, dando la notizia della conversazione con Bergoglio.

DALLA LOMBARDIA, LA CHIESA SI SPOSTA SUI SOCIAL

È così che molte parrocchie, prima lombarde, e poi sparse su tutto il territorio italiano, si sono adoperate per attivare canali di comunicazione web, in particolare via social, attraverso cui trasmettere la Parola del Vangelo. Considerato che, di questo passo, se il contagio non va migliorando considerevolmente, il rischio – molto probabile – è che sarà difficile celebrare anche le Messe di Pasqua. Dirette radiotelevisive o radiofoniche, certo, ma anche soprattutto dirette Facebook, video-caricati su Youtube, messaggi vocali o immagine condivise su Whatsapp, e fatte rimbalzare, sembra brutto dirlo, in maniera “virale”. Ma un virale che fa del bene, per fortuna.

Il primo tentativo è stato fatto dal Patriarca di Venezia Francesco Moraglia la scorsa settimana, in occasione del Mercoledì delle Ceneri. Nonostante le panche della cattedrale fossero necessariamente vuote, la benedizione del prelato è infatti arrivata per prima sul web, pubblicata sul sito della Diocesi. Lo stesso poi è accaduto a Milano, dove l’Arcivescovo Mario Delpini ha celebrato in diretta su Rai Tre, ma a porte chiuse per i fedeli. Così, dopo il primo esperimento, ha deciso di dare vita a una preghiera mattutina quotidiana, alle 6.25, registrata nella cappella vescovile e poi diffusa sempre sul sito istituzionale della diocesi meneghina.

LE “BUONE PRASSI” LITURGICHE IN RETE

Con loro, le iniziative hanno cominciato a fioccare prima in tutto il territorio lombardo, e delle zone rosse, fino al resto della Penisola. Tanto da far pubblicare, proprio sul sito dell’Arcidiocesi, una lista di “buone prassi liturgiche” da imitare. Tra cui rientrano, solo per citare le prime, la radio parrocchiale ad Altavilla, la diretta Facebook e Instagram per la liturgia a Bresso,  oppure quella di Cernusco sul Naviglio trasmessa in streaming e su varie piattaforme Radio e web, e con loro molte altre. Nella pagine ne sono indicate, soltanto per ciò che riguarda il territorio lombardo, una ventina. La Chiesa di Legnano, ad esempio, si è organizzata in collaborazione con l’Azione Cattolica per una serie di incontri quaresimali guidati dal teologo don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali.

Ma anche le altre regioni si organizzano. Il vescovo di Forlì-Bertinoro Livio Corazza ha annunciato che per quasi tutta la giornata, dalle 8.15 alle 18, sarà possibile seguire in streaming e sui social network la la recita del Rosario che si svolge fisicamente in Cattedrale. Il vescovo di Rimini Francesco Lambiasi ha proposto una vera e propria “Quarantena quaresimale”. Mentre il cardinale vicario della Diocesi di Roma, monsignor Angelo De Donatis, ha spiegato che mercoledì prossimo la Messa che presiederà al Santuario del Divino Amore potrà essere seguita sia su Facebook che in tv.

UNA SFIDA GRANDE, DARE SPAZIO AL RAGIONAMENTO”

E ancora, a Genova, dopo la Messa su Facebook del parroco don Valentino Porcile, arrivano catechismo e persino scout via radio, organizzati da don Roberto Fiscer. A San Marco in Lamis, il paese in provincia di Foggia in cui la sbagliata gestione di un uomo contagiato al nord e poi deceduto ha messo in crisi tutta la comunità, costretta a una forte precauzione, il parroco don Matteo Ferro ha deciso di celebrare su Facebook. Tuttavia, non si può dire che la situazione sia tutta rose e fiori. Tra messe che vengono celebrate comunque, preti che litigano tra di loro, fedeli che si adoperano con i parroci di loro fiducia per organizzarne di “clandestine”, come racconta il quotidiano La Stampa, non sono pochi i problemi che si sono presentati.

Tutto sommato, però, la reazione delle parrocchie all’emergenza, che potrebbe toccare anche il questo periodo pasquale, è stata piuttosto positiva e lascia ben sperare. E quella di diffondere il messaggio cristiano sui social, diventa in questo modo “una sfida grande, che cerchiamo di affrontare”, ha spiegato l’Arcivescovo Delpini in un’intervista al quotidiano Avvenire. “Per quello che io ho capito dei media attuali, è che sono più abili a diffondere l’allarme che la buona notizia, a scoraggiare che a incoraggiare. L’allarme si scatena in fretta, quando la notizia insinua l’idea di una pandemia inarrestabile”, ha spiegato il religioso. “Abbiamo bisogno di contrastare questa tendenza a incidere più sull’emotività che sulla riflessione, dando spazio al ragionamento, alla competenza, alla giusta proporzione delle cose”. E come dargli torto.

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