Un documento indirizzato a industrie, università ed enti di ricerca, presenta le tematiche su cui concentrare gli sforzi del Piano d’Azione verso il 2025 riguardo la cooperazione scientifica e tecnologica tra Italia e Cina. Un modo, spiega il ministero degli Esteri, per rinnovare il suo impegno nell’azione di coordinamento della cooperazione bilaterale con Pechino

Fisica, geofisica e spazio; materiali avanzati; ambiente e energia; urbanizzazione sostenibile; nuove tecnologie per il patrimonio culturale; agricoltura; scienze della vita, salute e benessere; fabbrica intelligente. Sono i temi e i settori al centro del Piano d’Azione verso il 2025 sulla cooperazione scientifica e tecnologica tra Italia e Cina. Si tratta di un documento indirizzato a industrie, università ed enti di ricerca, che presenta le tematiche su cui concentrare gli sforzi del prossimo quinquennio, spiega il ministero degli Esteri, descrivendolo come un modo per rinnovare il suo impegno nell’azione di coordinamento della cooperazione bilaterale con la Cina. È stato realizzato con il contributo degli addetti scientifici italiani accreditati nella Repubblica popolare cinese e dei partecipanti al Tavolo tecnico per la cooperazione scientifica e tecnologica con la Cina, coordinato dalla Farnesina.

Nella sezione dedicata allo scopo del Piano d’Azione verso il 2025 si legge: “È fondamentale che il sistema cinese continui a muoversi verso maggiore trasparenza, qualità e apertura alla collaborazione internazionale. La reciprocità nel trattamento dei ricercatori italiani ed europei in Cina è un elemento chiave per assicurare una collaborazione in Ricerca e Innovazione che sia equilibrata e mutualmente vantaggiosa. Pur riconoscendo i passi avanti che sono stati fatti nell’assicurare accesso reciproco ai programmi di finanziamento per R&S, esiste ampio margine per migliorare ulteriormente la trasparenza e la prevedibilità dell’ecosistema cinese”.

In fondo al documento, invece, si spiega il finanziamento del Piano. In primo luogo, saranno “le stesse dotazioni messe a disposizione dai Programmi Esecutivi di Cooperazione Scientifica e Tecnologica tra i due Paesi, periodicamente aggiornate in base alle ambizioni e alle priorità del Piano stesso”. In secondo luogo, “la messa a regia delle iniziative scientifiche e tecnologiche registrerà, come contributi al Piano, tutte le attività sviluppate dai singoli centri di ricerca, università, agenzie, enti che operano tra i due Paesi, indipendentemente dai fondi pubblici ministeriali dedicati”. E poco più avanti: “Esempi in tal senso sono gli accordi universitari per progetti scientifici congiunti, o le collaborazioni tra agenzie scientifiche, cluster tecnologici, agenzie di sviluppo, che escono dalla diretta responsabilità finanziaria dei rapporti S&T bilaterali, i quali potranno essere inseriti nel quadro complessivo del Piano d’Azione”.

“Visti gli accordi tra le nostre università d’eccellenza e le aziende cinesi”, ci spiega un diplomatico, “e senza dimenticare il ruolo degli Istituti Confucio, questo Piano d’Azione riflette perfettamente la direzione del Movimento 5 Stelle”. Basti pensare al titolo dell’ultimo intervento sul blog di Beppe Grillo firmato dal professor Fabio Massimo Parenti e datato 12 marzo: “Cina-Italia: un destino condiviso”.

Condividi tramite