La crisi da Covid-19 e i budget per la Difesa. Come (e perché) evitare la mannaia

La crisi da Covid-19 e i budget per la Difesa. Come (e perché) evitare la mannaia
“È il momento di vaccinare i budget europei per la Difesa”. È il titolo dell’analisi di tre esperti (Daniel Fiott, Torben Schütz e Marcin Terlikowski) che spiega perché (e come) evitare che la crisi annunciata si traduca in una sforbiciata sui bilanci pubblici destinati alle Difesa europee

La storia ci ha insegnato che i budget per la Difesa sono tra le vittime sacrificali di spending review in momenti di crisi. Nel mondo che verrà dopo il Covid-19, non potremo permettercelo, sia per le minacce in aumento, sia per l’esigenza di sostenere un settore ormai strategico per l’economia europea. È quanto si legge in un editoriale sul portale EurActiv firmato da Daniel Fiott, analista dell’Eu Institute for security studies, Torben Schütz, research fellow presso il German council on foreign relations, e Marcin Terlikowski, a capo del programma sulla sicurezza internazionale Polish institute of international affairs (Pism). L’avvertimento dei tre esperti si aggiunge ai timori già emersi in ambito Nato, agli appelli di numerosi esperti nel nostro Paese e alle previsioni drammatiche per il Vecchio continente.

NUMERI…

Secondo il Fondo monetario internazionale, l’area euro rischia di registrare una riduzione del Pil tra il -7,5% e il -12% nel 2020. Su tali basi, la società di consulenza Avascent ha già stimato una perdita complessiva per i budget dedicati alla Difesa tra i 21 miliardi di euro (più o meno quanto spende l’Italia in un anno) e i 56 miliardi. Lo scenario di riferimento è quello della crisi del 2008. L’anno successivo, i membri europei della Nato registrarono una riduzione complessiva di 10 miliardi di dollari sui bilanci per le rispettive difese. Dunque, secondo gli esperti “è cosa certa che nei prossimi anni ci saranno meno risorse per la Difesa in Europa; ciò che ora conta è quanto profondi saranno i tagli”.

…E RISCHI

A rischio c’è prima di tutto “la credibilità dell’Europa, che ha più volte promesso ai suoi cittadini di diventare un attore strategico”. Bruxelles ha difatti intrapreso da diversi anni la strada per una Difesa comune, iniziando a investire nel settore e chiedendo agli Stati membri di aumentare i rispettivi sforzi; appello pressoché identico a quello della Nato. Ciò deriva prima di tutto dalla consapevolezza di un mondo insicuro, fragile e denso di minacce, scenario che il Covid-19 sembra poter solamente peggiorare. È per questo che “i bilanci della Difesa dovrebbero essere vaccinati contro pesanti tagli prima che si manifestino i primi segni di austerità”. Bisogna intervenire adesso, notano gli esperti, ora che “i governi sviluppano progetti multi-miliardari di stimolo e calcolano le necessarie riduzioni nei piani di spesa”.

MINACCE IN CRESCITA

“Dopo il 2008 ci vollero sei anni per invertire i tagli selvaggi; la spesa tornò ad aumentare solo nel 2014 in virtù dell’invasione russa dell’Ucraina”. Ora, spiegano Fiott, Schütz e Terlikowski, “l’Europa non ha così tanto tempo”. Il perché è semplice: “Le minacce sono più ampie e più complesse”. Basta citarne alcune: “La Russia revisionista, Stati falliti e in via di fallimento nel vicinato europeo, la sfida terroristica, gli effetti avversi del cambiamento climatico, l’attività ostile nel cyber-spazio, la migrazione irregolare e la Cina più assertiva”. Tutto questo, aggiungono, “richiede che l’Europa aumenti i propri sforzi nell’arena internazionale”. Per farlo, serve “una forza militare credibile”, elemento imprescindibile per “salvaguardare interessi e valori, e per restare partner credibili nella Nato”.

GLI EFFETTI ECONOMICI

Agli aspetti strategici e operativi si aggiungono poi quelli economici. Il taglio ai bilanci destinati alla Difesa si tradurrà in un colpo duro per un comparto industriale ad alta innovazione, capace di generare crescita nel contesto produttivo dei singoli Paesi. “Senza le risorse finanziarie – rimarcano gli esperti – ci sarà poco spazio per sostenere la ricerca nel settore della difesa o lo sviluppo di capacità, e ciò potrebbe erodere la base scientifica, industriale e tecnologica dell’Europa”. Di più: “Mentre la cancellazione o i ritardi dei programmi di modernizzazione e approvvigionamento danneggeranno a breve termine i profitti del comparto industriale, la mancanza di investimenti pubblici in ricerca e sviluppo colpirà le future opportunità di export, nonché la qualità delle attrezzature per le Forze armate europee”.

IL RISCHIO DI INCOMPRENSIONE

Paradossalmente, proprio l’emergenza può aiutare a fare luce su tali esigenze. “Le prestazioni esemplari dei militari europei durante la pandemia nel fornire attrezzature mediche, trasportare pazienti, assistere le autorità civili e realizzare ospedali da campo possono aiutare generando supporto popolare per mantenere quantomeno gli attuali livelli di spesa”. In questo si nasconde però un rischio: “Intendere militari principalmente come uno strumento da utilizzare durante le crisi di sanitarie potrebbero giustificare tagli di bilancio di ogni genere”. È il rischio di distorcere la funzione stessa delle Forze armate, alimentando domande (già emerse nel nostro Paese) come: “Perché i governi dovrebbero investire nel caccia di nuova generazione se a loro è richiesto solo di trasportare pazienti verso gli ospedali”.

IL MESSAGGIO DI GUERINI…

Un rischio che in Italia sembra aver già identificato il ministro della Difesa Lorenzo Guerini. Venerdì scorso, in visita tra le strutture di Piacenza e Lodi che vedono i militari italiani in prima linea con il Covid-19, il titolare di palazzo Baracchini ha lanciato un messaggio in tale direzione: “Le Forze armate italiane stanno facendo tutto questo con grande generosità, ma ricordiamoci che è uno dei compiti a noi assegnati: accanto alla difesa della patria, alla difesa collettiva, alle missioni internazionali, c’è il concorso in emergenze di questo tipo”. È “importante dirlo”, ha rimarcato Guerini, “perché passata l’emergenza l’attenzione verso le Forze armate deve continuare, promuovendo la crescita di una cultura della difesa che il Paese deve sviluppare”.

…E QUELLO DI STOLTENBERG

D’altra parte, timori sull’impatto che la crisi economica avrà sui budget della Difesa dei vari Paesi membri sono già emersi nell’ambito dell’Alleanza Atlantica. La scorsa settimana, nel vertice con i ministri della Difesa, il segretario generale Jens Stoltenberg ha avvertito sul rischio un generale passo indietro rispetto agli ultimi anni in tema di budget. Un rischio che la Nato vorrebbe evitare, visto che il mondo che verrà dopo il Covid-19 si preannuncia ancora più complesso di quello attuale. “Delle conseguenze economiche ci saranno sicuramente – ha detto Stoltenberg – ma è ancora presto per prevedere che impatto avranno sui budget della Difesa”. In ogni caso, è emerso dal vertice, è bene prepararsi da subito.

ultima modifica: 2020-04-20T11:30:05+00:00 da Stefano Pioppi

 

 

 

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