Forse stiamo assistendo all'ultimo tentativo di tenere unito il Movimento 5 Stelle e rilanciarlo. Ma non si tratta solo di questioni interne perché l'attacco non è solo a Luigi Di Maio ma anche a Giuseppe Conte...

Iniziamo da una annotazione: molti hanno parlato dell’atto ufficiale di nascita della corrente di Alessandro Di Battista nel M5S, a me sembra qualcosa di diverso e di più. La presenza di firme come quelle di Mario Giarrusso ed ancor più di Giulia Grillo, Barbara Lezzi, Nicola Morra che non possono essere classificati come puramente dibattistiani (avendo sempre seguito un percorso abbastanza autonomo, a volte convergenti con Dibba ed a volte divergenti, ma sempre personali) dice che si tratta piuttosto di una larga coalizione contro i Di Maio boys (Spadafora, Bonafede, Fraccaro e via dicendo) in vista dell’assemblea del Movimento già fissata e poi rinviata.

Un tentativo di mettere nell’angolo il gruppo di potere che ha gestito il Movimento dalla morte di Gianroberto Casaleggio ad oggi, con più obiettivi: escludere la possibilità di un ritorno di Di Maio, ridimensionare i suoi sostenitori, fare da attrattore di incerti come Danilo Toninelli (già sostenitore di Di Maio ma poi assai maltrattato nella formazione del nuovo governo), Stefano Patuanelli, Paola Taverna, Roberto Fico, Roberta Lombardi), rilanciare l’immagine del Movimento dopo la cupa gestione dimaiana. Forse stiamo assistendo all’ultimo tentativo di tenere unito il M5S e rilanciarlo, dopo di che c’è solo il suo spacchettamento.

Ma non si tratta solo di questioni interne al Movimento. In primo luogo perché l’attacco non è solo a Luigi Di Maio ma anche a Giuseppe Conte che, come presidente del Consiglio, è il primo responsabile delle nomine. In questo può influire la convinzione che Conte non uscirà politicamente vivo dalla pandemia: troppi errori, troppe insufficienze, poca reale capacità di gestire. Oggi i sondaggi lo premiano (come sempre accade a chi è a capo del governo in emergenze come questa, succede anche a Trump e a Jonhson), ma in sede di bilanci la musica potrebbe cambiare e, allora, si porrebbe il problema del nuovo governo da fare e con che maggioranza.

Poi c’è una cosa di cui si parla poco: quando la tempesta coronavirus sarà finita (e sarà iniziata quella del crollo finanziario) saremo a due passi dal semestre bianco, quindi dall’elezione del nuovo presidente. Questa lettera fa capire chiaramente che a Draghi mancheranno molti voti del M5S, per cui avrà una strada in salita molto ripida. Magari Dibba ed i suoi non pensano ad una riedizione della maggioranza gialloverde, ma, forse, una intesa con la Lega per bloccare Draghi e rieleggere Mattarella non sarebbe cosa così impossibile.

Come si vede, questa mossa può portare molto lontano, con o senza il M5S, ed avere ripercussioni notevoli su tutto il sistema politico. In tutto questo, la cosa meno importante è proprio quella delle nomine, per le quali non credo che i dissidenti abbiano in mente una squadra di ricambio (e, peraltro, lascia molto perplessi l’attacco a Descalzi con il solito argomento dell’essere in corso di giudizio, senza entrare nel merito del caso). È un ottimo casus belli che verrà rapidamente lasciato cadere (salvo qualche altra protesta) per passare ad altri terreni di scontro ben più concreti.

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