L'accordo raggiunto ieri dall'Eurogruppo non è sufficiente. È il momento di considerare attentamente come affrontare le prossime mosse e, in particolare, il prossimo Consiglio europeo dopo la tregua pasquale. L'intervento di Gianni Pittella, già europarlamentare e vicepresidente vicario del Parlamento europeo, ora senatore del Partito democratico

Sono ore, sono giorni difficili. L’accordo raggiunto ieri dall’Eurogruppo non basta, non è sufficiente. Non è il momento di alimentare improprie tifoserie, di indulgere a drammatizzazioni o a trionfalismi. È il momento di considerare attentamente come affrontare le prossime mosse e, in particolare, il prossimo Consiglio europeo dopo la tregua pasquale.

L’accordo strappato ieri ha certamente aspetti positivi. L’impegno Bei a sostegno delle piccole e medie imprese, il programma Sure sulla cassa integrazione e anche il Mes a condizionalità limitate, a cui il governo italiano potrà valutare se fare ricorso o meno. Tuttavia, questa non può essere la risposta comune europea al rilancio dell’economia. Sarebbe una risposta ben al di sotto delle attese delle nostre comunità.

Cruciale sarà la definizione del Fondo per la ripresa, un capitale per la ricostruzione di almeno 500mld di euro, accettato nel documento dall’Eurogruppo di ieri, originariamente su proposta francese, ma i cui contorni sono tutti da delineare.

Il Consiglio europeo prossimo sarà chiamato dalla storia a questa occasione: definire un programma di ricostruzione, garantito da tutti gli Stati europei, attraverso eurobond o altri strumenti utili, oppure svuotare di contenuto l’accordo di ieri e dare allora ragione a chi ritiene la risposta dell’Europa inadeguata e inaccettabile.

Le ultime settimane, con il dramma sanitario in corso e il blocco totale dell’economia, la divisione tra Paesi che hanno diverse concezioni dell’integrazione europea si è manifesta in tutta la sua virulenza. Le posizioni dei Paesi capeggiati dall’Olanda sono miopi e tutte volte a carezzare le proprie opinioni pubbliche contro gli ‘scioperati’, le ‘cicale’ del sud dell’Europa che hanno debiti colpevoli.

Il virus del sovranismo, l’egoismo nazionalista sembrano aver contagiato l’Europa più del coronavirus. E quel che non si vuole capire è che sovranismo chiama sovranismo!

Noi dobbiamo invece lavorare perché il Fondo per la ripresa possa rappresentare un deciso passo in avanti e combattere al fianco del governo per affermare la nostra visione di Europa, l’Europa federalista e solidale del cui sogno ci sentiamo eredi.

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