L’Italia si schieri al fianco di Taiwan. Parla l’ambasciatore Sing-Ying Lee

L’Italia si schieri al fianco di Taiwan. Parla l’ambasciatore Sing-Ying Lee
Parla il rappresentante di Taiwan in Italia, l’ambasciatore Andrea Sing-Ying Lee. "Il governo e l'Ue prendano posizione contro le discriminazioni che subiamo dalla Cina". Modello Taiwan? "Vi spiego come e perché funziona"

Che cos’è il modello Taiwan da molti invocato per fronteggiare il coronavirus? È uno dei temi affrontati da Formiche.net con il rappresentante di Taiwan in Italia, l’ambasciatore Andrea Sing-Ying Lee, che ha un messaggio per il governo italiano e per l’Unione europea: “Sarebbe auspicabile che prendessero posizione su questa ingiustizia che ci riguarda”, ci ha detto riferendosi alle “discriminazioni ingiustificate per mere ragioni politiche” messe in atto dal governo cinese.

Ambasciatore, sentiamo spesso citare il modello Taiwan. Ci racconta brevemente come funziona?

Quello che viene definito “modello Taiwan” non è altro che il sistema di prevenzione, controllo e gestione delle epidemie che abbiamo costruito negli anni. Come certamente saprete, nel 2003 Taiwan è stata colpita dalla Sars e quell’esperienza ha creato in noi una forte consapevolezza dei rischi e dei danni che comporta la diffusione di un’epidemia. Di conseguenza, quando alla fine del 2019 hanno iniziato a circolare informazioni relative a un nuovo focolaio di polmonite, sono state prese sollecitamente alcune misure preventive: prima fra tutte, la quarantena a bordo dei voli diretti provenienti da Wuhan. Con il passare dei giorni e con il diffondersi dell’epidemia, sono state poi messe in atto altre misure seguendo specifici protocolli e coordinando l’attività di tutti i ministeri tramite il Cecc (Il Central epidemic command center), la cui guida è stata posta nelle mani del ministro della Salute, Chen Shih-Chung. Infine, tramite l’uso dei big data e le informazioni incrociate dei cittadini registrati nel nostro sistema sanitario nazionale e della polizia di frontiera, è stato possibile individuare le persone colpite dal virus e porle da subito in sicurezza, sia per loro che per la comunità.

Quanto, invece, alla mascherine?

Anche la fornitura di mascherine per la popolazione ha seguito un iter specifico: dopo aver bloccato l’esportazione di mascherine chirurgiche a partire dal 24 gennaio, ne è stata ampliata la produzione interna passando da 1,5 a 15 milioni di mascherine al giorno. Il 6 febbraio è stato lanciato un sistema di razionamento basato sui nominativi per gli acquisti di mascherine presso le farmacie convenzionate dal NHI (National Health Insurance) e le agenzie sanitarie pubbliche locali. Infine il 12 marzo è stato aggiunto un sistema che consente alle persone di ordinare le mascherine online e ritirarle presso i minimarket. Tutte misure che ci hanno aiutato a raggiungere un’allocazione efficace di risorse limitate e soddisfare le esigenze sanitarie, di prevenzione delle epidemie, domestiche e industriali.

Quali risultati sono stati ottenuti?

I risultati sono stati notevoli: nonostante la prossimità alla Cina, epicentro della pandemia, e nonostante il primo caso sia stato registrato il 23 gennaio, a oggi si contano meno di 500 casi e solo 6 decessi su 23 milioni di abitanti. Nelle ultime settimane inoltre si sono verificati diversi giorni senza alcun caso positivo registrato, e tutto questo senza bisogno di lockdown come accaduto in molte parti del mondo.

Ci può dare i numeri degli aiuti inviati da Taiwan all’Italia in risposta all’emergenza sanitaria da Covid-19?

Taiwan ha aiutato l’Italia in diversi modi, sia con aiuti diretti che tramite il supporto dell’Unione europea o di istituzioni private. Posso qui ricordare la fornitura di 500mila mascherine, che fa parte di una donazione più ampia di quasi 6 milioni di mascherine inviate all’Unione europea, o ancora la donazione di 15 respiratori all’Ospedale Niguarda di Milano e altrettanti respiratori agli Ospedali Civili di Brescia. La comunità cattolica taiwanese ha inoltre donato 55 casse di materiale sanitario e diversi cittadini taiwanesi hanno partecipato a una raccolta fondi che ha totalizzato la cifra di circa 4 milioni di euro da donare all’Italia.

Che momento è per le relazioni tra i due Paesi?

I rapporti tra Italia e Taiwan sono sempre stati ottimi. L’Italia è il quinto partner commerciale europeo di Taiwan e i due Paesi portano avanti molte collaborazioni e scambi in diversi settori, dagli investimenti diretti e finanziari a quelli industriali, culturali e scientifici. Naturalmente anche nelle migliori relazioni possono esserci momenti più difficili e la chiusura dei voli diretti tra Italia e Taiwan, decisa lo scorso febbraio dal governo italiano senza alcuna motivazione se non quella di seguire l’errata visione politica dell’Organizzazione mondiale della sanità, è un esempio. Tuttavia siamo certi che, nello spirito di amicizia che contraddistingue i nostri due Paesi, i problemi si potranno sistemare al meglio.

Sulla base della vostra esperienza, dovremmo fare attenzione a certi aiuti più o meno gratuiti e a certe proposte come la Via della Seta della salute?

Gli aiuti internazionali sono gesti di solidarietà che è sempre bello compiere e ricevere, da qualunque parte essi provengano, perché rinsaldano l’amicizia e dimostrano che la comunità internazionale può agire come un’unica persona. Certamente non è da escludere che alcuni aiuti possano sottintendere altri fini e rivelarsi uno strumento di soft power funzionale al raggiungimento di obiettivi che vanno oltre la semplice solidarietà. Visti in quest’ottica, gli aiuti internazionali possono facilmente tramutarsi in vincoli. Siamo comunque certi che l’Italia sappia distinguere gli uni dagli altri.

Che cosa sta succedendo nelle sedi del multilateralismo? Vediamo sempre più fenomeni di discriminazione verso Taiwan.

Purtroppo Taiwan subisce a livello internazionale delle discriminazioni ingiustificate per mere ragioni politiche. A causa del veto della Cina non possiamo prendere parte, nemmeno come membri osservatori, a numerose organizzazioni e consessi internazionali. Il caso dell’Oms è quello al momento più eclatante, ma non dobbiamo dimenticare altri ostacoli posti sulla strada della nostra completa integrazione nella comunità internazionale: parlo dell’Organizzazione internazionale dell’aviazione civile, dell’Interpol o delle Conferenze delle parti sui cambiamenti climatici. Tutti luoghi di discussione internazionale ai quali non possiamo prendere parte per contribuire sempre più al beneficio del resto del mondo bisognoso di aiuto.

In questo senso, vuole fare un appello al governo italiano e all’Unione europea?

Sarebbe auspicabile che il governo italiano e l’Unione europea prendessero posizione su questa ingiustizia che ci riguarda. Taiwan è un Paese sovrano, libero e democratico, con un proprio presidente direttamente eletto dal popolo e con un sistema giuridico ed economico indipendente. Siamo un Paese responsabile e lo stiamo dimostrando in questi mesi, offrendo il nostro aiuto laddove possibile, sebbene siamo esclusi dall’Organizzazione mondiale della sanità. Inoltre, lasciare fuori Taiwan dal sistema internazionale è un grave rischio per l’intera comunità: è come lasciare un buco in una rete a maglie fitte, che fa sfuggire ciò che contiene. La sicurezza sanitaria, ma anche quella aerea o quella climatica, non conoscono confini. Non possiamo permetterci questi rischi.

(Photo: Taiwan Presidential Office/Flickr)

ultima modifica: 2020-04-29T14:50:40+00:00 da Gabriele Carrer

 

 

 

 

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