«…Grifonetto Baglioni col suo giustacuore trapunto, il berretto gemmato e i ricci in forma di acanto, che uccise Astorre con la sposa e Simonetto col suo paggio, e che era di una tale bellezza che quando giacque morente nella piazza gialla di Perugia coloro che l’avevano odiato non potevano trattenere le lacrime e Atalanta, che l’aveva maledetto, lo benedisse.»
Oscar Wilde; Il ritratto di Dorian Gray

Antefatto
Perugia , giorno delle nozze di Astorre I con Lavinia Colonna , 14 luglio 1500.
Ad attendere gli sposi un pugno di congiurati capeggiati da Federico Baglioni , detto Grifonetto, che usurpato dai suoi parenti, dai suoi zii del potere per la Signoria di Perugia appartenuta a suo padre, e che gli sarebbe spettata di diritto.
Grifonetto provò un profondo rancore nei confronti dei suoi parenti e della loro signoria occulta, verso la quale scatenò la sua ira e la sua vendetta trucidando gli sposi nel fatidico giorno delle nozze dette in seguito Nozze Rosse.
In quel turbine di spaventosa vendetta Grifonetto uccise il cugino Astorre e i maschi della casata degli zii Guido I e Rodolfo I, ma non riuscì ad uccidere Gianpaolo figlio di Rodolfo che sfuggì all’attacco.
Perugia attendeva Gianpaolo e Grifonetto accorse in Via Vannucci, qui proseguì la feroce lotta e Gianpaolo ferendolo in un primo momento lo risparmiò, ma l’ultimo colpo mortale lo sferrò un altro suo parente Gentile I. Grifonetto agonizzante tra le braccia della madre Atalanta Baglioni e della moglie Zanobia che erano accorse sulla via .ed ebbe il tempo di chiedere perdono alla madre Atalanta che poco prima, alla notizia del suo tremendo delitto lo aveva maledetto!
Fu così , a seguito di questo episodio di sangue e di vendette che la madre Atalanta Baglioni commissionò la Pala d’altare con la deposizione di Cristo all’Urbinate Raffaello.
Avendo fatto voto di dedicare un’opera in segno di immemore perdono alla Vergine Maria chiese un’opera che raffigurasse il suo dolore di madre per la morte del figlio allora ventitreenne prestante, ambizioso, spavaldo fino alla morte e penitente avendo chiesto perdono in extremis.
La Pala di Raffaello finita nel 1507 sarebbe stata collocata nella chiesa di San Francesco al Prato di Perugia, sulla tomba della cappella di S. Matteo dove fu tumulato il corpo di Grifonetto.
Raffaello pensa alla rappresentazione di quell’opera, non dipinge la deposizione dalla Croce, né la sepoltura, ma il momento intermedio : Gesù già deposto dalla croce e trasportato verso la grotta del seppellimento.
Quello che realizza è una scena di teatro appena compiuto.
Cristo morto è su un lenzuolo di lino che viene issato da tre uomini che lo sorreggono dalle spalle per due lembi del lenzuolo e un uomo al centro lo sorregge dalle ginocchia tenendo gli altri due lembi, le gambe di Cristo sembrano contenerlo e lui reclinando la schiena indietro, a destra, lo sorregge con tutte le sue forze di giovane e prestante, questi è Grifonetto con i capelli mossi dal vento all’indietro.
Tra Grifonetto che lo tiene da piedi e i tre uomini che lo sorreggono dal busto e dalle spalle c’è Maria di Magdala che sorregge con grande pietà la mano sinistra di Cristo, anche i suoi capelli biondi e ondulati le passano sul seno mossi dal vento che spira dalla loro destra, dove è diretto chi lo trasporta, verso la grotta. Si notano le torsioni e gli slanci delle gambe e dei piedi sotto alle figure che sorreggono, trasportano e si muovono. Sul lato destro della scena tre donne sorreggono Maria che sviene alla vista del figlio morto, esangue, pallido ed abbandonato sul lenzuolo. Una la cinge con le braccia e le mani sul ventre, una le sorregge la fronte ed in basso una donna inginocchiata e ruotata all’indietro la sorregge alzando le braccia sotto il petto. Tutta la scena di grande effetto emotivo si svolge nella parte bassadella tavola, sullo sfondo a destra il Golgota con le tre croci vuote e le pendici del monte , a sinistra gli altri monti , al centro il cielo sfumato d’azzurro e di nuvole bianche. Molti sono i richiami ai corpi di Michelangelo, anche il braccio destro di Cristo, sollevato dal braccio di chi lo trasporta, ma sospeso e fermo.
Colori nitidi che definiscono vita e morte dei corpi, sguardi sconvolti e colmi di umana pietas. La scena è carica di emozioni fortissime , girano in un turbine fermo e mosso allo stesso tempo, si sente il peso del corpo morto di Cristo, il peso dell’abbandono di Maria che si piega al dolore. Colpisce lo sguardo triste e perso di Nicodemo che gira gli occhi verso la sua destra, verso il sepolcro.
Tutta la tensione della scena è palpabile immediatamente, il vento soffia sui personaggi e persino su chi osserva.
Raffaello compie molti disegni prima di arrivare al progetto definitivo, studia i corpi e la loro dinamica, esegue il disegno di coloro che trasportano il corpo ( è conservato presso l’Ashmolean Museum di Oxford), studia la tensione dei muscoli , la posizione delle gambe e dei piedi a terra.
Studia le emozioni, percorre la dinamica di un abbandono nello svenimento di Maria.
Le donne che la sorreggono hanno sguardi che corrono a lei, alla sua fronte e a Cristo; la donna inginocchiata ruota all’indietro il busto e sembra esattamente speculare, ma vista di spalle, a Maria raffigurata nel Tondo Doni di Michelangelo.
La mano sinistra della Maddalena che tiene la mano priva di vita e pallidissima di Cristo sorregge tutto il contrasto pietoso che continua nello sguardo di Lei al volto di Cristo.
La Tavola oggi è conservata alla Galleria Borghese di Roma.
Fino al 1608 fu nella cappella di S. Matteo in San Francesco al Prato di Perugia, dove la volle collocare Atalanta Baglioni, poi in quel 1608 fu spostata in gran segreto per ordine di Papa Paolo V che la donò a suo nipote, il cardinale Scipione Borghese.
I Perugini che se ne accorsero successivamente la reclamarono indietro con tanta sollecitudine che il cardinale Borghese ne richiese per loro una copia a Giuseppe Cesari , il Cavalier d’Arpino.
Nel 1797 Napoleone la fece inviare in Francia come bottino di guerra dove rimase fino al 1915 anno in cui tornò a Roma nella sua parte centrale.
Un ultimo appunto: Raffaello pone la sua firma autografa accanto ad un fiore di Tarassaco, un soffione, quella specie officinale detta dente di leone che ha proprietà curative, che cresce ai margini e il vento ne disperde i semi nell’aria, al primo soffio. Nel linguaggio dei fiori il soffione simboleggia la forza, la speranza e la fiducia. Tutte predizioni di vita dopo la morte, di risurrezione.
Il ciclo dell’esistenza e l’eternità.

Condividi tramite