Se il centrodestra sbaglia il rigore a porta vuota. Scrive Giubilei

Se il centrodestra sbaglia il rigore a porta vuota. Scrive Giubilei
Divisioni e scaramucce rischiano di far perdere di vista al centrodestra la realtà del Paese. I ceti produttivi chiedono risposte che non stanno arrivando dal governo. Ma Berlusconi strizza l'occhio a Renzi e Salvini e Meloni non trovano una sintesi. Il commento di Francesco Giubilei, presidente della Fondazione Tatarella

-Con il passare dei giorni l’Italia sembra lasciarsi alle spalle l’emergenza sanitaria ma rischia di piombare in una situazione di crisi altrettanto grave, con conseguenze durature da cui difficilmente riusciremo a risollevarci.

Una crisi sistemica di carattere socio-economico che, se non affrontata con determinazione e con le giuste misure, può diventare irrimediabile, generando drammatici effetti sul medio-lungo periodo per l’economia italiana.

In questo contesto il governo non sembra seguire una linea ben chiara. Prova ne è la conferenza stampa di Giuseppe Conte in cui il presidente del Consiglio avrebbe dovuto annunciare l’avvio della fase due, e che invece ha dimostrato tutta la difficoltà dell’esecutivo nella predisposizione di un programma definito.

D’altro canto, per gli amanti dei paragoni bellici, la storia ci insegna che nei momenti di difficoltà serve una cabina di regia limitata, composta da poche persone operative (un gabinetto di guerra, per l’appunto). Il contrario esatto di quello che sta facendo il governo con centinaia di tecnici, decine di task-force, esperti (o pseudo tali) che generano ulteriore confusione e difficoltà a creare un processo decisionale lineare ed efficiente.

Mentre la preoccupazione tra gli imprenditori cresce giorno dopo giorno e le misure fin qui adottate sono trasversalmente considerate insufficienti, i ceti produttivi iniziano a interrogarsi sulla necessità di un governo più attento alle loro esigenze. Quando le conseguenze di questa inerzia toccheranno da vicino tutti i settori, nessuno escluso, in molti si chiederanno se davvero non esista un’alternativa seria a questo esecutivo.

Oggi il centrodestra rappresenta questa alternativa? Difficile dirlo. Le divisioni che emergono all’interno dello schieramento rischiano di indebolire la credibilità dell’opposizione, in un momento in cui ci sarebbe bisogno di una strategia comune per far sentire la voce di milioni di italiani che non si riconoscono nelle scelte del governo. Il centrodestra, oggi, è più diviso che mai: se da un lato la spaccatura tra Forza Italia con Lega e Fratelli d’Italia è netta, anche tra il partito di Matteo Salvini e quello di Giorgia Meloni non mancano le frizioni.

Forza Italia sta sviluppando una linea politica più in linea con le posizioni dell’Unione europea. L’obiettivo non dichiarato è dare il proprio appoggio a un nuovo eventuale governo che potrebbe nascere durante l’estate se la situazione dovesse peggiorare. Non è una possibilità remota. Forza Italia in Senato è il secondo gruppo dopo il Movimento Cinque Stelle e in Parlamento può contare su numeri importanti.

Il partito di Silvio Berlusconi e Italia Viva di Matteo Renzi sembrano avvicinarsi sempre più a un Patto del Nazareno 2.0 che lascia presagire sviluppi interessanti nei prossimi mesi. Di contro, Lega e Fratelli d’Italia mantengono una linea politica più battagliera e hanno ripreso a criticare aspramente il governo dopo essersi resi conto del crescente malumore popolare.

Il calo nei sondaggi della Lega, compensato dalla crescita di Fratelli d’Italia, è determinato da una comunicazione a tratti eccessivamente spinta nei momenti di massima emergenza sanitaria quando tra gli italiani, anche comprensibilmente, prevaleva l’emotività.

Oggi però al centrodestra si richiede una prova di maturità per il bene del Paese, lasciando da parte divergenze, discussioni e scaramucce che appartengono a uno scenario politico ordinario che mal si addice a tempi straordinari come quelli che stiamo vivendo.

La mancanza di una proposta alternativa coesa e basata su programmi che tengano in considerazione le esigenze economiche dei ceti produttivi che sono stati e continueranno ad essere i più penalizzati  rischierebbe di costare caro al centrodestra. Non può e non deve perdersi in lotte intestine proprio ora.

ultima modifica: 2020-05-02T16:00:58+00:00 da Francesco Giubilei

 

 

 

 

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