Cosa successe davvero a Chernobyl? Ecco i documenti Usa (ex) top secret

Cosa successe davvero a Chernobyl? Ecco i documenti Usa (ex) top secret
Una lettera inviata dal premio Nobel Andrej Sacharov a Gorbačëv svela segreti sulla catastrofe nucleare. Il materiale declassificato dal National Security Archive americano

Nuove scoperte sulla tragedia di Chernobyl. È uscita allo scoperto una vecchia lettera, datata 4 novembre 1988, inviata dal fisico e premio Nobel Andrej Sacharov a Michail Sergeevič Gorbačëv. La missiva è uno documenti segreti sulla catastrofe nucleare del 26 aprile 1986 in Ucraina settentrionale, che sono stati declassificati e pubblicati dal National Security Archive americano.

“Stimatissimo Mikhail Sergheevic!  – inizia la lettera -. Sono convinto che il pubblico non solo è in grado ma è obbligato a conoscere tutte le circostanze del disastro di Chernobyl, contrariamente ai trucchi di censura dei vari dipartimenti, con i loro interessi e le loro ambizioni”.

E prosegue: “Perché la comunità internazionale ha il diritto a conoscere di più dei nostri eventi che non la nostra stessa popolazione? E se nascondiamo i nomi dei responsabili della catastrofe (gli stessi che oggi praticano la censura), creeremo una copertura per altri potenziali complicazioni nelle prossime progettazioni e costruzioni di impianti nucleari”. È stata quindi sollevata la sistematica disinformazione che le autorità sovietiche continuavano a stendere sullo storico disastro nucleare.

Ma c’è altro… In questi documenti provenienti dalla corrispondenza del Politburo sovietico e dagli archivi del Kgb e della Cia si solleva il fatto che il Politburo sapesse già a luglio del 1986, tre mesi prima del disastro, che il reattore di Chernobyl rischiava di finire in “meltdown”. Questo vuole dire che non solo è stato provocato da errori e incompetenze da parte dei tecnici della centrale, ma il reattore era stato progettato in maniera difettosa. Le accuse sono scritte nel resoconto di una discussione del Politburo in data 3 luglio del 1986, presieduta da Gorbačëv, con la partecipazione del ministro degli Esteri, Andrej Gromyko e del premier Nikolaj Ryzhkov. In quell’occasione era stata presentata la relazione del capo della Commissione investigativa, Boris Shcherbina, che aveva dichiarato che i reattori erano “potenzialmente pericolosi sin dalla loro progettazione”.

Shcherbina avrebbe raccomandato di bloccare la costruzione di nuovi impianti nucleari: “Le grossolane violazioni delle procedure non sono causate da qualche straordinaria sviluppatasi all’improvviso. […] Gli errori dello staff erano aggravati da difetti nel disegno del reattore: erano questi la causa per la quale il processo si è sviluppato nel massimo incidente ipotizzabile, il più grande nella storia dell’industria dell’energia nucleare”.

Infine c’è la vicenda dei “liquidatori”, come era chiamato il personale incaricato della “eliminazione delle conseguenze dell’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl”. Tra il 1986 al 1990 sono stati 600 mila i “liquidatori” che hanno rimosso gli effetti del disastro sulle persone esposte alle radiazioni. In una lettera di ottobre del 1986, un gruppo di “liquidatori” inviò da un sanatorio della regione di Kharkov una lettera al comitato centrale del Pcus: “Il nostro stato di salute non viene controllato da medici familiari con malattie dovute a radiazioni, né sono previsti check-up regolari […] i vestiti con quali siamo arrivati d’estate non sono adatti alla stagione in arrivo, e la possibilità di comprare normali abiti invernali è praticamente impossibile, mentre non sappiamo quali possano essere le conseguenze di malattie causate dal freddo”.

ultima modifica: 2020-05-21T17:58:33+00:00 da Rossana Miranda

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