La Cina torna in orbita. Così il Dragone punta al terzo “Palazzo celeste”

La Cina torna in orbita. Così il Dragone punta al terzo “Palazzo celeste”
Il debutto del Lunga Marcia 5B e della navicella per condurre astronauti in orbita allontana i due grossi fallimenti occorsi negli ultimi due mesi. L’ambizione spaziale del Dragone è elevata e comprende la realizzazione di una nuova stazione entro il 2024, anno in cui gli Usa vogliono tornare sulla Luna. La nuova corsa allo Spazio è servita

La Cina compie un altro passo nella nuova corsa allo Spazio. È in orbita intorno alla Terra la nuova navicella che servirà a portare i taikonauti a bordo del terzo “Palazzo celeste” di Pechino, le cui attività di assemblaggio potrebbero così partire nei prossimi mesi. Il lancio è avvenuto con il debutto del Lunga Marcia 5B, il lanciatore che il Dragone ha scelto per arrivare anche su Luna e Marte. Per il Pianeta rosso, le ambizioni sono state presentate in pompa magna due settimane fa.

IL LANCIO

Il lanciatore è partito martedì scorso dalla base di lancio Wenchang, sull’isola di Hainan lungo la costa sud del Paese, inaugurata poco più di tre anni fa. A 20 minuti dal lancio le autorità hanno dichiarato il successo della missione, con l’ingresso nell’orbita predefinita. Secondo quanto riportato dall’agenzia Xinhua News Agency, con una lunghezza di circa nove metri e un peso al lancio di quasi 22 tonnellate, il veicolo spaziale ha usato i propri propulsori per alzarsi ulteriormente, fino a un’orbita ellittica con apogeo a circa ottomila chilometri dalla superficie terrestre. Al momento dovrebbe essere impegnata nelle tre orbite intorno al Pianeta, prima di farvi rientro domani. Il programma prevede l’atterraggio nell’area di Dongfeng, nella zona nord-est del Paese (nella regione autonoma della Mongolia cinese).

VERSO IL “PALAZZO CELESTE”

Prima di arrivarvi, nella fase di rientro ad alta velocità, il veicolo testerà le nuove tecnologie protettive, il paracadute, l’avionica e il sistema di atterraggio, nonché le parti che nei piani degli esperti cinesi potranno essere riutilizzabili per lanci futuri. Si tratta d’altra parte di una missione sperimentale priva di equipaggio, funzionale ad avviare nei prossimi mesi l’assemblaggio della terza stazione spaziale cinese, il Tiangong-3 (letteralmente, palazzo celeste). La navicella testata servirà a trasportavi astronauti (fino a sei) e rifornimenti, considerata un’evoluzione della Shenzhou, un derivato della russa Soyuz con cui hanno superato l’atmosfera tutte e sei le missioni con equipaggio della storia cinese.

IL PROGRAMMA DI ESPLORAZIONE

L’obiettivo adesso è tornare ad avere una stazione operativa nel 2024; una piattaforma orbitante che possa ospitare permanentemente taikonauti a bordo, seguendo le orme delle due esperienze precedenti. La prima stazione spaziale cinese è partita nel 2011, ospitando in cinque anni tre missioni prima di perdere operatività (e controllo) e cadere rovinosamente a terra all’incirca due anni fa. La (Tiangong-2) è stata lanciata nel 2016 e ha ospitato già quell’anno gli astronauti Jing Haipeng e Chen Dong, tornati sulla Terra dopo oltre un mese in orbita. Il debutto del programma di esplorazione umana risale però al 2003. Con il viaggio intorno al pianeta di Yang Liwei a bordo di una navicella Shenzhou-5, la Cina diventata allora il terzo Paese ad avere accesso autonomo per astronauti nello Spazio. Qualora la missione in corso si riveli un successo, il modulo centrale del nuovo palazzo celeste (il Tianhe, che significa “fiume nei cieli”) potrebbe partire nella prima parte del prossimo anno. In tutto, dovrebbero servire almeno dodici missioni per completare l’avamposto.

I LANCIATORI DI PUNTA

Non ci sono però solo le orbite terrestri nei piani di Pechino. Il vettore utilizzato, il Lunga marcia 5B, è quello che dovrebbe condurre in futuro i taikonauti sulla Luna e su Marte. Rientra nella nuova generazione dei lanciatori cinesi, evoluzioni dei modelli 5, 6 e 7 basate su un mixi di propulsione a liquido e solido. A marzo, il fallimento (misterioso) del Lunga Marcia 7A aveva fatto temere (vista la condivisione di tecnologie) problemi per il primo lancio del 5B. Tra l’altro, a inizio aprile di era aggiunta la falsa partenza dell’esemplare 3B, che non era riuscito a portare in orbita il satellite indonesiano per telecomunicazioni Nusantara-2. A leggere le agenzie di Stato cinesi, tutto sembra essere andato per il verso giusto invece per il 5B.

IL MISTERO DEL VEICOLO CARGO

Eppure, ci sono informazioni contrastanti su un altro payload a bordo del debutto del Lunga Marcia 5B. Insieme alla nuova navicella, infatti, è partito anche una “capsula cargo di rientro” in versione per test, ha fatto sapere nel comunicato post-lancio la China Manned Space Agency, agenzia che gestisce il programma Tiangong. Si tratterebbe di un veicolo “flessibile e gonfiabile”, sviluppata dalla seconda accademia della China aerospace science and industry corporation (Casc). Il modulo cargo ha fatto il suo rientro ieri, come programma, ma operando “in modo anomalo”. I dati saranno analizzati.

(Foto Twitter: @XHscitech)

ultima modifica: 2020-05-07T16:48:09+00:00 da Stefano Pioppi

 

 

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