Dopo l'accusa di terrorismo, nuovo colpo del dittatore Maduro contro l'oppositore Guaidò: la Corte suprema venezuelana ha dichiarato nulla la sua presidenza dell’Assemblea nazionale

La Corte suprema del Venezuela ha dichiarato nulla la presidenza dell’Assemblea nazionale rivendicata dal leader oppositore Juan Guaidò. Come riporta l’Agenzia Nova, con nuovo pronunciamento emesso ieri, l’alta corte ha dichiarato valido il giuramento prestato da Luis Parra, deputato eletto presidente il 5 gennaio con i voti di dissidenti delle opposizioni e parlamentari del Partito socialista unito del Venezuela del dittatore Nicolás Maduro. “È proibita l’istallazione di un parlamento parallelo o virtuale”, recita la sentenza dichiarando “senza effetto giuridico” la giunta direttiva dell’Aula presieduta da Guaidò. La guida dell’Assemblea nazionale — quella che la maggioranza della comunità internazionale, Italia compresa, riconosce a Guaidò — rimane per gran parte delle opposizioni la premessa costituzionale per rivendicare il ruolo di “presidenza ad interim” del Paese.

Molte ombre ci sono sul 5 gennaio, quando Parra aveva rivendicato la presidenza dell’Assemblea al termine di una seduta burrascosa grazie ai voti di 81 dei deputati allora presenti in aula (sul totale di 167 iscritti). Le opposizioni avevano denunciato l’impossibilità di partecipare al voto per l’intervento di elementi della Guardia nazionale bolivariana e puntato il dito sulla mancanza di un verbale della riunione.

Documento che secondo Parra era stato “rubato” dai suoi avversari per cancellare la prova della validità della sessione. Nell’ultima sentenza, la Corte ricorda che Parra aveva consegnato uno scritto nel quale assicurava che “nell’inizio, svolgimento e conclusione della sessione c’è sempre stata la presenza di deputati che ratificavano il quorum”. E definisce “notoria” la “sottrazione” del verbale, evocando tra l’altro un messaggio twitter di Stalin Gonzalez, secondo vicepresidente della giunta di Guaidò, che allegava un link con la copia pdf del documento.

Sempre quel 5 gennaio, Guaidò aveva convocato una sessione parallela presso i locali del quotidiano El Nacional, dove è stato eletto con i voti di 100 deputati. Una rielezione che ha subito incassato il benestare di Usa e dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa), mentre l’Unione europea ha dichiarato che continuerà a riconoscere Juan Guaidò come legittimo presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana fino a quando non verranno garantite le condizioni per una appropriata sessione di voto.

Nei giorni successivi, spiega ancora l’Agenzia Nova, Guaidò sarebbe tornato a “riunire” l’Assemblea nazionale in diversi altri locali. A questo proposito, la Corte stabilisce che “ogni persona pubblica o privata che presti o ceda spazi” per queste riunioni “sarà considerata insubordinata e qualsiasi atto celebrato come tale è nullo”.

È la seconda mossa della giustizia amica di Maduro contro Guaidò nella sola giornata di martedì. In mattinata, infatti, il procuratore generale del Venezuela, Tarek William Saab, aveva chiesto alla Corte suprema di verificare se Volontà popolare, il partito di Juan Guaidò, è un’organizzazione terroristica, passibile per questo di sanzioni.

Tra quelle possibili, la “chiusura definitiva della persona giuridica”, la “confisca o il sequestro degli strumenti usati per compiere il reato” e una multa. Come raccontavamo ieri su Formiche.net, a sostenere la richiesta ci sarebbero prove di notorietà pubblica. Il riferimento è all’Operazione Gedeon, il presunto tentativo di invasione del 4 maggio nelle coste del Venezuela.

Condividi tramite