Quel che resta della scuola

Quel che resta della scuola
Gli alunni devono tornare a scuola perché i veri precari sono coloro ai quali viene negato il diritto allo studio. Il commento di Alessandra Servidori

La notte c’è da dire non porta consiglio. La prassi di trovare un accordo tra contendenti è un antico vizio sindacale: non è un accordo se non è sofferto e sottoscritto di notte. Qui non ci sono i sindacati bensì un governo rissoso che della scuola ha fatto polpette avvelenate. Sono anni che si assumono docenti (vedi la Buona scuola ai tempi del governo Renzi) in cui furono messi in ruolo un numero impressionante di docenti (140 mila) per ogni ordine e grado ma a settembre registrammo un flop industriale perché le cattedre erano scoperte essendo gli insegnanti residenti in altri territori e non disponibili al trasferimento e soprattutto si fece l’operazione ad esaurimento non preceduta da un’analisi dei profili necessari alla scuola italiana.

Invece si adottò una logica capovolta: assumiamo questi insegnanti e poi vediamo che cosa gli possiamo far fare. Ora ci risiamo sono oltre 32 mila i cosiddetti precari e ci sarà una prova selettiva scritta, ma senza utilizzare i quiz con le crocette. E poi, elemento dirimente, l’esame non si svolgerà in estate ma successivamente, tenendo conto dell’andamento epidemiologico del Covid-19. In questo modo, hanno – si fa per dire – superato lo scoglio che divideva i rosso-gialli con l’inedito asse M5S-Iv che insisteva sulla necessità di procedere a concorsi ad agosto e Pd e Leu, invece, volevano l’assunzione in base alla graduatoria per titoli e un concorso alla fine dell’anno scolastico.

Così hanno accontentato 32 mila precari che non volevano l’esame a quiz con risposta multipla. E decade anche il concorso per titoli e servizio che ovviamente premiava chi non era entrato sottoponendosi ai percorsi abilitanti e concorsi per stabilizzazione e soprattutto lasciava incerto il fatto su che titoli facevano punteggio: la ricerca? Le lauree con lode? Gli assegni di ricerca? Gli anni di insegnamento nel professionale oltre che i tre anni nel pubblico ?

E cosa significano le parole di Conte “avviare tutti coloro che hanno i requisiti per accedere al concorso straordinario ad un percorso di formazione qualificata alla fine del quale sottoporli ad una verifica orale seria e approfondita che tenga conto, oltre che del percorso di formazione, anche delle competenze disciplinari, del servizio e dei titoli dei candidati”.

Che tempi si presume si possono individuare? E poi Conte ha dimenticato (?) i precari che sono stati esclusi dal concorso straordinario, nonostante i numerosi anni di servizio prestati nell’ambito più faticoso e più umano dell’insegnamento e i docenti con servizio svolto solo su sostegno per alunni disabili, senza specializzazione. Tale categoria di insegnanti, infatti, in base a quanto stabilito dai precedenti bandi pubblicati, non possiede i requisiti di accesso al concorso straordinario. Cosa si intende fare?

E a parte questa “priorità” la vera emergenza su cui non c’è da perdere tempo è la riapertura: la scuola è da subito una priorità nazionale. Ma non per mettere in ruolo i docenti, alunni e studenti devono poter tornare a scuola! Non basta aspettare le decisioni del Comitato di esperti, serve l’impegno immediato di analisi e proposte anche degli Istituti scolastici autonomi e vanno assunte da subito decisioni da parte del governo e degli Enti Locali in ordine agli spazi da concordare con le scuole. Ci sono problemi comuni di sicurezza, a cui si dovrà dare rigorosa applicazione sulla base di specifico protocollo nazionale, quali: pulizia e sanificazione dei locali più volte al giorno, disponibilità di dispositivi di protezione individuale, quali mascherine ed erogatori di disinfettante, nonché sapone liquido, asciugamani di carta e carta igienica nei servizi igienici; precoce individuazione della persona che può contagiare.

A questi si aggiunge il distanziamento, che è la questione di più difficile realizzazione perché ne chiama in causa molte altre: gli spazi, i tempi (eventuali doppi turni / orario), organico dei docenti, modalità di erogazione della didattica, trasporti ecc… Ma non si tratta solo di questo: alla base di tutto ci deve essere una profonda revisione dei curricola e dei metodi. E poi ancora, le modificazioni di orario, curriculum e organizzazione che modificano norme in vigore andranno avallate da altrettante norme nazionali di carattere generale che liberino le scuole dagli attuali vincoli. Le istituzioni scolastiche autonome dovranno rideliberare il Ptof (Offerta formativa), adattando le indicazioni nazionali alla propria specifica realtà. Bisogna definire e subito le condizioni per la frequenza degli alunni con disabilità , la formazione dei docenti, gli interventi urgentissimi per avere tutti gli insegnanti necessari al loro posto il 1° settembre e altro ancora. Queste sono le priorità altroché gli insegnanti precari. Una scelta non fondamentale, anzi quasi molesta, per rimuovere il vero problema del diritto allo studio per gli studenti loro sì precari, per una scuola libera in libero Stato già umiliata con la metà delle risorse di quelle assicurate per Alitalia.

ultima modifica: 2020-05-25T18:22:00+00:00 da Alessandra Servidori

 

 

 

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