Al bando dell’Asi hanno risposto in tanti: 130 progetti, dalla robotica alla telemedicina. Il fondo sale così dai 2,5 milioni previsti a 10 milioni. La grande adesione, spiega il sottosegretario Fraccaro, “dimostra che è necessario continuare a valorizzare questo comparto, in grado di creare valore aggiunto sul piano economico e dare risposte concrete alle sfide che il Paese ha di fronte”

“Le tecnologie satellitari possono contribuire in maniera determinante ad affrontare questa fase e la nostra priorità è quella di mettere le attività spaziali al servizio dei cittadini”. Parola del sottosegretario Riccardo Fraccaro, che ha la delega per il settore e che così ha commentato la chiusura della prima fase del bando dedicato alla ricerca di soluzioni spaziali per la risposta alla pandemia Covid-19.

IL BANDO…

Dalla pubblicazione lo scorso 30 marzo, sono arrivate ben 130 proposte, di cui 98 quelle che prevedono un operatore economico italiano. Con il titolo “Space in response to Covid-19 outbreak”, il bando è stato proposto dall’Agenzia spaziale italiana (Asi), promosso da quella europea (Esa) e condotto in accordo con il ministro per l’Innovazione Paola Pisano e il sottosegretario Fraccaro. La richiesta riguardava tecnologie in grado di contribuire al contenimento e al monitoraggio dei contagi, con un focus sulla rapidità dell’esecuzione dei progetti in due ambiti di applicazione: salute ed educazione a distanza. Il bando è stato destinato a tutti gli operatori economici dei Paesi membri dell’Esa e partecipanti al programma Artes Bass (Business application satellite solution). La richiesta prevedeva in ogni caso l’obbligo di fasi dimostrative in Italia, nonché il co-finanziamento da parte dei soggetti proponenti. Per le grandi aziende, il finanziamento pubblico può arrivare fino al 50%. La soglia massima sale all’80% per i progetti presentati da Pmi, università e centri di ricerca.

…E IL FINANZIAMENTO

Vista l’elevata adesione e il livello qualitativo delle proposte, l’Asi ha deciso di incrementare il finanziamento del bando dai 2,5 milioni previsti fino a 10 milioni, di cui 8,2 per l’ambito salute e i restanti per l’educazione a distanza. I 7,5 milioni in più sono stati richiesti a valere sui fondi già sottoscritti alla ministeriale dell’Esa di Siviglia, lo scorso novembre, lì dove l’Italia ha deciso di portare il proprio investimento a 2,3 miliardi per i prossimi anni (il 16% del budget complessivo dell’agenzia europea). Non aumenteranno dunque gli obblighi finanziari dell’Italia verso l’Esa, considerando che tra i programmi su cui la Penisola ha aumentato l’impegno c’è proprio Artes, il programma di ricerca avanzata dedicato ai servizi di telecomunicazioni.

L’IMPEGNO DEL GOVERNO

“La strategia del governo alla ministeriale Esa di Siviglia ha avuto il successo sperato”, ha difatti notato il sottosegretario Fraccaro. “In questo modo è stato possibile stanziare ben 10 milioni di euro a favore delle aziende del settore spaziale e aerospaziale che offrono soluzioni innovative per affrontare l’emergenza Coronavirus”. D’altra parte, “le tecnologie satellitari possono contribuire in maniera determinante ad affrontare questa fase e la nostra priorità è quella di mettere le attività spaziali al servizio dei cittadini”, ha rimarcato Fraccaro. “La grande adesione al bando da parte del mondo produttivo italiano legato allo Spazio dimostra che è necessario continuare a valorizzare questo comparto che è in grado di creare valore aggiunto sul piano economico e dare risposte concrete alle sfide che il Paese ha di fronte”.

A Fraccaro ha fatto eco il ministro dell’Innovazione Paola Pisano: “La tecnologia spaziale è un importante motore di sviluppo economico e innovazione in diversi settori dall’agroalimentare, alla medicina, dall’ambiente alle telecomunicazioni: nuove forme di connettività, nuovi tessuti, dalle infrastrutture all’ottimizzazione dei segnali Gps, fino a innovazioni in campo molecolare. Un settore in crescita nel quale il nostro Paese, grazie alle collaborazioni con Asi ed Esa, continua ad investire e credere”.

LO SPAZIO PER L’INNOVAZIONE E LA RIPARTENZA

“Grande soddisfazione” è arrivata anche dal presidente dell’Asi Giorgio Saccoccia. “Per l’esito di questa prima fase del bando – ha detto – e per la straordinaria risposta da parte delle imprese spaziali e sanitarie nazionali che hanno presentato dei progetti innovativi non solo per la gestione dell’emergenza ma anche per applicazioni e servizi sostenibili che possono successivamente entrare a fare parte della vita di tutti i giorni dei cittadini”. C’è poi il contributo alla ripartenza economica nella fase 2. “Grazie al tempestivo incremento del finanziamento che abbiamo fatto, si è potuto contribuire a fornire un aiuto concreto soprattutto a tante piccole e medie imprese in questo momento di difficoltà”, ha notato il presidente dell’Asi.

LE PROPOSTE ARRIVATE

Lo dimostrano le proposte arrivate, dedicate a una molteplicità di possibili applicazioni, dalla tele medica all’assistenza sociale, fino al supporto alle attività sanitarie e alla pianificazione delle risorse necessaria alla gestione dell’emergenza e post-emergenza. Tra i progetti c’è l’uso di minirobot a guida autonoma per la consegna “contactless” di merci (sanitarie e non) che fa affidamento al sistema di navigazione satellitare Galileo. C’è anche l’utilizzo di dati satellitari da combinare con quelli “terrestri” per verificare possibili correlazioni tra ambiente, micro-clima, inquinamento e contagio. Ci sono poi servizi di telemedicina (medicina a distanza) per pazienti e operatori sanitari mediante sensori indossabili, ma anche l’utilizzo della realtà aumentata per gestire meglio le informazioni negli ospedali. Non mandano i progetti per l’educazione a distanza, dall’e-learning con l’uso dei laboratori all’interno della Stazione spaziale internazionale ai servizi di telecomunicazione ibrida (terrestre-satellitare) per colmare il digital divide e consentire di restare connessi.

ESEMPIO DI CONTRIBUTO

D’altra parte, le tecnologie spaziali si sono già dimostrate utili nella fase 1 dell’emergenza. Il Servizio di gestione delle emergenze (Ems) di Copernicus, sistema europeo per l’osservazione della Terra, ha attivato da settimane il suo servizio di rapid mapping su richiesta della Protezione civile italiana, fornendo in pochi giorni mappe utili a valutare zone di riapertura e di eventuale sovraffollamento. Mettendo in evidenza le infrastrutture sanitarie temporanee e le aree sensibili (come parchi e mercati rionali), le mappe elaborate sono servite per avere “una chiara comprensione” della situazione sul territorio nazionale e valutare le attività da intraprendere, previo mix con le informazioni terrestri su contagi e popolazione. Il servizio è fornito da un team guidato da eGeos, la joint venture tra Telespazio e Agenzia spaziale italiana (Asi), attiva da oltre dieci anni nella commercializzazione di dati satellitari in tutto il mondo.

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