Il candidato dem alle prossime presidenziali, Joe Biden, ne approfitta per attaccare il rivale ("Trump ha svenduto il popolo americano per proteggere il suo futuro politico"), ma il capo della commissione intelligence della Camera Adam Schiff attacca Bolton su Twitter: avrebbe dovuto testimoniare invece di scrivere un libro

New York – È guerra aperta tra Donald Trump e John Bolton. Per il presidente americano, dopo l’emergenza coronavirus e le proteste in seguito all’uccisione dell’afroamericano George Floyd a Minneapolis, si apre così un altro scenario di scontro che potrebbe complicare la sua corsa per la rielezione alla Casa Bianca. A far scoppiare la nuova bomba è il libro dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale licenziato nel 2019 dal tycoon, che l’amministrazione Usa vuole bloccare prima della sua uscita in libreria il 23 giugno. Tra le anticipazioni diffuse dai media statunitensi, a destare più scalpore e’ quella secondo cui il Comandante in Capo chiese al presidente cinese Xi Jinping di aiutarlo a vincere le elezioni di quest’anno, promettendogli sconti sui dazi se avesse acquistato prodotti agricoli americani. Una mossa per contribuire ad aumentare le sue quotazioni negli stati rurali in vista del 3 novembre.

“Mi è difficile identificare una decisione di Trump durante la mia permanenza alla Casa Bianca che non sia stata dettata da calcoli per la rielezione”, accusa Bolton, affermando che l’inchiesta di impeachment avrebbe dovuto indagare il presidente non solo per le sue pressioni sull’Ucraina, ma anche per altri episodi, tra cui gli interventi su indagini criminali e non “per fare favori personali ai dittatori che gli piacevano”. In realtà, in molti osservano che l’ex consigliere avrebbe dovuto testimoniare al Congresso, invece di scrivere ciò che sapeva in un libro (con un contratto milionario). “Quando gli fu chiesto di testimoniare rifiutò, e disse che avrebbe fatto causa se gli fosse arrivato un mandato di comparizione – scrive su Twitter il capo della commissione intelligence della Camera Adam Schiff – Invece si è tenuto tutto per raccontarlo in un libro. Sarà uno scrittore, ma non è un patriota”.

Bolton “infrange la legge”, poiché le informazioni contenute nel suo libro sono riservate e classificate, è “un bugiardo” e “alla Casa Bianca non lo sopportava nessuno”, tuona da parte sua The Donald. Il contenuto del testo è “pura finzione, sta solo cercando di vendicarsi perché è stato licenziato”, prosegue. Trump “non ha le competenze” per essere il presidente americano, “non è adatto” al ruolo che ricopre, ribatte Bolton. Per quanto risulti evidente che il falco repubblicano sia animato da desiderio di vendetta per il suo licenziamento, le sue sono comunque rivelazioni imbarazzanti, venendo da un ex stretto collaboratore del tycoon.

E il candidato democratico alla Casa Bianca Joe Biden ne approfitta per attaccare il rivale. “Abbiamo appreso dall’ex consigliere per la sicurezza nazionale che Trump ha svenduto il popolo americano per proteggere il suo futuro politico – afferma l’ex numero due di Barack Obama – Se i resoconti sono veri, non è solo moralmente ripugnante, è una violazione del sacro dovere di difendere gli interessi del paese e i nostri valori”. Il libro di Bolton, peraltro, non è certo l’unica grana che Trump si trova ad affrontare. Ci sono le critiche dei detrattori per come ha gestito la pandemia di coronavirus, inclusa l’ultima decisione di riprendere i comizi nonostante in diversi stati i contagi stiano risalendo (tra cui l’Oklahoma, dove sabato ha in programma un evento a Tulsa in un’arena da 20 mila persone). E poi per alcune delle sue posizioni nell’ambito delle proteste seguite alla morte di Floyd, che gli sono costate tensioni con i militari e con una fronda interna al partito repubblicano.

Da ultimo, è arrivato lo schiaffo sul tema dell’immigrazione da parte della Corte Suprema, che ha deciso di bloccare il tentativo di Trump di porre fine al programma dell’amministrazione Obama di protezione dei Dreamer (Daca), gli immigrati entrati irregolarmente in Usa quando erano minori. Pur non fornendo la cittadinanza americana, il Daca permette a circa 700.000 immigrati di lavorare legalmente, e fin dal 2017 il presidente ha tentato di porvi fine. “Queste decisioni orribili a sfondo politico della Corte Suprema – commenta Trump – sono colpi di fucile in faccia a persone orgogliose di definirsi repubblicani o conservatori”.

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