Diciotto deputati di nove parlamenti diversi hanno fondato una coalizione per "riformare l’approccio dei Paesi democratici alla Cina". Ne fanno parte americani, australiani, britannici, canadesi, giapponesi, norvegesi, slovacchi, svedesi e tedeschi... Ma nessun italiano

Sulla scia del coronavirus e della nuova crisi di Hong Kong, 18 esponenti politici da nove Paesi occidentali diversi hanno deciso di dare vita all’Inter-Parliamentary Alliance on China, una coalizione che sostiene “l’adozione di una postura più rigida verso il Partito comunista cinese” attraverso strategie collettive. L’obiettivo: “riformare l’approccio dei Paesi democratici alla Cina”.

A guidarli c’è il senatore statunitense Marco Rubio, una delle voci più ascoltate nel Partito repubblicano, in particolare quando parla di politica estera e sicurezza. Assieme a lui, da Washington, c’è anche un altro senatore, del Partito democratico: Robert Menendez, influente membro del comitato Affari esteri del Senato di cui è stato anche presidente in passato. “La Cina governata dal Partito comunista cinese rappresenta una sfida globale”, si legge in un comunicato congiunto dei 18.

Con i due statunitensi ci sono anche due parlamentari europei, il tedesco Reinhard Bütikofer, portavoce dei Verdi europei per la politica estera, e la slovacca Miriam Lexmann del Partito popolare europeo. E ancora: due deputati australiani (il liberale Andrew Hastie e senatrice laburista Kimberley Kitching), due canadesi (l’ex deputato liberale Irwin Cotler e il conservatore Garnett Genuis), due tedeschi (la verde Margarete Bause e Michael Brand, responsabile diritti umani della Cdu della cancelliera Angela Merkel), due giapponesi (l’ex ministro della Difesa Gen Nakatani e la dem Shiori Yamao), due norvegesi (la liberale Trine Skei Grande e il conservatore Michael Tetzschner), due svedesi (la cristianodemocratica Elisabet Lann e il liberale Fredrik Malm) e due britannici (la baronessa laburista Helena Kennedy e Sir Iain Duncan Smith, ex leader tory).

“La nostra risposta ai tentativi della Repubblica popolare cinese e del Partito comunista di ridisegnare il globo è la questione fondamentale della politica estera del nostro tempo”, ha spiegato il senatore Rubio. Una sfida, ha aggiunto, “più grande di ogni singolo Paese, amministrazione o partito politico”. 

Nell’attesa di allargare il gruppo (fari puntati sulla Nuova Zelanda, l’unico membro dei Five Eyes a non essere ancora stato convolto, e sulla Francia — dall’Italia, invece, nessun segnale), i 18 (e alcuni dei loro undici consulenti tra cui il professor Adrian Zenz) sono già finiti nel mirino della propaganda cinese. Chen Weihua, il corrispondente da Bruxelles dell’organo di Pechino China Daily che su twitter si scatena contro tutti i critici di Pechino, ha parlato di “un gruppo di pagliacci guidati da Little Marco”, riprendendo l’appellativo che il presidente statunitense Donald Trump aveva affiliato al suo allora sfidante Rubio nel corso delle primarie repubblicane della scorsa tornata elettorale. Una provocazione a cui Bütikofer ha replicato così: “Pagliacci? Oh, sono certo che ti piacerà lo spettacolo”, con tanto di faccina con la linguaccia.

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