La Cina approva la stretta su Hong Kong. Tutte le reazioni

La Cina approva la stretta su Hong Kong. Tutte le reazioni
La Cina ha dato il via libera alla legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong che rischia di segnare la fine dell'autonomia dell'ex colonia britannica a 23 anni dalla "restituzione". Ecco le mosse degli Usa, dell'Ue e degli attivisti (che si sciolgono)

La Cina approva la legge sulla sicurezza nazionale tarata per Hong Kong: lo riportano i media dell’ex colonia britannica, riferendo i lavori del Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo, ramo legislativo del Parlamento di Pechino. Il voto, secondo Cable Tv, è maturato all’unanimità. La legge, il cui testo dovrebbe essere reso noto nelle prossime ore, punisce gli atti di sovversione, secessione, terrorismo e collusione con le forze straniere compiuti nell’ex colonia britannica.

È stata inserita in mattinata nella Basic Law di Hong Kong, cioè la sua legge fondamentale, e entrerà in vigore domani, nel ventitreesimo anniversario della “restituzione” dell’ex colonia britannica alla Cina.

La mossa, che ha causato la dura opposizione occidentale è vista come una stretta all’ampia autonomia di Hong Kong prevista al momento del passaggio della città dalla sovranità di Londra a quella di Pechino. Non ci sarà la pena di morte, dicono a Pechino, come se ciò potesse bastare.

“Il fatto che le autorità cinesi abbiano approvato ora questa legge senza che il popolo di Hong Kong possa leggerla, dice molto delle loro intenzioni”, ha dichiarato Joshua Rosenzweig, capo del team cinese di Amnesty International, al New York Times. “Il loro obiettivo è governare Hong Kong attraverso la paura da ora in poi”.

LE PROTESTE NELL’EX COLONIA

Secondo il regime di Pechino è un atto dovuto per riportare ordine nel Porto profumato. Secondo gli attivisti per la democrazia è la fine del principio “un Paese, due sistemi”, che dal 1997 ha garantito una certa dose di autonomia a Hong Kong. È “la fine della Hong Kong che il mondo conosceva. Con poteri spazzati via e una legge indefinita, la città diventerà uno Stato di polizia segreta”, ha scritto su Twitter l’attivista Joshua Wong, parlando di “fine di Hong Kong, inizio del regno del terrore”.

Basti pensare che l’ex governatore di Hong Kong oggi vicepresidente della Conferenza politica consultiva del popolo cinese, Leung Chun-ying, ha messo una taglia da un milione di dollari hongkongesi (pari a poco meno di 115.000 euro) sui trasgressori della nuova misura: chiunque aiuterà ad assicurarli alle autorità cinesi verrà ricompensato.

E dopo che Wong e gli altri leader di Demosisto hanno annunciato le dimissioni dalla guida del gruppo pro democrazia, la stessa formazione ha annunciato lo scioglimento. 

LE ULTIME MOSSE USA… Gli Stati Uniti hanno deciso di bloccare le esportazioni di attrezzature per la difesa di origine statunitense a Hong Kong e prenderanno provvedimenti per imporre nuove restrizioni alle spedizioni di tecnologie a duplice uso, a causa delle azioni che Pechino ha intrapreso per erodere l’autogoverno dell’ex colonia britannica. A dirlo è il dipartimento di Stato Usa in una nota. “La decisione del Partito comunista cinese di colpire le libertà di Hong Kong ha costretto l’amministrazione Trump a rivalutare le sue politiche verso il territorio”, ha scritto il segretario di Stato, Mike Pompeo.

Nel frattempo, il dipartimento del Commercio degli Stati Uniti sta anche sospendendo i regolamenti che offrono un trattamento preferenziale a Hong Kong rispetto alla Cina, compresa la disponibilità di eccezioni alle licenze di esportazione. “Sono inoltre in fase di valutazione ulteriori azioni per eliminare il trattamento differenziale. Esortiamo Pechino a invertire immediatamente la rotta e a mantenere le promesse fatte alla popolazione di Hong Kong e del mondo”, ha spiegato il segretario al Commercio, Wilbur Ross.

… E QUELLE DELL’UE

Ieri, come ricostruito dal South China Morning Post, c’è stata una (tardiva) levata di scudi in Europa. L’Alto rappresentante Ue Josep Borrell, la vicepresidente della Commissione europea Margrethe Vestager e il ministro degli Esteri tedesco Heikko Maas hanno lanciato allarmi sulla Cina. Quest’ultimo ha sottolineato la necessità per i 27 Stati membri di parlare con una voce sola. Ma potrebbe essere ormai troppo tardi per Hong Kong.

ultima modifica: 2020-06-30T12:00:58+00:00 da Gabriele Carrer

 

 

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: