L'ad di Leonardo è intervenuto di fronte alla commissione Difesa del Senato presieduta da Laura Garavini. Occorre procedere con convinzione sulle varie iniziative di Bruxelles, preservando gli originari 13 miliardi per il Fondo Edf ma ricordando che “i programmi comunitari non sostituiscono quelli nazionali”

Da Bruxelles sta arrivando “una grande opportunità per il Paese”, per il rilancio da Covid-19 e il sostegno a un settore strategico per l’economia nazionale. Si chiama “Difesa europea”, tenendo bene a mente che non sostituirà in ogni caso i necessari finanziamenti nazionali. Parola di Alessandro Profumo, amministratore delegato di Leonardo, intervenuto oggi in videoconferenza di fronte alla commissione Difesa del Senato, presieduta da Laura Garavini (IV), nell’ambito dell’esame sull’affare “partecipazione italiana ai progetti della difesa comune europea”. Ieri, con il nuovo presidente della One Company Luciano Carta, l’ad era stato ricevuto a palazzo Madama dalla presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati.

IL CONTESTO

Complici i timori da Covid-19 per possibili effetti sui budget Ue e pubblici, il dibattito sulla Difesa europea è tornato ad accendersi nelle ultime settimana. A fine maggio, insieme alle colleghe di Francia, Spagna e Germania, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha scritto all’Alto rappresentante Josep Borell, chiedendo alla Commissione (e agli altri Stati membri) di procedere con determinazione sui vari progetti, dalla cooperazione strutturata permanente (Pesco) al Fondo europeo di Difesa (Edf). Per quest’ultimo i segnali non sono incoraggianti. L’ultima proposta della Commissione (contestuale al Next Generation Eu) prevede 8 miliardi per il periodo 2021-2027, a fronte dei 13 proposti nel 2018. Riduzione che risente del ribasso già vissuto nei primi negoziati tra Paesi membri sul prossimo bilancio pluriennale 2021-2027, comunque precedenti alla pandemia.

IL MESSAGGIO DI PROFUMO

Secondo Profumo, occorre rispettare i “tempi” e il “livello di bilancio” previsti dalla Commissione, per un Edf che sia operativo dal prossimo anno con i 13 miliardi “originari”. L’esigenza è più forte a causa della pandemia da Covid-19: “Questa è una industria profondamente impattata dalle vicende legate al contagio, essendo una attività svolta molto a livello internazionale”, che dunque necessità di contatti e movimenti tra Paesi, resi difficoltosi dalla misure restrittive. Bisogna dunque evitare un “impatto significativo su tutta una filiera produttiva che, non solo in Italia, ma in tutta Europa, è fatta di molte piccole imprese”, ha rimarcato Profumo. In tal senso, “la crisi innescata dal Covid deve rappresentare una call to action per le istituzioni europee nel settore della Difesa”.

LA SPINTA POLITICA

Il messaggio di Profumo è allineato con la linea politica di palazzo Baracchini. Pochi giorni prima della lettera a Bruxelles, Guerini era intervenuto alla Camera durante il question time, esplicitando la strategia per il rilancio del settore della Difesa. Al primo punto della strategia, citava l’intenzione di “utilizzare pienamente le opportunità messe in campo dell’Unione europea”. Ciò presuppone un Edf “ambizioso”, obiettivo su cui la convergenza con Parigi, Berlino e Madrid è evidente. Convergenza che resterà almeno fino a quando partiranno i bandi, tutti nella formula del co-finanziamento. Allora, sarà una corsa a chi saprà posizionarsi meglio e investire di più, ragion per cui le risorse Ue sono di per sé legate a quelle nazionali.

LE RISORSE NAZIONALI

Lo ha ribadito oggi Profumo, dopo un messaggio simile, sempre in commissione al Senato, del presidente dell’Aiad Guido Crosetto. “Le risorse Edf non sostituiscono quelle nazionali”; ha notato il manager. L’Italia deve “destinare adeguate risorse finanziarie a livello nazionale, in modo da rafforzare la partecipazione alle iniziative comunitarie, anche prevedendo un capitolo di spesa dedicato sul bilancio Difesa”. Anche perché i partner europei non restano a guardare. Ieri, il governo francese ha presentato un piano da 15 miliardi di euro per il supporto all’aerospazio e difesa nazionale. Comprende un’accelerazione su alcuni contratti ad Airbus pari a 600 milioni, in modo da garantire liquidità all’intera filiera. Oltre le risorse, serve una grande forza negoziale. L’Italia, ha detto Profumo, “deve impegnarsi per avere una presenza qualificata su tutti i tavoli europei”. Anche su questo i partner sono molto attivi. Parigi ha premuto per avere la casella del Mercato interno (con Thierry Breton) nella Commissione von der Leyen, quella con responsabilità sull’Edf.

LA PRESIDENZA DI ASD

Potrà aiutare (ma non basterà) per il peso negoziale la presidenza dell’Asd, l’associazione europea delle industrie dell’aerospazio e difesa. Profumo dovrebbe assumerla il prossimo settembre, ha annunciato oggi, prendendo il posto di Eric Trappier, presidente e ceo della francese Dassault Aviation (nominato per il biennio 2019-2020). L’associazione riunisce tutte le maggiori industrie europea (17) e le associazioni nazionali (23), rappresentato un interlocutore importante per le istituzioni di Bruxelles.

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