"Resta centrale il tema delle risorse necessarie a sostenere l’adeguamento dello strumento militare che rappresentano, oltre a un indispensabile investimento per garantire la nostra sicurezza, anche una straordinaria leva economica per il sistema-Paese". L'intervento del ministro Guerini alla cerimonia di chiusura dell'anno accademico del Casd

Nel mondo insicuro da Covid-19, al Paese serve uno strumento militare “credibile” e un piano di investimenti per l’industria che si traduca in ritorni per l’intero sistema-Paese. Parola di Lorenzo Guerini, intervenuto oggi alla cerimonia di chiusura dell’anno accademico 2019-2020 del Centro alti studi per la Difesa (Casd), presieduto dal generale Fernando Giancotti. “Un’importante occasione di riflessione – ha notato il ministro – sul particolare momento che stiamo vivendo”.

IL CONTESTO DA COVID-19

“L’emergenza ha messo in luce i punti di forza del Paese, quali la rapidità e incisività di azione, unitamente a un rinnovato e straordinario senso di coesione nazionale, ma anche le nostre potenziali vulnerabilità”, ha spiegato Guerini. Parola d’ordine dunque “resilienza”, cioè “la capacità dell’apparato statale di resistere e reagire alle situazioni di crisi, investendo ulteriormente anche nei settori della Sicurezza e della Difesa, attraverso una visione di lungo periodo del sistema-Paese”. D’altra parte, la Difesa è stata da subito impegnata in prima linea contro l’emergenza. Dagli ospedali da campo al personale sanitario, fino alla produzione di disinfettante e al trasporto in biocontenimento, le Forze armata “hanno risposto senza risparmio di energie sin dai primi giorni, con numeri importanti, senso del dovere, capacità diversificate e risorse ingenti”.

IL MONDO INSICURO

“Ma se la Difesa è stata in grado di fornire un contributo così rilevante alla gestione dell’emergenza, ciò è stato possibile perché lo Strumento militare è in possesso di capacità uniche, anche in settori cruciali che possono essere di supporto alla società civile”, ha rimarcato Guerini. Certo, senza confondere i compiti precipui delle Forze armate, che non a caso il ministro ha messo in ordine: “La difesa dello Stato e degli interessi nazionali, degli spazi euro-atlantici e il contributo alla pace e alla sicurezza internazionale”. Compiti primari che “assumono una rilevanza ancora maggiore, oggi, alla luce dell’attuale emergenza”. D’altra parte, ha detto Guerini, “lo scenario internazionale non presenta alcun tendenziale miglioramento; al contrario, la pandemia sta ulteriormente aggravando contesti già complessi, sotto il profilo economico e sociale, e rischiamo pertanto di assistere a un aumento delle minacce e a una crescente instabilità”. Tra demografia e crisi economica all’orizzonte in “tante aree del Mediterraneo allargato”, ci sono “tutte le premesse per generare e cronicizzare conflitti armati, con inevitabili ricadute anche sulla nostra sicurezza”. Come se non bastasse, “accanto ai conflitti asimmetrici o a quelli circoscritti localmente, nel quadro di una crescente rivalità geopolitica, assistiamo anche alla ripresa della competizione tra grandi potenze”.

TRA NATO E DIFESA EUROPEA

Per tutto questo, “il ruolo della Difesa si conferma indispensabile e sarà pertanto fondamentale mantenere un elevato grado di credibilità dello strumento militare, che dovrà continuare a esprimere un’efficace capacità di deterrenza e di proiezione di stabilità, nelle aree a maggior rischio”. Ciò si traduce in due elementi: rafforzamento dell’asse euro-atlantico e potenziamento degli investimenti nazionali. Sul primo punto, Nato e Unione Europea restano “i pilastri del nostro sistema di alleanze, indispensabile per assicurare al Paese la necessaria cornice di sicurezza a fronte di minacce che, sempre di più, assumeranno nuove e più complesse forme e modalità operative”.

I COMPITI DELLA NATO

L’Alleanza Atlantica “rappresenta l’imprescindibile punto di riferimento, in termini di dissuasione, deterrenza e difesa, ma dovrà adeguarsi velocemente alle nuove sfide poste dal mutato contesto strategico, dal progressivo affermarsi di tecnologie sempre più innovative e dall’estensione dei tradizionali domini operativi, anche alle dimensioni cibernetica e spaziale, adottando un approccio realmente a 360°, equilibrato e bilanciato rispetto a tutti i compiti e a ogni tipo di minaccia, da qualunque direzione essa provenga”. L’interesse italiano è per una Nato più attenta al fianco sud, “che consenta di rafforzare la dimensione della deterrenza e della proiezione di stabilità”. Corre parallelo alla Difesa europea, sempre nell’ottica del “rafforzamento della cooperazione tra Nato e Ue”. Se, l’Alleanza Atlantica “rimane la nostra direzione di viaggio di lungo periodo”, allo stesso modo “occorre una maggiore assunzione di responsabilità, da parte dell’Unione europea, nel campo della difesa e sicurezza”, ragione per cui il ministro ha ricordato oggi la lettera inviata, insieme alle colleghe di Francia, Germania e Spagna, all’Alto rappresentante Josep Borrell.

GLI INVESTIMENTI NECESSARI AL RILANCIO

“Contestualmente – ha ricordato Guerini – resta centrale il tema delle risorse necessarie a sostenere l’adeguamento dello strumento militare che rappresentano, oltre a un indispensabile investimento per garantire la nostra sicurezza, anche una straordinaria leva economica per il sistema-Paese”. Nel rilancio post-Covid-19, serviranno infatti “tassi di crescita elevati per recuperare il più rapidamente possibile lo shock subito”. Per questo, ha ribadito il titolare di palazzo Baracchini, “le esigenze di adeguamento dello Strumento militare, soprattutto nei settori ad alta tecnologia, potranno infatti costituire un prezioso ruolo di traino, sia in termini occupazionali, oltre che sotto il profilo della ricerca e della sperimentazione”. Come? “Valorizzando pienamente l’intero potenziale esprimibile dall’industria della Difesa, lungo l’intera filiera produttiva nazionale, quale precursore della ripresa. Perché? “Perché gli investimenti in questo settore hanno la capacità di catalizzare importanti volumi finanziari a favore di ricerca e sviluppo, e azionare progetti a elevato contenuto tecnologico con importanti ricadute, già nel breve periodo, in termini di fatturato industriale e di alimentazione di una fitta rete di piccole e medie imprese, diffuse su tutto il nostro territorio”.

UN DIBATTITO “SENZA IPOCRISIE”

La necessità è dunque “ricercare la massima sinergia con il comparto industriale nazionale, conciliando al meglio e da subito le esigenze di rinnovamento delle linee operative delle Forze armate anche con le necessità complessive dell’industria, conferendo priorità a quelle con maggiori effetti positivi sull’economia nazionale e dando continuità all’azione di rilancio della Strategia industriale e tecnologica della Difesa”, ha spiegato Guerini. Ciò presuppone comunque un livello adeguato di risorse per il settore, obiettivo di lunga data per la Difesa italiana, sempre piuttosto difficile da raggiungere. Come fare? Affrontando “il dibattito pubblico già avviato senza ipocrisie sul ruolo che vogliamo assegnare alle Forze armate, per garantirne specificità di compiti e funzioni”. In definitiva, è necessario “ascoltare e discutere, costruire alleanze, per far crescere una maggiore consapevolezza del ruolo della Difesa nazionale, soprattutto in un mondo in rapido cambiamento e alla ricerca di nuovi o più assestati equilibri, con minacce inedite e sempre più complesse”.

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