Boato alle porte di Teheran. Nuove ombre sul nucleare iraniano

Boato alle porte di Teheran. Nuove ombre sul nucleare iraniano
Nella notte una violenta esplosione a Parchin, villaggio alle porte di Teheran dove ha sede una base militare. “È un serbatoio di gas”, dice il regime. Ma esperti e popolazione non ci credono. I precedenti e i segreti rubati dal Mossad

Una fortissima esplosione, vista e sentita a distanza di chilometri. Un portavoce del ministero della Difesa iraniano ha confermato alla televisione di Stato Irib che si è verificata nella notte un’esplosione in un impianto di stoccaggio del gas iraniano in un’area che comprende un sito militare sensibile vicino alla capitale, Teheran. Il portavoce, Daoud Abdi, ha detto che l’esplosione è avvenuta nell’area “pubblica” di Parchin mentre la televisione iraniana ha riferito che le autorità stanno indagando su un forte boato e una luce intensa vista nella parte orientale della capitale iraniana.

L’incendio è stato domato dai vigili del fuoco e sembra non ci siano fortunatamente vittime. Secondo i media del regime, all’origine ci sarebbe l’esplosione di un serbatoio di gas che avrebbe provocato l’intenso bagliore e il violento rumore avvertito in quasi tutta la capitale. 

Teheran si è affrettata a spiegare che l’esplosione è avvenuto nell’area “pubblica” e non nel sito militare, dove i servizi di sicurezza occidentali sospettano che il regime abbia condotto test relativi alle esplosioni di bombe nucleari più di un decennio fa.

Al New York Times, Fabian Hinz, esperto di proliferazione di armi di distruzione di massa del James Martin Center for Nonproliferation Studies, ha spiegato come “Parchin è il più grande sito di produzione di esplosivi in Iran”, aggiungendo che in passato nella base era stata progettata la costruzione di armi nucleari. Sempre al quotidiano newyorchese, Afghon Ostovar, esperto di Iran della Naval Postgraduate School, ha spiegato che data la sensibilità di quella base per l’Iran, “è facile sentire puzza di un possibile insabbiamento”. Ha aggiunto: “Potrebbe anche essere stato un incidente in un sito militare, che potrebbe aver coinvolto carburante per missili balistici. Una terza possibilità, ovviamente, è che non è stato un incidente ma piuttosto una forma di sabotaggio”.

GLI IRANIANI NON CI STANNO

Sui social media molti iraniani — provati dalla situazione economica esacerbata dal Covid-19 e dalla gestione del governo, ma anche memori dell’abbattimento dell’aereo ucraino — mettono in dubbio la ricostruzione ufficiale. “La serie Chernobyl, parte one”, ha twittato Morteza Seydabadi riportato dal New York Times. “Esplosione di gas vicino a una base militare? Pensate che siamo stupidi?”.

Parchin è infatti da tempo al centro di controlli internazionali e tentativi dei funzionari iraniani di “mantenere opache le sue attività”, scrive il giornale statunitense. Per anni, Teheran non ha concesso l’ingresso agli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Accesso negato anche nel 2014, quando, dopo un’altra potente esplosione, l’Agenzia aveva chiesto di poter verificare. Controlli effettuati soltanto un anno più tardi: il sito è stato trovato vuoto ma il rapporto indicava che alcune strumentazioni erano state rimosse.

IL DOSSIER ISRAELIANO

Due anni fa i servizi segreti israeliani sono riusciti a mettere le mani sull’archivio segreto dell’attività nucleare dell’Iran. Tra i documenti, anche alcune fotografie che mostravano una gigantesca camera in metallo costruita per condurre esperimenti ad alto potenziale esplosivo in un edificio di Parchin. Un’azione da film ricostruita dal New York Times e così raccontata dalla Stampa.

Fin dal 2015, dalla firma dell’accordo sul nucleare che ha portato alla fine della maggior parte delle sanzioni occidentali, il Mossad era in azione a Teheran per trovare qualcosa che gli ispettori dell’Aiea non avevamo mai trovato. La «pistola fumante» delle ambizioni atomiche degli ayatollah. Netanyahu l’ha mostrata al pubblico lunedì, in una presentazione ad alto impatto mediatico. Ma le decine di slide che scorrevano sui teleschermi di tutto il mondo erano il frutto di una missione al limite che si è conclusa in una notte ad altissima tensione.

Nel febbraio del 2016 le spie israeliane individuano un magazzino nel sobborgo di Shorabad, a Sud di Teheran, una zona industriale con file di capannoni una accanto all’altro. Il magazzino è dimesso, sembra abbandonato, ma dentro c’è un tesoro. I «55 mila file» che documentato la storia del programma nucleare iraniano.

Foto: @2_ordu, via Twitter

ultima modifica: 2020-06-26T09:10:16+00:00 da Gabriele Carrer

 

 

 

 

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