Un messaggio di Biden al funerale di George Floyd promette "giustizia razziale" negli Usa. Non passa inosservata nella comunità afroamericana l'assenza di Trump, che su twitter è una furia con Mattis, gli antifa e i giocatori di football che si inginocchiano. Il punto di Giampiero Gramaglia

L’America ha seppellito George Floyd, con una lunga e intensa cerimonia a Houston, ma non ha certo archiviato le proteste per la sua morte, che si sono rinnovate la scorsa notte e che sono state rinvigorite dalla diffusione di nuovi video con episodi analoghi a quello documentato il 25 maggio, a Minneapolis – neri morti durante arresti violenti, dallo Stato di Washington al New Jersey.

BIDEN AI FUNERALI DI FLOYD

In un video-messaggio ai funerali di Floyd, il candidato democratico alla Casa Bianca Joe Biden, rivolgendosi alla figlia Gianna, sei anni, ha detto: “Troppi bambini afro-americani hanno dovuto chiedersi per generazioni perché il loro papà se n’è andato e nessuno dovrebbe farlo”. Per Biden, “è l’ora della giustizia razziale” negli Stati Uniti.

Nessuna parola, invece, dal presidente Donald Trump, ha sottolineato il reverendo Al Sharpton, uno dei leader della comunità nera, che ha tenuto l’elogio funebre. Ma Trump non è stato zitto sui social dove ha promesso che un giorno racconterà “la vera storia” di Jim Mattis “generale sopravvalutato”, ha definito “un provocatore antifa” che stava “tentando di sabotare” apparecchiature della polizia l’anziano di 75 anni scaraventato a terra dagli agenti a Buffalo e ha detto che non comprerà più biglietti per le partite di football americano finché i giocatori non la smetteranno d’inginocchiarsi.

CAOS PRIMARIE

Ieri, intanto, si è votato in alcuni Stati che avevano rinviato le primarie di aprile: Georgia, dove ci sono stati problemi con le macchine per il voto e si sono create file ai seggi, e, in ordine alfabetico, Nevada, North Dakota, South Carolina, West Virginia. Esiti senza pathos: Trump fra i repubblicani e Biden fra i democratici corrono senza rivali e hanno entrambi ormai raggiunto la soglia di delegati che garantisce loro la nomination alle convention di agosto.

Le consultazioni, i cui risultati sono in corso di elaborazione, sono però servite per tastare gli umori degli elettori anche nei confronti dei candidati alle altre cariche locali e nazionali. L’attenzione è soprattutto puntata sulla Georgia, che non elegge un senatore democratico da 20 anni, ma dove recenti sondaggi hanno segnalato una crescita dei democratici, per l’atteggiamento di Trump, percepiti come divisori.

I SONDAGGI SORRIDONO (A BIDEN)

In generale, gli analisti politici notano che, in questa fase, la base elettorale del magnate presidente appare friabile, mentre quella di Biden sembra allargarsi. Ma sono fenomeni soggetti a oscillazioni anche forti, di qui all’ElectionDay il 3 novembre. Nate Cohn, sondaggista del New York Times, osserva, però, che “i presidenti in carica sono in genere avvantaggiati e ciò rende il ritardo di Trump nei sondaggi più sorprendente”. Ci sono stati, in passato, presidenti che hanno recuperato tra l’estate e l’autunno ritardi maggiori di quello attuale di Trump su Biden, ma l’ultimo presidente a riuscire una rimonta simile fu Harry Truman nel 1948.

LA PANDEMIA

Certo, il magnate deve fronteggiare una serie di fattori negativi: la pandemia, la recessione e adesso l’ondata di proteste razziali.

Fronte coronavirus, i dati della John Hopkins University indicano che le vittime ieri sono state circa mille e i contagi sempre circa 20 mila: alla mezzanotte sulla East Coast, i decessi complessivi erano quasi 112.000 e i contagi quasi 1.980.000. Texas, California e Florida sono gli Stati dove il virus pare ora più attivo. E il virologo Anthony Fauci, la maggiore autorità scientifica Usa in materia, evidenzia, in dichiarazioni, come del virus e dei suoi effetti si sappia ancora relativamente poco.

LA US AIR FORCE HA UN NUOVO CAPO

Intanto Twitter, il social network più usato da Trump, ha deciso che il 19 giugno, quando si celebra l’abolizione della schiavitù, e che è pure noto come Festa della Libertà, sarà una festa aziendale. L’ha annunciato il co-fondatore Jack Dorsey. E ieri, in coincidenza con i funerali di Floyd, il Senato ha confermato all’unanimità la nomina del generale Charles Brown jr a capo di Stato Maggiore dell’Air Force degli Stati Uniti: è il primo afro-americano a ricoprire l’incarico.

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