Ospite del Brussels Forum, il segretario di Stato statunitense Mike Pompeo accoglie l'invito dell'Ue a un dialogo sulla Cina. Ma detta le sue condizioni: "Prima serve comprendere a fondo la minaccia di Pechino"

“Gli Stati Uniti non stanno forzando l’Europa a scegliere tra il mondo libero e la visione autoritaria della Cina. È la Cina sta che facendo questa scelta”. Parole di Mike Pompeo, segretario di Stato statunitense ed ex direttore della Cia, oltre che uno dei membri dell’amministrazione più ascoltati dal presidente Donald Trump, ospite oggi del Brussels Forum, la kermesse internazionale targata German Marshall Fund (quest’anno per via telematica) che ogni anno chiama a raccolta nella capitale belga i massimi esperti di sicurezza, geopolitica e affari internazionali. A intervistarlo, Bojan Pancevski, corrispondente del Wall Street Journal dalla Germania.

Secondo il capo di Foggy Bottom l’insabbiamento cinese del Covid-19 “ha accelerato il risveglio di tutto sulla Cina”. Un “risveglio transatlantico”, ha spiegato. Per questo, “penso che gli europei abbiano tutti gli incentivi a fare esattamente quello che stanno facendo gli Stati Uniti, cioè proteggere la propria gente”, ha spiegato Pompeo con riferimento alle tensioni tra le due superpotenze e alla posizione terza che Bruxelles vorrebbe assumere.

IL RAPPORTO TRANSATLANTICO

“Apprezzo molto il fatto che l’Unione europea abbia denunciato la campagna di disinformazione cinese sul Covid-19”, ha dichiarato il segretario di Stato. Che sulle istituzioni multilaterali, dall’Oms al Wto, ha detto: “Dobbiamo vederle per quello che sono e non per ciò che vorremmo che fossero”. 

“Non voglio un futuro scritto dal Partito comunista cinese”. Così Pompeo ha accolto con favore la proposta dell’Unione europea per un dialogo ad alto livello sulla Cina. Ma, “la prima cosa che dobbiamo fare”, ha spiegato, “è avere un set di dati raccolti. Soltanto una volta sicuri di avere una comprensione condivisa della minaccia del Partito comunista cinese, potremo intraprendere azioni” comuni. 

Il segretario Pompeo ha auspicato di riuscire a venire in Europa nelle prossime settimane per dare il calcio d’inizio. Ma il riferimento alle “risposte comuni” sembra piuttosto lontano da quanto auspicato dall’Alto rappresentante Ue Josep Borrell, sì aperto al dialogo, meno a soluzione condivise. 

LA QUESTIONE TEDESCA

Grande spazio nella chiacchierata è stato data al rapporto tra Stati Uniti e Germania, all’indomani della visita alla Casa Bianca del presidente Andrzej Duda nel corso della quale il presidente statunitense Donald Trump ha spiegato che Washington sta “per ridurre le forze in Germania; alcune torneranno a casa, e altre andranno in altri posti; la Polonia sarà uno di questi”. Il segretario Pompeo ha dichiarato che gli Stati Uniti lo considerano “un serio pericolo. Spendere l’1 per cento del Prodotto interno lordo come fa la Germania, indica che la Germania non lo vede come tale. Ma ha bisogno” di rispettare l’obiettivo del 2 per cento, ha aggiunto.

Come raccontato da Formiche.net, il piano di ritiro è legato alle numerose frizioni con Berlino, a partire da quella energetica. “La Germania sta pagando miliardi di dollari alla Russia per forniture d’energia”, ha detto il presidente con riferimento al Nord Stream 2. “Tu spendi miliardi di dollari a favore della Russia, e noi ti difendiamo dalla Russia? Credo che non funzioni così”, ha chiosato Trump dalla Casa Bianca. A tal proposito Pompeo ha spiegato che “con il Nord Stream 2” il presidente russo Vladimir Putin, “che sarà al potere ancora per un po’ di tempo, avrà grande influenza in Germania”.

FRONTIERE CHIUSE

Il segretario Pompeo è intervenuto anche sul tema delle frontiere rispondendo a una domanda legata a uno scoop del New York Times: come raccontato anche da Formiche.net nelle bozze di elenco dei Paesi a cui l’Unione europea riaprirà le frontiere il prossimo primo luglio non ci sono gli Stati Uniti (ma c’è la Cina). Il capo della diplomazia statunitense ha spiegato che “decidere quando aprire le nostre economie e le nostre società è una grande sfida per tutti noi. Stiamo lavorando con le nostre controparti europee per fare le scelte giuste”. Poi ha aggiunto che “una dozzina o più Paesi dell’Unione europea hanno mostrato interesse ad aprire le frontiere agli Stati Uniti”. Difficile prevede come questo si tradurrà la prossima settimana. Infatti, l’Unione europea non può costringere gli Stati membri ad adottare le nuove misure, ma i funzionari europei ha già avvertito che il mancato rispetto da parte di uno qualsiasi dei 27 potrebbe portare alla reintroduzione dei confini all’interno del blocco.

IL NUCLEARE IRANIANO

“Sull’Iran gli europei hanno torto”, ha dichiarato Pompeo. “Non c’è dubbio che la campagna di massima pressione dato effetti”. La grande preoccupazione di Washington ora è rivolta alle armi: “La bomba atomica nelle mani degli ayatollah sarebbe molto pericolosa per il mondo intero”, ha spiegato. Per questo, gli Stati Uniti presenteranno “una proposta al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nelle prossime settimane per giustificare l’estensione dell’embargo sulle armi all’Iran. Ciò è essenziale per la sicurezza europea, non solo americana”, ha spiegato. “Sarà difficile per gli europei trovare un argomento valido per non estendere questo embargo sulle armi”.

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