La Via della seta e l'Europa sono i temi al centro dell'intervento dell'ex premier Romano Prodi, ospite del terzo appuntamento della serie di webinar intitolata “China in the Mid-Med” assieme a Justin Lin Yifu, ex vicepresidente della Banca mondiale

La frammentazione europea sulla nuova Via della seta “non è utile per il futuro” anche perché stiamo andando verso “un nuovo tipo di competizione, di globalizzazione”. A sostenerlo è l’ex premier italiano ed ex presidente della Commissione europea Romano Prodi, ospite del terzo appuntamento della serie di webinar intitolata “China in the Middle East-Mediterranean (Mid-Med)”.

Si tratta di un ciclo di incontri organizzati dalla Tel Aviv University e da ChinaMed, un progetto del Center for Mediterranean Area Studies dell’Università di Pechino e del Torino World Affairs Institute, parte del TOChina Hub sviluppato dall’Università di Torino. A condurre i lavori (di cui Formiche.net è media partner esclusivo), Enrico Fardella, professore associato del dipartimento di storia dell’Università di Pechino, il professore Ori Sela, direttore del dipartimento di East Asian Studies della Tel Aviv University, e il professor Brandon Friedman, director for research del Moshe Dayan Center della Tel Aviv University. Gli ospiti del terzo appuntamento (in occasione del quale ai moderatori si è unito anche Giuseppe Gabusi, professore dell’Università di Torino e senior fellow di ChinaMed) sono l’ex premier Romano Prodi e Justin Lin Yifu, ex vicepresidente della Banca mondiale oggi dean dell’Institute of New Structural Economics all’Università di Pechino.

Prodi è convinto che l’attuale globalizzazione “sia finita”, a causa di molti elementi tra cui le tensioni tra Stati Uniti e Cina e il coronavirus. “Dobbiamo comunque mantenere aperto il nostro commercio e la Via della seta è un’occasione per guardare al futuro”, spiega ancora. “Dobbiamo sfruttarla per preservare la possibilità di relazioni politiche ed economiche” tra Unione europea e Cina. 

Tuttavia, “non vedo in questo momento uno sforzo per trovare un linguaggio comune”, continua Prodi. “Evidentemente”, dice ancora, il rapporto tra Unione europea e Cina è “meglio di prima, ma non c’è un reale cambio di marcia com’era nell’idea originaria della Via della seta”. Cioè quella del 2013 che dopo quattro, entrando nella costituzione del Partito comunista cinese, ha creato crescenti perplessità nel mondo occidentale a causa della regia politica del progetto. Basti pensare al fatto che, in reazione, l’Unione europea ha definito la Cina sì un “partner economico” ma anche “rivale sistemico”.

Le difficoltà della Via della seta secondo Prodi “non sono soltanto colpa della Cina, ma anche per esempio delle divergenze europee, tra Nord e Sud. Se continuiamo così raggiungeremo soltanto il 20% dei risultati che speravamo dalla Via della seta”. Per questo, serve cambiare approccio e discutere, da entrambe le parti del tavolo, dice l’ex premier. Da parte europea servono regole chiare: “oggi è Huawei, domani può essere Boeing, dopodomani gli investimenti cinesi in Germania”, continua Prodi sottolineando le difficoltà di trovare una linea comune in Europa. Parlando di Mediterraneo in particolare, spiega l’ex premier, “è pressoché impossible definire una politica comune”. E lo stesso capita, per esempio, per i Paesi del Nord Europea. “Abbiamo bisogno di infrastrutture, certo. Ma anche di regole chiare. Altrimenti la Via della seta rimarrà un’idea fantastica ma soltanto per l’Asia centrale e non, com’era nell’idea originaria, in un’ottica multicontinentale”. 

Ecco il video completo dell’intervista in cui Romano Prodi e Justin Lin Yifu hanno discusso della Via della seta.

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