Cominciano a cadere elementi chiave del regime del Venezuela. L’imprenditore colombiano Alex Nain Saab Morán, molto legato al governo di Nicolás Maduro, è stato arrestato questo fine settimana a Capo Verde, Africa. Era diretto in Iran da Caracas, sul suo aereo privato registrato a San Marino.

Il portavoce del Dipartimento di Giustizia, Nicole Navas Oxman, ha spiegato che l’arresto è stato possibile grazie all’allerta emessa dagli Stati Uniti. A luglio del 2019, la Procura del Distretto Sud della Florida ha accusato formalmente Saab e il suo socio Álvaro Pulido di riciclaggio e di un “piano per pagare ricatti e sfruttare il controllo cambiario del governo del Venezuela”. Secondo l’accusa, dal 2011 al 2015, Saab e Pulido hanno cospirato con altri soggetti per riciclare soldi prodotti da uno schema di estorsioni. Una trama che avrebbe prodotto più di 350 milioni di dollari.

Secondo i documenti dell’accusa, a novembre del 2011 Saab e Pulido hanno ottenuto un contratto per costruire abitazioni a basso costo. Hanno approfittato del controllo di cambio di dollari ufficiale del Venezuela (regolato dallo Stato), presentando documenti falsi per beni e materiali che non sono mai arrivati e ricattando funzionari per l’approvazione di questi permessi. “Saab, attraverso una rete di compagnie fantasma, soci commerciali e membri della famiglia – spiega la Procura – ha riciclato centinaia di milioni di dollari provenienti dalla corruzione”.

Il Dipartimento del Tesoro americano ha sanzionato Saab accusandolo di aver guidato una rete di corruzione che gestiva il programma di aiuti alimentari. Il segretario del Tesoro americano, Steven Mnuchin, ha dichiarato che “Saab è stato coinvolto con infiltrati di Maduro per dirigere una rete di corruzione a grande scala, che ha sfruttato in maniera vergognosa la popolazione affamata del Venezuela […] Utilizzano gli alimenti come forma di controllo sociale, per compensare partiti politici e penalizzare gli oppositori, al contempo che prendono centinaia di milioni di dollari in una serie di frodi”.

I legami di Saab con il governo socialista del Venezuela risalgono al 2009, quando Hugo Chávez era al potere. Tutto era cominciato con un appalto per la costruzione di 25.000 case in Venezuela per un prezzo rialzato quattro volte rispetto al reale. Più recentemente il sospetto è che Saab sia coinvolto con il commercio di petrolio, aiutando Maduro ad acquistare benzina e altre sostanze chimiche necessarie per la raffinazione di greggio proveniente dall’Iran, in cambio di oro per evadere le sanzioni imposte dagli Usa.

Il Dipartimento del Tesoro ha segnalato 13 compagnie di Saab, soci e persone coinvolte nella trama di corruzione negli Emirati Arabi Uniti, Hong Kong, Panama, Colombia e anche gli Stati Uniti.

Ma c’era qualcuno di molto caro a Saab anche in Italia: la moglie Camilla Fabri. La giovane romana, accusata di frode fiscale l’anno scorso, abitava tra Roma e Milano, ma oggi forse è rifugiata in Russia. Commessa con uno stipendio di 1800 euro al mese, è finita nel mirino del fisco perché aveva intestato a suo nome un appartamento di 5 milioni di euro a via Condotti. È indagata per un giro di riciclaggio internazionale che inizia nel Venezuela di Maduro.

I soldi investiti in Italia arrivavano dal Regno Unito grazie alle disposizioni di Kinlock Investment, una compagnia diretta dal fidanzato della sorella di Fabri, Lorenzo Antonelli, con un deposito di garanzia di una compagnia di Dubai.

Per l’oppositore Julio Borges, “il leader colombiano Alex Saab è la principale figura della dittatura: gestisce gli affari più oscuri di Pdvsa, l’oro, gli alimenti, l’alleanza con l’Iran, i rapporti con i cartelli della droga e protegge il denaro sporco di Maduro e Cilia Flores […] Il suo arresto è un duro colpo alla struttura del regime, e dimostra che i venezuelani non sono da soli, e che non c’è futuro con Maduro, e nemmeno con chi lo sostiene”.

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