I leader evangelici nelle ultime settimane hanno espresso preoccupazione per alcune posizioni del presidente americano. Ma non tutti prendono le distanze da Trump. Tanto che numeri alla mano la partita delle elezioni di novembre sembra ancora molto aperta

New York – Dopo le tensioni con i militari e la fronda interna al Partito repubblicano, Donald Trump rischia di vedere scricchiolare il suo consenso tra la destra religiosa, che è stata fondamentale per la sua elezione nel 2016, e sarà molto importante anche per conquistare il secondo mandato.

I leader evangelici nelle ultime settimane hanno espresso preoccupazione per alcune posizioni del presidente americano, e il loro crescente disagio è stato manifestato apertamente da Pat Robertson, fondatore della Christian Coalition, il quale lo ha rimproverato per i toni bellicosi utilizzati dopo lo scoppio delle proteste per l’uccisione dell’afroamericano George Floyd a Minneapolis. “Siamo una razza sola e dobbiamo amarci l’un l’altro”, ha detto Robertson.

La “photo-op” con la Bibbia davanti alla chiesa data alle fiamme nel corso dei disordini, e la minaccia dell’intervento dell’esercito, non è piaciuta ad alcuni leader religiosi. Altri, invece, lo hanno difeso, come Franklin Graham, figura importante tra gli evangelici e figlio del reverendo Billy, noto come il pastore dei presidenti. “Offeso? Niente affatto”, ha affermato: “È stata una dichiarazione importante su quello che era accaduto la sera prima, con il rogo, i saccheggi e il vandalismo. Doveva finire”.

Numerosi sondaggi, tuttavia, hanno mostrato un calo nel gradimento di Trump tra i religiosi americani. Secondo il Public Religion Research Institute, a marzo quasi l’80% degli evangelici bianchi approvava l’operato del presidente, mentre alla fine di maggio la percentuale è scesa al 62%. Tra i cattolici bianchi, invece, l’indice di approvazione è sceso addirittura del 27%. “Ha avuto un’opportunità a marzo quando le persone lo stavano guardando, e in quattro settimane l’ha sperperata”, ha fatto sapere Robert P. Jones, direttore generale del Public Religion Research Institute.

Gli osservatori, tuttavia, sono convinti che il calo di popolarità del presidente potrebbe non tradursi in un calo di voti alle elezioni di novembre. Nell’autunno del 2016, infatti, il suo tasso di approvazione tra gli evangelici bianchi era solo del 61%, ma a novembre era cresciuto all’81%. In ogni caso, tutti devono fare i conti con un dato: per Gallup, che giorno per giorno monitora la popolarità del presidente, il suo grado di approvazione all’interno del Partito repubblicano resta al di sopra del 90%.

Questo nonostante la presa di distanza di alcuni membri del Grand Old Party e le tensioni con i militari, tra cui l’attuale capo del Pentagono Mark Esper, ma anche i generali ex membri della sua amministrazione come l’ex segretario alla Difesa Jim Mattis e l’ex capo di gabinetto John Kelly. Mentre all’interno del Gop, negli ultimi giorni diversi esponenti di spicco hanno dichiarato che non voteranno per lui il 3 novembre.A partire dall’ex presidente George W. Bush (il quale d’altronde non lo fece neppure quattro anni fa), per arrivare al senatore ed ex candidato alla Casa Bianca Mitt Romney, passando per l’ex segretario di stato Colin Powell, che sulla scheda scriverà il nome di Joe Biden. Pure la vedova del senatore John McCain, Cindy, voterà per il candidato democratico. Una scelta quest’ultima che non sorprende, visto che tra suo marito e il tycoon non correva certo buon sangue: a tal punto che pianificando personalmente le sue esequie, McCain chiese espressamente che Trump non fosse tra i presenti.

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