Intervista al presidente della delegazione italiana all'Assemblea parlamentare della Nato. Stretta sul 5G cinese? "Il governo continuerà a lavorare per garantire la sicurezza del nostro Paese". E sulla Russia "l'Italia avrà una posizione più netta, pur preferendo sempre la strada del dialogo rispetto alla contrapposizione muscolare tra potenze; durante l’emergenza da Covid-19 si è registrato un incremento notevole delle attività da parte di Mosca"

Tra 5G cinese, pressioni da est e disinformazione russa, “le storiche alleanze che il nostro Paese ha saputo costruire nel tempo non sono in discussione”. Parola di Luca Frusone, deputato pentastellato e presidente della delegazione italiana all’Assemblea parlamentare della Nato, che Formiche.net ha raggiunto per capire le sfide dell’Alleanza Atlantica nei tempi incerti della pandemia. Nessuna titubanza sulla collocazione internazionale della Penisola, inserita nel tradizionale binario euro-atlantico. Certo, sul fronte Nato, ci sono da risolvere alcune questioni, dalle critiche francesi fino al complesso nodo turco, per l’Italia importante alla ricerca della stabilizzazione della Libia.

Presidente, quali sono secondo lei le priorità odierne e future della Nato nei tempi incerti della pandemia?

L’incredibile portata del fenomeno e la velocità con cui si è propagata la pandemia hanno messo in luce le criticità di ogni singolo Paese. La Nato è riuscita in questo contesto, invece, a mostrare il suo volto migliore, spingendo gli alleati a ricompattarsi. È stata l’occasione, quindi, per muovere ulteriormente verso quel rafforzamento e rinnovamento che l’Alleanza sta portando avanti negli ultimi anni. Proprio lo scorso mese, il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha lanciato l’iniziativa #Nato2030 volta proprio a rafforzare l’Alleanza in un mondo sempre più competitivo con lo scopo di immaginare il ruolo della Nato da qui a dieci anni. Questo necessita urgentemente di tempo e risorse da investire nel dominio cibernetico e in quello spaziale.

Ci spieghi meglio.

Come abbiamo potuto vedere, durante l’emergenza da Covid-19, i Paesi alleati oltre all’emergenza sanitaria hanno dovuto far fronte ad un importante incremento di attacchi informatici, comprese campagne di disinformazione senza precedenti volte a destabilizzare i sistemi statali, già messi duramente alla prova negli anni precedenti. Questo rende necessaria una razionalizzazione e un riammodernamento dello strumento militare della Nato, volto ad affrontare le minacce mutevoli dei nostri giorni. Le minacce ibride odierne richiedono sempre più una Difesa capace di un approccio inter-operativo. La ricerca nel campo delle disruptive technologies, nell’Intelligenza artificiale, nella Cyber warfare e nelle tecnologie spaziali diventa così di importanza fondamentale, rappresentando una sfida chiave per il futuro.

A proposito di sfide, l’Italia continua a chiedere una maggiore attenzione al fronte sud. L’Alleanza è responsiva su questo punto?

L’Alleanza non smetterà mai di guardare con particolare attenzione verso il “Southern Flank”. La situazione libica non fa che richiamare fortemente l’attenzione dei Paesi non tradizionalmente interessati all’area del Medio Oriente e nord Africa. La presenza ormai di attori geopolitici tendenzialmente estranei al Mediterraneo, come Russia e Cina, e le contrapposizioni ultime tra alcuni alleati, obbligano sempre più l’Alleanza a un serio impegno nell’area. A conferma di ciò, la nuova missione della Nato denominata “Implementation of the Enhancement of the Framework for the South”, è finalizzata al rafforzamento della stabilità delle regioni poste lungo il fianco sud della Nato, attraverso attività di formazione e di supporto dei Paesi dell’area nell’ambito della sicurezza e difesa del territorio. Questo è in parte anche il risultato del lavoro svolto dall’Assemblea Parlamentare della Nato, nel 2019. Durante la  64° sessione annuale tenutasi ad Halifax, ha discusso e approvato la Risoluzione 451 volta a “Rafforzare il contributo della Nato per affrontare le sfide provenienti da Sud”.

E l’Italia?

Da parte italiana continua l’impegno a far volgere sempre di più lo sguardo dell’Alleanza verso il Mediterraneo, come avvenuto in questi giorni anche attraverso l’ultima interlocuzione telefonica del ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, con il segretario generale Stoltenberg, evidenziando la necessità di mantenere la coesione interna nell’Alleanza, facilitando il dialogo tra gli Stati rivieraschi per promuovere una de-escalation delle tensioni nell’area. Il ministro Di Maio ha voluto sottolineare l’importanza della piena operatività della missione Nato Sea Guardian nel Mediterraneo, auspicando forme di collaborazione con la missione Eunavfor Med Irini.

Tra le “sfide” dell’agenda della Nato, dallo scorso dicembre c’è anche l’ascesa cinese. Stiamo assistendo a un nuovo confronto bipolare?

Attualmente, rispetto agli anni del confronto bipolare stricto sensu, ci sono numerosi fattori da considerare. La Cina, con le sue politiche, sta portando a un cambiamento dell’ordine internazionale. Non si sta muovendo infatti solo nel campo militare. Sta espandendo efficacemente la sua influenza economica e soprattutto tecnologica, scriminante fondamentale per la futura deterrenza nel campo della Difesa. Questo ha portato la Cina ad entrare in contesti geopolitici non storicamente di suo interesse. Si può senz’altro dire che ormai anche quando parliamo di fianco sud dobbiamo tenere conto del nuovo “vicino” cinese, ormai sensibilmente presente economicamente in tutta l’area mediorientale.  Quello che si evidenzia è come l’ascesa cinese stia cambiando radicalmente l’equilibrio globale del potere.

Tra l’altro, come rivelato da Formiche.net, dopo le sollecitazioni dell’alleato americano, è da poco arrivata la stretta del governo italiano sul 5G cinese. Come la giudica?

Non ho informazioni certe e dettagliate a riguardo. Quello che le posso dire è che il governo italiano ha a cuore la tutela degli interessi nazionali. Proprio con questo fine abbiamo incluso il 5G nella normativa sul Golden power. Poi c’è il perimetro di sicurezza nazionale cibernetica. La presentazione di tali modelli normativi sta svolgendo un ruolo importante. Sono sicuro che il governo continuerà lavorare per garantire la sicurezza del nostro Paese. Le storiche alleanze che il nostro Paese ha saputo costruire nel tempo non sono in discussione.

Resta caldo anche il fronte russo, tra esercitazioni, spazio, manovre militari e disinformazione ai tempi della pandemia. L’Italia non ha sempre avuto su questo una posizione netta. La avrà?

Sicuramente sì, pur preferendo sempre la strada del dialogo rispetto alla contrapposizione muscolare tra potenze. Quello che si è registrato durante l’emergenza da Covid-19 è stato un incremento notevole delle attività da parte della Russia. La Nato denuncia campagne di disinformazione costanti volte a destabilizzare i Paesi alleati più colpiti. Come dimenticare gli aiuti russi durante la fase più acuta dell’emergenza? Come detto più volte dallo stesso Stoltenberg, c’è la necessità di adottare un doppio approccio con la Russia: tutelare la sicurezza dalle inaccettabili minacce, cercando allo stesso tempo  di instaurare un dialogo costruttivo. Il solo strumento militare senza una seria azione diplomatica, in questo caso, non basta.

Torniamo a #Nato2030. Come deve cambiare (se deve) l’Alleanza?

La grande capacità della Nato è sempre stata la sua adattabilità. Tutto questo è stato reso possibile grazie alla capacità di analisi e risposta dei Paesi alleati. La sfida posta dall’Alleanza nel proiettarsi verso il futuro passa anche da un nuovo Concetto strategico. Ci stiamo lavorando. Stiamo offrendo il nostro contributo. Emerge in maniera sempre più determinante l’esigenza di una nuova evoluzione dell’Alleanza, al fine di conseguire un approccio globale e maggiormente politico. Grande attenzione dovrà essere data anche allo Spazio, ultimo dominio riconosciuto che dovrà, a mio avviso, vedere la collaborazione di più Paesi alleati possibili. Questo richiederà investimenti, strumenti operativi e scambio di know how tra alleati con il fine di assicurare una difesa spaziale credibile.

Infine, l’assertività turca tra Libia e Mediterraneo orientale. L’atteggiamento di Ankara sembra rappresentare un problema per l’unità interna dell’Alleanza. Come risolverlo?

La Turchia rappresenta un partner strategico importante per l’Alleanza. Sicuramente, le sue divergenze anche con alleati come la Grecia nel Mediterraneo orientale spingono la Nato ad accelerare verso una solida soluzione diplomatica delle tensioni. Grande scalpore ha suscitato l’incidente denunciato dalla Francia lo scorso 18 giugno con l’alleato turco in relazione alla missione europea sul controllo sull’embargo delle armi alla Libia. Le autorità militari Nato stanno investigando sull’accaduto. L’Assemblea parlamentare della Nato può dare un prezioso contributo, sviluppando un momento politico di confronto tra Paesi. Questo è già avvenuto nella riunione speciale sulla Libia, tenutasi lo scorso 8 luglio, dove parlamentari francesi e turchi hanno potuto dare voce alle loro divergenze.

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