Autostrade paralizzate e tir che non raggiungono il porto di Genova: il colosso cinese Cosco invita i clienti a valutare scali alternativi. In meno di un anno e mezzo, l'entusiasmo per gli investimenti promessi sulla Via della seta si sta trasformando in delusione. E si teme che altri gruppi ne seguiranno le orme

Dalle promesse della Via della Seta alla delusione per investimenti che non arrivano, a tal punto che i cinesi stanno pesando di lasciare. È quanto accaduto a Genova in meno di 16 mesi, cioè da fine marzo, quando l’Italia firmò il memorandum d’intesa sulla Via della seta con la Cina.

I lavori in corso paralizzano le autostrade liguri. I tir non riescono a raggiungere il porto di Genova e i container rimangono fermi nei piazzali perché i clienti non possono ritirarli. Così la cinese Cosco (che è presente a Genova dal 1963, ha una flotta di 800 navi ed è il terzo operatore mondiale dei container dopo la compagnia svizzera Msc e la danese Maersk Line — che, invece, almeno ora sul primo porto ligure non hanno espresso preoccupazioni) ha inviato una lettera agli stessi clienti in cui parla di “caos mai visto” e sconsigliando di utilizzare Genova per le spedizioni. Meglio passare da porti alternativi come La Spezia, Ravenna, Trieste, Venezia. 

Il direttore generale di Cosco Shipping Lines Italy, Marco Donati, in un colloquio con il Il Sole 24 Ore oggi ha spiegato: “È la prima volta che ci troviamo a gestire una simile emergenza, con i camion che non riescono a entrare nel porto, con il casello di Genova Ovest bloccato nelle ore cruciali, con i container fermi da giorni sui piazzali perché il cliente non può ritirarli e con i terminalisti che non fanno sconti ma al contrario intendono essere pagati anche se il container resta fermo per cause di forza maggiore. Quello che sta accadendo a Genova è molto pericoloso, perché se un cliente è costretto a spostarsi altrove, non è scontato che in futuro possa tornare indietro”.

L’AFFONDO DI REGIONE E LEGA CONTRO IL GOVERNO

“Un’altra mattinata di follia sulle autostrade della Liguria”, ha denunciato il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti in un post su Facebook. “Un’ispezione notturna non ha rispettato i tempi di riapertura e la tratta tra la A26 e Arenzano è tuttora chiusa”, scriveva prima della riapertura del tratto. “Dal ministero dei Trasporti neppure una riga per rispondere alle nostre richieste. Neppure una”. E ancora: “Queste scelte, come denunciano gli imprenditori oggi su Il Sole 24Ore, stanno distruggendo la nostra economia e mettono a rischio la salute e la vita delle persone, come hanno scritto ieri i responsabili del nostro 118, che quotidianamente vedono le loro ambulanze inchiodate nel traffico”.

Contro il governo si è scagliato anche Edoardo Rixi, deputato della Lega e responsabile nazionale del partito per le infrastrutture: “L’immobilismo del governo sta causando danni enormi al porto di Genova, con ricadute incalcolabili anche sulle entrate dello Stato, visto che lo scalo rappresenta 5 miliardi di euro all’anno di valore aggiunto sul sistema Paese”. La scelta di Cosco di togliere Genova dalle proprie rotte, secondo l’ex viceministro dei Trasporti, “determinerebbe una perdita potenziale di 170 mila Teu all’anno per Genova e la Liguria, con un effetto a catena incalcolabile su tutta la filiera della logistica, dell’autotrasporto e dell’economia del mare che, solo a Genova, dà lavoro a 58.000 persone.

GLI AVVERTIMENTI DELL’AUTORITÀ…

“È una situazione gravissima, peraltro annunciata”, diceva a metà giugno Emilio Signorini, presidente dell’Autorità di sistema portuale Mar Ligure Occidentale, ai microfoni di Radio24. “Tutte le direttrici del nodo ligure sono interessate dalle code, i danni per il porto sono superiori a quelli subiti durante la prima fase dell’emergenza del Ponte Morandi, occorrono interventi sul fronte della digitalizzazione per limitare le conseguenze”. Lo stesso Signorini una decina di giorni prima, intervistato da Repubblica, parlava di “una situazione che deve indurci ad agire rapidamente su un doppio fronte, quello del completamento degli investimenti sulle infrastrutture e quello degli interventi sulle infrastrutture digitali”

… E LE PAURE DEGLI SPEDIZIONIERI

“Il livello di allarme è massimo, la situazione è sfuggita al Mit per incapacità disarmante a pianificare e Aspi è responsabile dell’incuria della rete che va avanti da anni”, ha dichiarato Giampaolo Botta, direttore di Spediporto, l’associazione degli spedizionieri genovesi commentando l’iniziativa di Cosco e puntando il dito sia contro il ministero dei Trasporti sia contro Autostrade per l’Italia (di cui un 5% è nelle mani dei cinesi del Silk Road Fund). “Ci saranno danni grandissimi perché quando un operatore cambia il posizionamento su un porto farlo tornare indietro non è semplice”, diceva Botta. Che conclude: E se lo fa Cosco, un operatore radicato da tempo a Genova dove ha investito da decenni…”.

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