Conversazione con Anna Cinzia Bonfrisco, europarlamentare e senatrice per la Lega. "I crimini contro l’umanità e gli incontri dei 5 Stelle con chi li ha perpetrati sono provati". Ecco perché, secondo l’onorevole, politicamente sono già colpevoli

Oggi il Parlamento europeo si è pronunciato sul Venezuela. Nella sessione plenaria gli europarlamentari hanno approvato con ampia maggioranza una risoluzione che impedisce l’ingresso o il transito negli Stati membri di alti funzionari del regime di Nicolas Maduro sanzionati dall’Ue. La risoluzione è stata presentata da tre gruppi (popolari, socialdemocratici e Renew), che hanno voluto esprimere preoccupazione per la grave emergenza umanitaria che vive il Venezuela e la preoccupante crisi migratoria che questa situazione provoca. Il testo è stato adottato con 487 voti favorevoli, 119 contrari e 79 astensioni. Hanno votato contro i rappresentanti dei partiti spagnoli Unidas Podemos, Vox, Sinistra repubblicana di Catalogna e Uniti per la Catalogna.

Con la risoluzione è stato ribadito il sostegno del Parlamento europeo al presidente dell’Assemblea Nazionale e presidente ad interim del Paese sudamericano, Juan Guaidó. L’Eurocamera ha voluto invitare l’Unione europea e altri attori internazionali a chiedere una risposta della comunità internazionale in direzione dell’urgente ripristino della democrazia e dello stato di diritto in Venezuela.

Resta da chiedersi se ora l’Italia prenderà una posizione netta per quanto sul regime venezuelano di Nicolás Maduro. Per l’europarlamentare della Lega Anna Cinzia Bonfrisco il vero problema è a monte. In una conversazione con Formiche.net, ha spiegato che “anche su altre questioni c’è una differenza tra quello che chiede il Parlamento europeo e come poi agiscono Commissione e Consiglio, questo non aiuta. Per quanto riguarda l’Italia, purtroppo, non è l’unico regime su cui l’attuale governo non ha una posizione di aperta condanna, penso anche a Cina e Iran”.

L’apparente “neutralità” dell’Italia in materia di politica estera “di per sé è già un appoggio a favore degli autoritarismi – sostiene Bonfrisco -. Le conseguenze sono innanzitutto geopolitiche, penso a un isolamento sul piano europeo e rispetto alla nostra alleanza con gli Stati Uniti”.

Proprio guardando oltre Atlantico, l’onorevole ricorda che nelle istituzioni europee c’è sempre un sentimento di critica a priori nei confronti degli Stati Uniti: “A me non piace e lo ritengo dannoso. In questi ultimi anni alla fine hanno sempre avuto ragione a reagire duramente contro i soprusi dei regimi e ritengo che l’amministrazione Trump abbia ottenuto risultati prima inimmaginabili, il tutto senza cominciare nuovi conflitti”.

Nello specifico del Venezuela, Bonfrisco sottolinea che “è un Paese del vicinato degli Stati Uniti, quindi ogni azione predisposta rientra innanzitutto nella logica della sicurezza della democrazia statunitense, ma anche di quella europea”.

Sulle sanzioni, invece, l’europarlamentare ha qualche riserva: “Già in altri casi abbiamo visto che le sanzioni arrivano fino a un certo punto e, alle volte, si ritorcono più sulla popolazione rispetto a chi governa. Devono pertanto essere accompagnate da altri strumenti, come un sostegno diretto e indiretto alle opposizioni”. E considera che il Premio Sacharov del 2017 all’opposizione democratica del Venezuela, per esempio, è stato un momento per richiamare l’attenzione di tutta la comunità internazionale sulle torture e le violenze nei confronti dei manifestanti e ha isolato il regime di Maduro ma non la popolazione. Ciò si collega al fatto di parlare con una sola voce a livello europeo”.

“Un richiamo comune sui temi dei diritti e della democrazia è sempre efficace – continua la parlamentare. Ma la politica estera europea, il cui terminale ultimo è l’Alto rappresentante, deriva dalla sintesi delle posizioni degli Stati membri. Per il Venezuela vediamo cosa succederà, ma in molti casi la politica dell’equidistanza tedesca ha indebolito le posizioni dell’Unione europea”.

Sul caso del presunto finanziamento del regime venezuelano di Nicolás Maduro al Movimento 5 Stelle, Bonfisco sostiene che, se venisse dimostrato che hanno ricevuto una valigetta di denaro, saremmo davanti a un fatto gravissimo. Ma allo stesso tempo non ha intenzione di applicare la logica giustizialista del Movimento: “A oggi sono più che sufficienti i ripetuti viaggi dei 5 Stelle in Venezuela (addirittura per celebrare l’anniversario della morte di Hugo Chávez), un regime sanguinario che è arrivato fino al punto di impedire ai principali partiti di opposizione di presentarsi alle elezioni, senza contare la violenza delle repressioni e le torture. I crimini contro l’umanità e gli incontri dei 5 stelle con chi li ha perpetrati sì che sono provati, come è alla luce del sole che tutte le volte che il Parlamento europeo condanna il regime venezuelano i pentastellati si stracciano le vesti, denunciano improbabili complotti, e anzi lusingano Maduro. Politicamente sono già colpevoli e forse è anche più grave”.

Sui legami del Venezuela con i Paesi alleati, Bonfrisco consiglia di fare le opportune differenze: “Più che le relazioni in sé, bisogna sempre guardare alla natura dei rapporti. Pertanto inserire la Russia in quadro complesso di alleanze ritengo sia sbagliato perché, come sempre, la Russia agisce sullo scacchiere geopolitico unicamente nell’ottica della propria autonomia e di tutela dei propri interessi. Su Formiche avete pubblicato un interessante articolo che dimostra che in Venezuela i rapporti tra Cina e Russia al massimo sono concorrenziali e del tutto a discapito di Mosca che, ultimamente, non si può dire si sia sacrificata per aiutare Maduro e risolvere i suoi problemi interni”.

Sulla Turchia, Cina e Iran, invece, Bonfrisco sostiene che “queste ultime prediligono un rapporto tra regimi totalitari, in questo caso il Venezuela, innanzitutto con l’obbiettivo assediare la sicurezza e i valori delle democrazie, mentre il dato economico è secondario”.

“I regimi sono più connessi tra loro e sono uniti dallo scopo di porre fine alla libertà dell’umanità intera – conclude l’onorevole. La minaccia sistemica che questi Paesi costituiscono con le loro connessioni riguarda tutto l’Occidente democratico, pertanto la risposta deve essere atlantista, politica ed ideologica.  I Paesi europei affacciati sul Mediterraneo come l’Italia devono recuperare leadership sulla politica estera dell’Unione per allontanare da tutti noi lo spettro dell’instabilità alimentata dalle minacce ibride”.

Condividi tramite