Gli Usa ordinano la chiusura del consolato cinese a Houston e Pechino valuta una contromossa: nel mirino la rappresentanza Usa a Wuhan, città in cui sarebbe nato il coronavirus. Le tensioni aumentano ma “la fine delle relazioni diplomatiche è un passo troppo in avanti”, commenta Broderick (Eurasia)

Dopo lo stallo nei negoziati commerciali, l’imposizione della nuova legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong da parte di Pechino e la sfida tecnologica sul 5G, aumentano le tensioni tra Stati Uniti e Cina. Anche sul piano diplomatico.

L’amministrazione statunitense ha ordinato al governo cinese di chiudere il suo consolato a Houston, in Texas, aperto nel 1979 in un’area dove la minoranza cinese è molto radicata. La ragione? “per proteggere la proprietà intellettuale americana e le informazioni private degli americani”, ha spiegato la portavoce del dipartimento di Stato, Morgan Ortagus. La sede, chiusa per “azioni illegali di spionaggio e in operazioni di influenza” secondo quanto dichiarato da Foggy Bottom, andrà liberata entro venerdì.

La notizia era stata diffusa nelle scorse ore dal portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Wang Wenbin, secondo il quale la mossa costituisce “un’escalation senza precedenti contro la Cina” e sarà corrisposta da “decise e necessarie contromisure”.

L’INCENDIO DI IERI SERA…

Ieri sera la polizia e i vigili del fuoco di Houston hanno risposto a una segnalazione di fumo proveniente dagli uffici della sede diplomatica. Secondo la polizia locale, soggetti non identificati sono stati filmati mentre bruciavano documenti all’interno di bidoni nel cortile del consolato. Ma le forze dell’ordine non hanno potuto intervenire poiché l’edificio è considerato territorio sovrano cinese.

… E IL PRECEDENTE RUSSO

La scena è simile a quella verificatasi nel 2017, ricorda l’Agenzia Nova, quando colonne di fumo si levarono dal consolato russo a San Francisco poche ore dopo che l’amministrazione Trump ne ebbe decretato la chiusura.

PECHINO STUDIA LA CONTROMOSSA

Il governo cinese starebbe valutando la possibilità di ordinare la chiusura del consolato statunitense a Wuhan, già al centro delle tensioni tra Pechino e Washington a gennaio. Allora, quando il coronavirus iniziò a diffondersi in città, gli Stati Uniti decisero di evacuare la rappresentanza nella città dell’Hubei trasferendo staff e famiglie. A giugno l’ambasciata statunitense a Pechino aveva annunciato la prossima ripresa delle operazioni del consolato a Wuhan, che a oggi rimane però ancora chiuso pur rappresentando una potenziale enorme fonte di informazioni per Washington sulla nascita del coronavirus.

Come ha notato Tom Hancock del Financial Times su Twitter, il consolato statunitense a Wuhan si trova al 47° piano di un grattacielo di uffici — “non ideale se c’è bisogno di fare un falò dei documenti”, cosa affatto inusuale quando si tratta di evacuare una sede diplomatica.

L’ANALISI DELL’ESPERTA

“Il consolato di Wuhan è proporzionale al consolato di Houston”, spiega a Formiche.net Kelsey Broderick, analista di Eurasia Group, che sottolinea come Pechino già stava “giocando pesante” con Washington per la riapertura di quella sede di rappresentanza chiedendo campioni di dna dei diplomatici statunitensi.

L’esperta sottolinea come le due “principali questioni elettorali sono probabilmente Covid-19 e l’economia”, temi su cui i sondaggi sono tutt’altro che positivi per Donald Trump. “Quindi potrebbe cercare di alimentare la sua narrativa sulla Cina essendo un’area in cui ha fatto bene rispetto alle sue promesse elettorali”, commentato Broderick.

“Se Trump vincesse di nuovo, è probabile che le relazioni tra Stati Uniti e Cina continuino a peggiorare nei prossimi quattro anni”, continua l’analista. La fine delle relazioni diplomatiche, tuttavia, è probabilmente un passo troppo in avanti. Entrambe le parti vogliono evitare una guerra cinetica e ciò richiede una comunicazione continua. Se, per esempio, gli Stati Uniti dovessero tornare a riconoscere Taiwan, scatenerebbero automaticamente una sorta di incidente militare”.

E se a novembre a vincere fosse il tycoon nonostante i sondaggi che lo vedono ben distaccato dal candidato dem Joe Biden? “In un secondo mandato, l’amministrazione Trump probabilmente farebbe di più per tagliare le relazioni tecnologiche tra Stati Uniti e Cina e rafforzare la presenza militare degli Stati Uniti in Asia”, spiega Broderick, secondo cui anche ai negoziati di fase due e tre per l’accordo commerciale le posizioni di Washington sarebbero rigide. “La Cina”, di contro, “rafforzerebbe le proprie difese e le relazioni diplomatiche ed economiche con i Paesi non occidentali. Il rischio di uno scontro — accidentale o no — aumenterebbe. I rapporti tra Xi Jinping e Trump e il successo della fase uno dell’accordo commerciale rimarrebbero gli ultimi collanti della relazione; un peggioramento in una di queste aree farebbe presagire una situazione tipo ‘guerra fredda’”.

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