Notizia recente. Il Comune di Milano chiede alle scuole dell’Infanzia paritarie la disponibilità ad accogliere i tre mila bambini esclusi (come si vede, non sono più i 200 degli anni scorsi) dalle graduatorie comunali, in modo che possano, loro, i bambini, tornare a scuola e le mamme e i papà tornare al lavoro serenamente. Il provvedimento comprende anche un piano di assunzione di cento educatori entro settembre, tramite le graduatorie già esistenti, per fronteggiare la situazione di emergenza.

A questa soluzione si è arrivati ieri, al tavolo di confronto tra il sindaco Giuseppe Sala e i sindacati, a seguito della protesta di 3.000 famiglie (su 30mila aderenti al servizio) escluse dall’accoglienza nelle scuole d’infanzia e negli asili nido gestiti dal Comune.

Alle famiglie in lista d’attesa verrà pertanto assegnata una quota capitaria affinchè possano “scegliere di frequentare” la scuola dell’Infanzia paritaria.

Prontamente la FISM (Federazione italiana delle scuole materne) non solo si è dichiarata disponibile ma ha già inviato la richiesta alle 80 scuole paritarie.

Si plaude alla rinnovata apertura dell’assessore all’educazione Galimberti che riprende il Modello Pisapia-Cappelli che nel 2013 sanò le liste d’attesa realizzando il sistema scolastico integrato 0-6 anni a Milano.

Grazie all’ ampia trasversalità politica e alla collaborazione fra pubblico e privato, si può garantire a 3Mila bambini la scuola dell’Infanzia; rimane ovviamente l’auspicio che, lungo tutta la Penisola, le Regioni, gli USR e i Comuni guardino a questo modello, portando il Miur ad indirizzarsi verso i patti educativi con le scuole paritarie.

Come attuare questi Patti? Il meccanismo è lineare: una volta acquisito il fabbisogno della scuola statale, si procede con la verifica della disponibilità reale delle scuole paritarie, individuando le strategie localmente più adeguate, nel rispetto delle autonomie, per permettere a 8 Mln di studenti di tornare in classe. Quota capitaria per quanti sceglieranno di indirizzarsi verso la scuola paritaria, convenzioni per l’utilizzo dei locali, sono formule percorribili da un punto di vista economico con conseguenti evidenti risparmi. Così facendo, si risolverebbe anche l’annoso problema delle cattedre vacanti che sappiamo essere 85mila.

La proposta di Palazzo Marino raccoglie naturalmente il plauso delle Conferenze USMI e CISM che, a onor del vero, già il 26 aprile scorso avevano offerto alla scuola statale la disponibilità delle sedi scolastiche paritarie: conseguentemente si auspica che l’esempio di Milano sia seguito da tutte le regioni e da tutti i comuni della Penisola.

E’ chiaro che quanto sta accadendo a Milano va inserito nel panorama nazionale: il cambio di posizione dei Cinque Stelle – che ora vedono nella scuola paritaria un ramo della scuola pubblica ed una risorsa per il Paese – rappresenta un successo della politica del dialogo e del confronto.

Ora non è più possibile tornare indietro: come è stato affermato, il COVID può divenire l’occasione di un reale cambiamento in molti campi, primo fra tutti quello della scuola, perché si arrivi ad un sistema effettivamente integrato. La situazione vissuta a Milano è la stessa di quella vissuta a livello nazionale: le sedi statali, come si è detto più volte, non sono sufficienti e quel 15% di studenti che “non ha il posto in classe” ha diritto alla scuola. Come uscirne? La soluzione è la stessa, nel micro come nel macro: sia assegnata a queste famiglie una quota capitaria pari al costo standard di sostenibilità per allievo (da modulare per corso, dai 3.500 euro per la scuola dell’infanzia ai 5.800 euro per la scuola secondaria di 2° grado, con una media di 5.500 euro), consentendo la libera scelta della scuola.

La trasparenza invocata dalla Senatrice Granato con la mozione è propedeutica alle nuove linee di finanziamento del sistema scolastico: costi standard di sostenibilità per allievo.

Si innescherà allora un processo virtuoso senza precedenti verso un sistema scolastico equo (autonoma la scuola statale, libera la paritaria) con una sana concorrenza che, sotto lo sguardo garante dello Stato, innalza il livello di qualità; le scuole paritarie, infatti, non hanno mai temuto i controlli, la pubblicità dei bilanci, l’assunzione dei docenti abilitati (a trovarli!… Ma non li ha neppure lo Stato) chiamati da albi pubblici, proprio come previsto nel sistema scolastico della laicissima Francia. Tutti i Paesi europei, ad eccezione della Grecia, garantiscono, in vario modo, il diritto alla libertà di scelta educativa. Parafrasando Sant’Agostino, potremmo dire: “Si isti et istae, cur non nos?

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