DOPO i risultati della votazione delle Mozioni sulla scuola paritaria al Senato, nella 242a seduta pubblica del 21 luglio 2020 (Nostro dossier a commento): l‘Assemblea ha approvato le Mozioni, riformulate, 1-00256 (testo 2) e 1-00275 (testo 2) è evidente al mondo che 

ANCHE per il Movimento 5 Stelle le scuole paritarie sono pubbliche come le statali ma il diritto dell’istruzione, che è l’unico a non essere stato ristabilito, può aspettare …Proviamo a farlo ripartire in tre mosse!

Premesso che

– Il nodo critico della questione sta chiaramente nel compromesso tra Governo e Movimento 5 Stelle, per cui l’ideologia pare essere un bene irrinunciabile anche in tempi di emergenza Covid.

 – La scuola non ripartirà se non ristabiliamo il diritto dei diritti. È pazzesco pensare che la Ministra dell’Istruzione, preoccupata di fare gare di appalto per i banchi con le rotelle, sia stata assente dalla discussione di Mozioni così fondamentali! A 1.139.000 allievi “manca il banco” nel senso che per loro il diritto all’istruzione è leso. Molte sono, infatti,  le scuole paritarie che stanno chiudendo (cfr. il sito https://www.noisiamoinvisibili.it/), e spesso in zone dove non c’è un’alternativa. Ma allora dove andranno a finire questi allievi?

 – Mancano solo 40 giorni lavorativi al fatidico 14 settembre. Come può organizzarsi un povero dirigente di scuola statale che ha la responsabilità di una scuola di 800-1000 allievi minimo, con reggenze di altre scuole dislocate a km di distanza? Come fa a fare programmazione senza sapere dove saranno posizionati gli studenti? Inoltre mancano 85 mila docenti. Come è possibile fare scuola senza ambiente e senza personale docente? Metteremo i ragazzi seduti a un tavolo girevole… Dove? E a fare che cosa?

 – Il Governo ha tra le mani, da oltre 130 giorni, una soluzione percorribile per rimettere in classe 8 milioni di studenti! Proviamo allora a ribadire la tabella di marcia che dovrebbe scandire l’agenda di un Governo di buon senso nei prossimi giorni.

Il Ministro Azzolina può e deve fare quanto segue:

1. Richiesta ai vari Direttori generali dei singoli Uffici scolastici regionali che forniscano, entro martedì 28 luglio, il fabbisogno per l’a.s. 2020/2021. Con le linee guida che si propongono alla presente e che hanno già una loro fattibilità (link) per quanti allievi e/o classi non c’è spazio? Quanti i docenti che mancano?

2. Concomitante richiesta alle scuole paritarie che ne hanno la possibilità di siglare, nel rispetto dell’autonomia, patti educativi che si potranno tradurre concretamente nelle seguenti opzioni:

– Spostiamo una classe (allievi e docente) dalla statale alla paritaria di fronte?

– Destiniamo a quel 15% di allievi delle paritarie che non potranno più frequentarle una quota capitaria che abbia come tetto massimo il costo standard di sostenibilità per allievo?

Un iniziale percorso in tal senso è stato avviato, in queste ore, dal Comune di Milano che per garantire ai 3Mila bambini esclusi dalle Scuole dell’Infanzia comunali ha chiesto la disponibilità alle scuole paritarie potenziando il modello Sistema integrato Pisapia-Cappelli del 2013. «L’amministrazione comunale, da parte sua, si è già impegnata nel rinnovo della convenzione che sostiene anche economicamente il sistema educativo integrato» ha dichiarato il 24.07.2020 dalle pagine di Avvenire, l’assessore all’educazione Laura Galimberti (link)

3. Stabilizzazione dei docenti precari che sono in classe da più di 5 anni senza la manfrina del concorsone. Questo permetterà di ripartire celermente a settembre.

Per quanto riguarda, invece, i programmi più a lungo termine, si introduca in modo modulato il costo standard di sostenibilità per tutti gli studenti; si dia autonomia alla scuola statale e si liberi la paritaria; si faccia un censimento del fabbisogno di cattedre e dell’offerta di docenti, per valutare se e per quali discipline indire effettivamente i concorsi.

 

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