L’Italia verso la presidenza G20 del 2021

L’Italia verso la presidenza G20 del 2021

«Viviamo in un momento in cui si stanno scrivendo pagine importanti della storia: mai prima d’ora la nostra generazione è stata chiamata ad affrontare sfide come quelle prodotte dal Coronavirus. La leadership mondiale ha una responsabilità enorme e le decisioni che verranno prese di qui ai prossimi mesi ridefiniranno il mondo per milioni – o miliardi – di esseri umani. […]. Una prova storica per il nostro Paese, che proprio in questi mesi si appresta a prendere il testimone della guida del G20 dall’Arabia Saudita. Un’occasione unica. Un momento in cui l’Italia può fare sentire la sua voce sulla scena internazionale e contribuire alla riflessione sul nuovo mondo che vogliamo costruire, portando i nostri valori, le nostre conoscenze e la nostra esperienza».

Presi dalla discussione sulla ripartenza economica, non se ne parlava ancora. Poi Fabio Pompei, ad di Deloitte, dalle colonne del Sole 24 Ore con queste parole ha acceso i riflettori sul tema e, forse, ora è venuto il momento che il G20 entri nel dibattito pubblico.

Oggi ne ho parlato in quest’intervista ad Adnkronos.

Da gennaio l’Italia assumerà la presidenza

Nel 2021 l’Italia assumerà la presidenza del G20. È la prima volta in assoluto e, ovviamente, è una grande occasione di rilancio del ruolo del nostro Paese sullo scenario internazionale. Un onore, ma anche un onere per il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il Ministero degli Esteri Luigi Di Maio che saranno in prima linea nella gestione del G20, perché il 2021 è l’anno in cui si comincerà a capire qual è stato l’impatto reale della pandemia e quanto è grave la situazione.

I diplomatici ci stanno lavorando intensamente: a Palazzo Chigi il team guidato dal consigliere diplomatico del presidente del Consiglio e Sherpa G7/G20 Pietro Benassi e dal Coordinatore dell’Ufficio Sherpa G7/G20 Fausto Panebianco. Alla Farnesina a lavorarci in prima linea sono il Segretario Generale Elisabetta Belloni e per la direzione generale per la mondializzazione e le questioni globali il direttore generaleLuca Sabbatucci  e il vice direttore Generale Alessandro Modiano.

Ora però è il momento che anche la politica e i media ne se occupino.

Tutti i maggiori istituti internazionali sono stati chiari: la posta in gioco è altissima. Le più recenti stime del FMI prevedono un crollo del Pil mondiale del 4,9% e livelli di indebitamento pubblico paragonabili a quelli della II Guerra Mondiale. Molti osservatori ci ammoniscono che quella in arrivo potrebbe essere la più grave recessione economica dai tempi della Grande Depressione. Chi ha un minimo di senso storico lo percepisce: siamo a un punto di svolta. Siamo alla più grande prova per la nostra generazione e dobbiamo dimostrare di essere all’altezza del momento.

L’appello di Gordon Brown

In questo scenario complesso, l’Italia, che prenderà il testimone del G20 dall’Arabia Saudita, deve accogliere l’appello di Gordon Brown lanciato a giugno. Il G20 è la sede perfetta per affrontare una crisi globale come quella innescata dal Covid-19: «Se il coronavirus attraversa tutti i confini, allora deve farlo anche la guerra per sconfiggerlo», ha scritto l’ex Premier britannico. L’inazione della leadership mondiale, sottolinea Brown, «è, potenzialmente, una sentenza di morte per le persone dei paesi più poveri del pianeta, i cui sistemi sanitari hanno bisogno urgente di aiuti internazionali. Ma non solo: da quegli stessi paesi dipende la possibilità di una seconda ondata epidemica che potrebbe abbattersi sui Paesi più ricchi». Un rischio che non possiamo permetterci e a cui si aggiunge anche lo spettro di una regressione storica dei livelli di benessere dei paesi avanzati: «Per la prima volta in questo secolo, la povertà globale sta aumentando e il trend di tre decenni di miglioramento del tenore di vita si sta invertendo», ammonisce Brown. Una dinamica che in Italia le giovani generazioni stanno già sperimentando sulla propria pelle e che potrebbe aggravarsi se il macigno del debito pubblico non verrà alleggerito con investimenti pubblici in grado di far ripartire la crescita del Paese.

La sfida per l’Italia

L’Italia, che per prima in Europa è stata colpita dalla crisi e, tutto sommato, ha retto l’urto dell’ondata epidemica, ora deve dare un colpo di reni e ripartire. Abbiamo pochi mesi prima di prepararci a questo appuntamento e dobbiamo farlo con il massimo impegno, mostrando quello spirito di unità nazionale che dal Quirinale il Presidente della Repubblica Mattarella ci ha chiesto.

Come giustamente ha dichiarato Pietro Benassi, «dovremo puntare sulla valorizzazione di quei beni pubblici – People, Planet, Prosperity, Public Health –  che sono condizione per prevenire ed affrontare shock come quelli che stiamo vivendo e immaginare un nuovo modello di sviluppo». Un approccio in linea con i valori e con la visione dell’Italia che, con più convinzione che mai, dovremo portare nel forum internazionale del G20.  La presidenza italiana potrebbe avere anche la possibilità di affrontare ed offrire soluzioni a temi troppo spesso procrastinati come la scarsa armonizzazione di tra le regolamentazioni nazionali ed il costo imposto alle imprese nell’ottemperare con procedure troppo spesso ripetitive ed eccessivamente burocratiche, particolarmente per le piccole e medie imprese (PMI), le più deboli nelle diverse filiere.   

L’Italia ha l’opportunità, e il dovere, di affrontare queste problematiche, alcune procrastinate nel tempo: deve sviluppare soluzioni innovative con particolare attenzione alle piccole e medie imprese (PMI), come evidenziato da Gianluca Riccio, vicepresidente della Comitato Finanze del Business at OECD.

«La Presidenza Saudita – spiega Riccio – ha affrontato il COVID-19 in una situazione di emergenza, e ha quindi potuto solo mettere in cantiere alcune proposte, sarà la Presidenza Italiana a dover sviluppare quelle di maggior interesse, definendone le linee guida, e quindi svilupparle nella loro interezza».

Il T20 e il B20: i protagonisti 

Una sfida importante anche per l’ISPI, che presiederà il forum dei think tank, e per Confindustria che presiederà il B20, il business forum che rappresenta la voce del settore privato e dell’imprenditoria all’interno della comunità del G20, fornendo prospettive pratiche e generando nuove proposte di policy sui temi individuati come sfide globali. Un’occasione importante anche per il neo eletto leader di Viale dell’Astronomia Carlo Bonomi, per la vice presidente con la delega all’internazionalizzazione Barbara Beltrame e per la tutta squadra che potrà debuttare nello scenario internazionale da uno dei palcoscenici più importanti.

Un palcoscenico che di sicuro vedrà anche in prima linea i principali leader delle imprese italiane da anni attive nei consessi internazionali  a partire da nomi come la presidente del Gruppo Marcegaglia ed ex presidente di Business Europe e Confindustria Emma Marcegaglia che viene considerata candidata a presiedere il B20 italiano, l’ad di Enel Francesco Starace, unico italiano ad entrare nel Consiglio del Global Compact delle Nazioni Unite, il presidente di Generali Group Gabriele Galateri di Genola e quello del gruppo industriale Techint Gianfelice Rocca e gli amministratori delegati di Eni Claudio Descalzi, di Snam Marco Alverà, di Intesa San Paolo Carlo Messina, di Tim Luigi Gubitosi, di Pirelli Marco Tronchetti Provera e di Borsa Italiana Raffaele Jerusalmi. 

Con il Covid-19 ancora tema di discussione potrà esserci una sessione dedicata ai temi della salute, come avvenuto nel B20 tedesco, e un importante presenza di leader italiani dell’industria farmaceutica a partire da Francesco Angelini, Diana Bracco e Sergio Dompé.  Probabilmente questa sarà anche l’occasione per una presenza in Italia dell’imprenditore turco-italiano amministratore delegato di Santa Farma Pharmaceuticals e Presidente dell’International Organisation of Employers Erol Kiresepi. 

Il G20 e la sfida del multilateralismo

In altre parole, questo G20 a guida italiana è anche un’opportunità per rafforzare il multilateralismo che la guerra fredda tra Usa e Cina ha messo in crisi. Un multilateralismo che, di fatto, la pandemia ci ha fatto riscoprire come unica via percorribile.

Perché, che si professi la fede sovranista o quella globalista, il Covid-19 ci ha messo di fronte a una realtà innegabile: un problema globale si può risolvere solo con una risposta globale. Se i grandi leader del pianeta non si siederanno intorno a un tavolo e cercheranno di prendere le adeguate contromisure, le conseguenze potrebbero essere pesantissime. Sotto il profilo economico-finanziario, ma anche dal punto di vista della tenuta istituzionale del modello liberal-democratico, che, come diceva Churchill, «è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte le altre forme che sono state sperimentate finora».

Al nostro Paese l’arduo compito.

ultima modifica: 2020-07-03T23:55:04+00:00 da Roberto Race