I marò, l’India e l’autorità delegata. La sicurezza nazionale secondo il gen. Tricarico

I marò, l’India e l’autorità delegata. La sicurezza nazionale secondo il gen. Tricarico
“Se dovessi coniugare l'attualità di oggi con l'episodio dei marò, dovrei auspicare ancora una volta che il presidente Conte proceda alla nomina di un'autorità delegata per il controllo dei servizi”. Il commento del generale Leonardo Tricarico sul caso Lexie, per cui il tribunale arbitrale dell'Aja ha (finalmente) riconosciuto la giurisdizione italiana

I fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone verranno giudicati in Italia. Il Tribunale arbitrale internazionale dell’Aja ha infatti dato ragione all’Italia sul caso Lexie, risalente al lontano febbraio 2012, precludendo all’India l’esercizio della propria giurisdizione. Per il generale Leonardo Tricarico, presidente della Fondazione Icsa, è “una buona notizia che arriva però dopo troppo tempo, e che porta ad auspicare nuovamente, oggi più di ieri, la nomina da parte del presidente Giuseppe Conte di un’autorità delegata per la sicurezza della Repubblica”.

LA DECISIONE ARBITRALE

Il tribunale arbitrale dell’Aja ha riconosciuto per i due marò l’immunità derivante dall’esercizio delle loro funzioni in qualità di funzionari dello Stato italiano, e dunque soggetti alla legge di “bandiera”. È la linea che l’Italia ha sempre sostenuto sull’episodio della notte del 15 febbraio 2012, quando dalla petroliera italiana Enrica Lexie, Latorre e Girone (imbarcati per scortare l’unità navale contro i frequenti attacchi di pirateria nella zona) colpirono il peschereccio indiano Saint Anthony, scambiato per una nave di pirati, provocando la morte dei pescatori Valentine Jelastine e Ajeesh Pink. Il tutto accadde al largo della costa del Kerala, nel sud-ovest dell’India, dando il via a un iter giuridico conclusosi solo oggi.

LA LINEA DELL’AJA

Nuova Delhi ha infatti sempre sostenuto la propria giurisdizione sul caso, con le note difficoltà relative al rientro in Patria dei due marò, avvenuto nel settembre 2014 per Latorre e nel maggio 2016 per Girone, su ordine del tribunale arbitrale, costituito nel 2015 e chiamato a pronunciarsi sulla giurisdizione e non sul merito del caso. Sarà l’Italia dunque a dover esercitare la propria giurisdizione e a “riavviare il procedimento penale sui fatti occorsi il 15 febbraio 2012, a suo tempo aperto dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma”, ha fatto sapere la Farnesina. “L’Italia – ha detto il ministro Luigi Di Maio – naturalmente rispetterà quanto stabilito dal Tribunale arbitrale, con spirito di collaborazione”.

IL RIMBORSO

In più, secondo il tribunale, il nostro Paese “ha violato la libertà di navigazione e dovrà pertanto compensare l’India per la perdita di vite umane, i danni fisici, il danno materiale all’imbarcazione e il danno morale sofferto dal comandante e altri membri dell’equipaggio del peschereccio indiano Saint Anthony”. Al riguardo, spiega il ministero degli Esteri italiano, “il Tribunale ha invitato le due Parti a raggiungere un accordo attraverso contatti diretti”. Al netto del compenso all’India, la giurisdizione italiana riconosciuta dall’Aja “è una buona notizia, che, purtroppo, arriva dopo tanti anni nonostante fosse chiaro fin dall’inizio che questo dovesse essere il prosieguo”, ha commentato il generale Leonardo Tricarico, presidente della Fondazione Icsa, già capo di Stato maggiore dell’Aeronautica.

IL COMMENTO DI TRICARICO

“Se oggi – ha aggiunto – dovessi coniugare l’attualità con quell’episodio increscioso che ha riguardato i rapporti internazionali dell’Italia, dovrei auspicare ancora una volta che il presidente Conte proceda alla nomina di un’autorità delegata per il controllo dei servizi”. Perché? “Perché, con le dovute differenze, le condizioni in cui si verificò l’episodio dei marò ripropongono uno scenario simile a quello odierno”. Allora, nota Tricarico, eravamo in emergenza di carattere finanziario; il presidente Monti riteneva che il suo compito fosse quello di far quadrare i conti pubblici e su questo poggiò la sostenibilità del governo, consentendo così che la vicenda dei marò non fosse gestita in maniera coordinata proprio per l’assenza di un’autorità delegata alla sicurezza della Repubblica”.

LA SICUREZZA COME ATTIVITÀ QUOTIDIANA

E così, ha rimarcato il generale, “se oggi sostituissimo alla parola marò i termini Egitto o Libia, potremmo trovarci nuovamente con una mina vagante sulla quale il sistema potrebbe esplodere”. D’altra parte, “i rischi per la sicurezza nazionale sono oggi maggiori di ieri, con equilibri pronti a impazzire da un momento all’altro”. Per questo, ha chiosato Tricarico, è importante che tutte le attività che confluiscono nella sicurezza nazionale possano avere un presidio quotidiano che sia espressione del vertice di governo”.

LA SODDISFAZIONE DI GUERINI E DI MAIO

Intanto, in attesa dell’autorità delegata auspicata dal generale, sono numerosi le voci della politica e delle istituzioni ad esprimere soddisfazione per la decisione dell’Aja. È “un risultato che accogliamo con soddisfazione, che mette fine a una vicenda che andava avanti da anni, particolarmente gravosa anche per i suoi aspetti umani”, ha detto il ministro Lorenzo Guerini. “Per questo – ha aggiunto – rivolgo un affettuoso pensiero ai nostri due marò e alle loro famiglie per i difficili momenti che hanno vissuto”. Per Luigi Di Maio “non abbiamo mai smesso di seguire questo caso; voglio ringraziare anche chi mi ha preceduto per la costanza e la determinazione impiegate su questa vicenda”.

ultima modifica: 2020-07-02T13:50:25+00:00 da Stefano Pioppi

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