Russia, scramble e difesa aerea. Cosa fanno gli F-35 italiani in Islanda

Russia, scramble e difesa aerea. Cosa fanno gli F-35 italiani in Islanda
Il 3 luglio quattro F-35 italiani dispiegati in Islanda si sono alzati in volo per intercettare diversi velivoli militari russi. È l'Air policing della Nato, che l'Aeronautica militare italiana ha portato con i suoi caccia nella quinta generazione. Ecco un tour nella base di Keflavik con il comandante Cesario e le parole dell'ambasciatore Talò, rappresentante d'Italia all'Alleanza Atlantica

Sei F-35 italiani si trovano in Islanda per proteggere i cieli europei. Pochi giorni fa, lo scramble su diversi velivoli militari russi ha dimostrato un impegno tutt’altro che simbolico, inserito nell’ambito dell’Air policing della Nato, una delle principali missioni dell’Alleanza in tempo di pace. L’Italia, con l’Aeronautica militare, l’ha portata sulla quinta generazione grazie agli F-35 del 32esimo Stormo di Amendola, tornati da tre settimane alla base di Keflavik dopo l’apprezzato dispiegamento dello scorso ottobre. Un punto sulla missione è arrivato oggi dal “virtual media tour” organizzato dal press office della Nato.

LA MISSIONE

La missione si chiama Northern Lightning II, condotta dalla Task Force Air 32nd Wing al comando del colonnello Michele Cesario. Quando arriva l’alert, gli F-35 devono essere pronti a decollare in pochi minuti. Mentre i piloti indossano la speciale tuta, i tecnici preparano il caccia alla partenza. Nel percorso verso l’hangar, c’è giusto il tempo di mettere il casco; e non un casco qualsiasi, ma un vero e proprio sistema, adattato al pilota, capace di mostrare sulla visiera tutte le informazioni di volo per incrementare la “situational awareness”, cioè la consapevolezza di ciò che accade nell’area operativa, vera chiave di volta per il successo della missione. “Il velivolo è estremamente affidabile – ha spiegato il colonnello Cesario – pronto in pochissimo tempo quando giunge la Quick reaction alert (Qra)”. Il Joint strike fighter, ha aggiunto, “richiede tempi brevissimi dall’attivazione al decollo, performando molto bene e con grande efficienza”. Si tratta di “un game changer con capacità uniche”, ha aggiunto un ingegnere di volo dell’Aeronautica che segue il mantenimento dei velivoli a Keflavik.

L’AIR POLICING DELLA NATO

Il tutto rientra nell’attività di Air policing, termine con cui si indica la difesa aerea in tempo di pace, operazioni a cui l’Aeronautica militare italiana, oggi guidata dal generale Alberto Rosso, contribuisce sin dal primo impiego in Slovenia nel 2004. Tra le competenze del Saceur, l’impegno di Air policing è guidato dal Nato Allied Air Command di Ramstein, in Germania, dispiegandosi poi nelle molteplici task force in giro per l’Europa, con programmi specifici per i Baltici, i Balcani e l‘Islanda. A seguire le operazioni 24 ore al giorno ci sono i due Combined air operations centres (Caoc) di Torrejon, in Spagna, e Uedem, in Germania, rispettivamente responsabili delle operazioni a sud e a nord della Alpi. Si tratta di impegni concreti, tutt’altro che puramente addestrativi.

L’ATTIVISMO RUSSO NEI CIELI DEL NORD

Pochi giorni fa, due dei sei F-35 italiani si sono attivati per la prima volta in “Alpha scramble” per scortare alcuni velivoli russi in missione sui cieli del nord Europa, tra mare di Barents, mar di Norvegia e Atlantico nord-orientale. È la Difesa russa a specificare che si trattava di tre aerei da pattugliamento marittimo Tu-142 (con capacità bombardiere e antisommergibile), scortati da alcuni caccia MiG-31, gruppo del tutto simile a quelli che si vedono sempre più spesso nei cieli del nord Europa. Dopo una prima intercettazione da parte degli F-16 di Norvegia e degli Eurofighter britannici, lo spostamento della formazione russa verso lo spazio aereo islandese ha attivato anche gli F-35 italiani.

LE MANOVRE ITALIANE

“La prima coppia di velivoli italiani – spiega la Difesa italiana – decollati in pochi minuti, ha raggiunto l’area di interesse e, in accordo alle procedure Nato, ha effettuato l’identificazione degli assetti provenienti dal mare di Norvegia”. Poi, “una ulteriore coppia di velivoli è decollata successivamente a protezione dello spazio aereo, effettuando attività di pattugliamento in circolo, in una cosiddetta Combat air patrol, al fine di assicurare un rapido intervento qualora gli assetti già identificati avessero interessato lo spazio aereo di competenza”.

I PRIMATI DELL’AERONAUTICA

Come notato da Manfred Reudenbach del Nato Allied Air Command, è stato il primo scramble di quinta generazione nella storia dell’Air policing Nato, realizzato grazie ai velivoli dell’Aeronautica militare italiana. D’altra parte, l’impegno segue quello dello scorso autunno, contraddistinto già allora dall’ennesimo primato per l’Arma azzurra nel programma Joint strike fighter (dopo la prima capacità operativa iniziale in Europa e la prima integrazione nella Difesa aerea nazionale). In quell’occasione, gli F-35 italiani furono i primi assetti di quinta generazione a partecipare a una missione Nato, ottenendo per primi la certificazione alla piena capacità operativa dal team di valutatori del Combined air operations centre (Caoc) di Uedem, in Germania. In circa due settimane di attività, i velivoli italiani realizzarono venti scramble addestrativi (i cosiddetti Tango scramble) raggiungendo quota 150 ore volate, tutte con un grado di efficienza vicino al 100%.

IL VALORE STRATEGICO

In quell’occasione, fece visita alla task force italiana a Keflavik l’ambasciatore Francesco Talò, rappresentante permanente d’Italia alla Nato. “Ancora una volta – ha detto oggi intervenendo al tour virtuale – siamo orgogliosi dei velivoli e del personale italiano impegnati in Islanda”. È un parte del “contibution” che la Penisola offre all’Alleanza; una parte piuttosto rilevante. “Come Occidente dobbiamo mantenere il vantaggio tecnologico, e l’F-35 è un simbolo di tale vantaggio tecnologico”, ha notato Talò. “Parlo di Occidente perché il velivolo è frutto di un lavoro di squadra tra Paesi” che coinvolge anche l’Italia. La linea di assemblaggio e verifica finale di Cameri, in provincia di Novara, ha detto l’ambasciatore, “è un vero condensato di tecnologia, un posto incredibile da visitare”. Tutto questo è messo a disposizione dell’Alleanza. Perché? “Perché è importante per la nostra sicurezza, per la solidarietà e l’unità della Nato; la forza dell’Alleanza – ha rimarcato Talò – è proprio nella sua unità”, alla base della scelta italiana di contribuire all’Air policing anche in territori così lontani da casa, ma in posizione strategica tra Artico e Atlantico.

L’APPREZZAMENTO DEI PARTNER

L’impegno italiano per questa missione è notevole, soprattutto considerando l’esigenza di conformarlo alle restrizioni imposte dal Covid-19 tra mascherine, gel igienizzanti e screening (a cui è stato sottoposto tutto il personale italiano). Oltre al gruppo volo (Task group), c’è il personale tecnico e logistico, nonché il team di controllori della difesa aerea che opera in coordinamento con la Guardia costiera irlandese. Insieme, assicurano le funzioni di sorveglianza e identificazione, fino al controllo degli intercettori chiamati alle attività di scramble, tutte capacità di cui Reykjavík è sprovvista.

ultima modifica: 2020-07-08T16:41:30+00:00 da Stefano Pioppi

 

 

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