“Con Hong Kong contro la draconiana legge cinese”, ha dichiarato l’Alto rappresentante Borrell al termine dell’incontro dei ministri degli Esteri dell’Ue. Diverse ipotesi sul tavolo ma Bruxelles temporeggia. Escluse le sanzioni, a cui si pensa invece contro la Turchia, sotto osservazione dopo le attività nel Mediterraneo e la mossa su Santa Sofia

Come anticipato alla fine della scorsa settimana su Formiche.net, il Consiglio Affari esteri di oggi — il primo dopo l’allentamento delle misure di contenimento per il Covid-19, che ha visto la presenza dei ministri dei 27 a Bruxelles — non è giunto ad alcuna conclusione sul dossier Hong Kong dopo la nuova legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino sull’ex colonia britannica.

“Non c’è abbastanza tempo per i preparativi dovuti”, aveva detto un diplomatico a Politico Europe nei giorni che hanno preceduto l’incontro. Altri, riferendosi all’ipotesi di un coordinamento dell’Unione europea sulle politiche in materia di visti per gli attivisti che affrontano la repressione, avevano sottolineato come questi siano campi di competenza dei singoli Stati. Mai state sul tavolo le sanzioni (in questo caso, scrivevamo la scorsa settimana, si è fatto sentire il peso della cancelliera tedesca Angela Merkel, ultimamente molto silente su Hong Kong per paura di ritorsioni contro le società tedesche in Cina). Confermate le indiscrezioni riportate Politico Europe: “Per adesso, la discussione non sta andando verso le sanzioni, ma verso una richiesta al Servizio europeo per l’azione esterna (cioè la macchina diplomatica dell’Unione europea, ndr) di preparare un ‘documento di opzioni’”, aveva raccontato un diplomatico.

SU HONG KONG SI TEMPOREGGIA

Al Consiglio — presente per l’Italia l’ambasciatore Maurizio Massari, rappresentante permanente presso l’Unione europea, che ha fatto le veci del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, a Trieste per lo storico incontro fra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il capo dello Stato sloveno Borut Pahor — si è parlato di America Latina, Turchia, Libia, Venezuela, Africa e del primo incontro del dialogo facilitato dall’Unione europea tra Belgrado e Pristina. Al termine, l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza, Josep Borrell, è intervenuto in conferenza stampa dichiarando che l’Unione europea “difenderà il popolo di Hong Kong” dalla “draconiana legge sulla sicurezza nazionale” che “ovviamente avrà un impatto sulle nostre relazioni”. I 27 hanno “seri dubbi sulla conformità” della misura “con la Basic law e con gli impegni internazionali della Cina”. Ma le sanzioni non sono state neppure nominate del capo della diplomazia europea.

L’Unione europea “sta sviluppando un’ampia risposta coordinata su Hong Kong”, ha spiegato l’Alto rappresentante Borrell che ha poi aggiunto qualche dettaglio rispondendo alle domande dei giornalisti. Al vaglio ci sono diverse opzioni. Tra queste, una stretta sull’export tecnologico alle autorità di Hong Kong e una revisione dei trattati di estradizione e dei travel advice (i consigli di viaggio ufficiali). Si è “ampiamente discusso” della possibilità di concedere visti (in particolare agli studenti, per i quali si pensando anche a borse di studio), ha spiegato Borrell, nonostante questo sia un tema di competenza degli Stati membri (che dovrebbero pronunciarsi a giorni).

SANZIONI ALLA TURCHIA?

Di sanzioni si è, invece, parlato per quanto riguarda la Turchia (caldeggiate in particolare dalla Grecia e dalla Francia), seppur rimangano l’extrema ratio. Preoccupano due elementi: la svolta islamista del presidente Recep Tayyip Erdogan e le attività nel Mediterraneo (le trivellazioni nella parte orientale che sfidano il progetto East Med e il ruolo nel conflitto libico). Quanto al primo tema il Consiglio Affari esteri ha condannato la decisione turca di riconvertire “un monumento così emblematico come Santa Sofia in una moschea”, ha dichiarato l’Alto rappresentante Borrell. Che ha aggiunto che “questa decisione inevitabilmente alimenterà divisioni ulteriori tra le comunità religiose, eliminerà gli sforzi per il dialogo e la cooperazione”. In merito a ciò, “c’è stato ampio sostegno a invitare le autorità turche a riconsiderare urgentemente e a modificare la loro decisione”, ha aggiunto Borrell. Anche sulle attività turche nel Mediterraneo orientale i 27 tengono aperte le due soluzioni: “Cercheremo modi per ridurre le tensioni”, ha spiegato il capo della diplomazia dei 27, ma allo stesso tempo “lavoreremo sulle opzioni per migliorare la risposta alle azioni turche”. È lo stesso Borrell ha chiarire la seconda strada: “Esistono proposte di applicare sanzioni alla Turchia per fermare le sue azioni nel Mediterraneo orientale”, ha dichiarato.

GLI ALTRI TEMI

“La situazione in Libia continua a essere negativa”, ha spiegato Borrell. Ma anche in questo caso, niente sanzioni (che aprirebbe il Vaso di Pandora delle interferenze di Paesi europei nel conflitto sulla nostra Quarta sponda): “Continuiamo a vedere delle gravi violazioni dell’embargo sulle armi. Noi intendiamo rafforzare il regime delle sanzioni per contribuire a una migliore attuazione della risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, cosa che aumenterà anche l’efficienza della nostra operazione Irini”.

Passi avanti, invece, sul dialogo tra Belgrado e Pristina (giovedì è in agenda una nuova riunione). “I negozianti sono di nuovo in corso con un accordo sugli elementi principali del processo e sull’agenda della prossima riunione che si terrà a Bruxelles giovedì in modo non virtuale”, ha dichiarato Borrell. “Sono veramente felice di poter aggiungere che il dialogo tra Pristina e Belgrado ha ripreso, c’è stata la prima riunione, la prossima si terrà appunto giovedì con un ordine del giorno ampio e un accordo su quello che dovremmo discutere per avere poi un accordo vincolante giuridicamente per normalizzare i rapporti tra Kosovo e Serbia”.

 

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