Un filosofo della politica, Rocco D’Ambrosio e un magistrato, Francesco Giannella - autori de La corruzione: attori e trame (Mimesis) – valutano alcuni aspetti del “Decreto Semplificazione”

Il 16 luglio 2020 è stato pubblicato il cosiddetto “Decreto Semplificazione”, che riempie tutte le 144 pagine del Supplemento della Gazzetta Ufficiale n. 178: pagine dense e non facili, non tanto “semplificate”, eppure fondamentali per il funzionamento della nostra Pubblica Amministrazione, poiché trattano, fra l’altro, la materia dei contratti pubblici, degli appalti e dell’edilizia.

Una legge destinata a “semplificare” che si va – dunque – ad aggiungere alle centinaia di norme già esistenti in materia, che va naturalmente letta, coordinata con tutte le altre, interpretata. Un decreto scritto con la ormai nota tecnica del rinvio, delle modifiche di singole parole o di isolate frasi delle leggi già in vigore, che comporterà per gli interessati, a dir poco, un complicato esercizio di taglio e ricucitura.

L’aspetto della tecnica legislativa non è trascurabile in un Paese, come il nostro, che purtroppo si distingue – nel panorama mondiale – per profluvio di norme e regolamenti, spesso scoordinate e contraddittorie al punto da mettere in crisi chi deve applicarle, cittadini e tecnici del diritto.

Le indagini di Transparency mostrano chiaramente come i Paesi meno affetti da corruzione politica siano quelli, il cui grado di educazione civica e la chiarezza della legislazione sono tra i più alti. Ciò significa che, ogni volta che studiamo il fenomeno della corruzione, dobbiamo obbligatoriamente fare riferimento al dato generale di educazione alla legalità e di qualità della legislazione, quantomeno quella parte di essa che fissa le regole a cui deve attenersi la pubblica amministrazione, ad esempio in tema di competenze e procedure. Più le norme sono complesse e di difficile lettura, più aumentano le possibilità di libere interpretazioni. Quando poi risultano addirittura contraddittorie, esse finiscono col permettere adattamenti opportunistici caso per caso, o meglio ad personam.

E questa non è certo una scoperta dei nostri tempi. Già Tacito scriveva: “Corruptissima re publica plurimae leges”, ovvero “moltissime sono le leggi quando lo Stato è corrotto”. Conseguenza diretta della confusione legislativa è quella organizzativa, collegata alla proliferazione delle competenze e all’eccesso di burocrazia. Nella confusione organizzativa alligna la corruzione, anche quella spicciola, anche quella del piccolo dono per il “fastidio”. Ecco, dunque, che la semplificazione è auspicabile, ma la tecnica normativa avrebbe potuto essere più coerente con l’obiettivo.

Detto questo in generale sulla prassi legislativa italiana, alluvionale e confusa, ritorniamo al decreto legge del 16 luglio, mettendone in luce un altro aspetto peculiare. L’art. 23 del Decreto Semplificazione, infatti, contiene anche una modifica del reato di abuso di ufficio previsto dal codice penale (art. 323), che in tanti leggono come una ulteriore restrizione del campo reale di applicabilità della norma.

La “vera” semplificazione normativa, amministrativa e organizzativa deve essere orientata, come ci insegna l’esperienza dei Paesi con maggior tasso di trasparenza e minor incidenza di corruzione, innanzitutto a ridurre gli spazi della burocrazia, intesa nella sua accezione deteriore, come presenza opprimente dello Stato sovrano sul cittadino/suddito. Declinare un’amministrazione più snella ed efficiente significa in definitiva sottrarre terreno fertile all’abuso ed alla corruzione, liberare gli utenti dal bisogno di ricorrere agli “amici” per risolvere l’intricato rebus delle procedure e delle competenze. Ed infine, avere una amministrazione più efficiente e responsabile, che non può trincerarsi dietro esasperati tecnicismi e pretestuosi rinvii.

Se invece la “semplificazione” si accompagna ad una sostanziale abrogazione del reato di abuso di ufficio, che viene ridotto a casi assolutamente marginali, la logica appare – sì – quella di snellire le procedure, ma costo di rendere i pubblici amministratori più “disinvolti”, piuttosto che maggiormente responsabili. Proprio adesso che dall’Europa giungeranno fiumi di denaro. Sarà occasione per un riscatto etico, politico ed amministrativo?

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