Turchia e Francia ai ferri corti. Perché Parigi si ritira dall’operazione Nato Sea Guardian

Turchia e Francia ai ferri corti. Perché Parigi si ritira dall’operazione Nato Sea Guardian
Dopo le critiche dei giorni scorsi alla Turchia e alla Nato, la Francia passa all'azione e si ritira “temporaneamente” dall'operazione Sea Guardian (di cui aveva la flagship). I punti di divergenza con Ankara sono molteplici, dal gas alla Libia, e Parigi vorrebbe avere più sostegno dall'Alleanza

“Temporaneamente”. È tutto in questo avverbio, utilizzato dal portavoce del ministero della Difesa francese, il margine per poter riavvicinare Parigi e Ankara, e così risolvere uno dei nodi più intricati per l’Alleanza Atlantica. La Francia ha infatti deciso oggi di sospendere “temporaneamente” la propria partecipazione alla missione Nato Sea Guardian nel Mediterraneo, sulla scia dell’insoddisfazione per l’atteggiamento turco nell’episodio dello scorso 10 giugno e della risposta dell’Alleanza, considerata troppo blanda (da cui “Nato in morte cerebrale”). A qualcuno intanto torna in mente il 10 marzo del 1966, quando il presidente francese Charles De Gaulle annunciò il ritiro della Francia della Nato. Sette anni prima, covando già molteplici insofferenze, Parigi aveva già sottratto la flotta nel Mediterraneo al coordinamento alleato.

LA MISSIONE

Sea Guardian rappresenta una forza marittima multinazionale composta da unità navali e aeree di diversi Paesi Nato. Risponde al Comando marittimo alleato (MarCom) dell’Alleanza, con sede a Northwood, nel Regno Unito. Ha l’obiettivo di condurre operazioni di sicurezza marittima, a cui si affiancano i compiti di lotta al terrorismo in mare, contributo alla formazione delle forze di sicurezza dei Paesi rivieraschi, alla garanzia della libertà di navigazione, e operazioni di interdizione marittima e di contrasto alla proliferazione delle armi di distruzione di massa e di protezione delle infrastrutture sensibili. Lanciata durante il summit Nato del 2016, ha raccolto l’eredità di Active Endeavour, partita nell’ottobre del 2001 per sorvegliare il Mediterraneo orientale su attivazione della clausola della difesa collettiva (art. 5 del Trattato nord atlantico) in seguito agli attentati dell’11 settembre.

LA PARTECIPAZIONE ITALIANA

Dal 2004 ha esteso il campo d’azione a tutto il Mediterraneo, lasciandolo in dote a Sea Guardian, uscita dall’articolo 5, ma comunque focalizzata sulle medesime finalità, in coordinamento con le operazioni Ue (da Sophia a Irini) e con Frontex. Vi partecipa anche l’Italia. La delibera sulle missioni per il 2020 prevede un impiego massimo di 280 unità, con un sottomarino, una unità navale e due unità aeree. Come precisato dal governo “per il 2020 il contributo nazionale prevede l’incremento di un assetto navale per l’attività di raccolta dati e l’attività di presenza e sorveglianza navale nell’area del Mediterraneo orientale”.

L’EPISODIO FATIDICO

La tensione sull’operazione si è alzata lo scorso 10 giugno, quando la fregata francese “Courbet”, flagship dell’operazione, è stata illuminata per tre volte dal puntatore laser del sistema lanciamissili di una delle navi da guerra della Marina turca, in quel momento impegnato a scortare un’unità cargo (sempre turca) diretta verso un porto libico. Anche la Turchia partecipa alla missione (con la fregata Salihreis) ragione in più per il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg per avviare un’inchiesta sull’accaduto. Inchiesta che non è bastata alla Francia, che oggi ha annunciato tramite il ministero della Difesa il ritiro temporaneo dalla missione.

LE FRIZIONI TRA PARIGI E ANKARA

Prima dell’ufficialità dal dicastero guidato da Florence Parly, la decisione francese è stata preannunciata nel primo pomeriggio dall’ambasciatore turco a Parigi, Ismail Hakki Musa, in audizione al senato francese, elemento che lascia presagire delle comunicazioni preventive. Secondo il quotidiano L’Opinion, una lettera dalla Francia sarebbe arrivata anche allo stesso Stoltenberg. Oltre a informarlo della decisione, avrebbe contenuto anche tutta l’insoddisfazione francese per la posizione dell’Alleanza (ritenuta troppo blanda) nei confronti di Ankara. D’altra parte, la frattura tra Francia e Turchia è piuttosto evidente.

E LA NATO?

Pochi giorni fa, nel commentare l’episodio, il presidente Emmanuel Macron ha rispolverato la citazione che lo scorso novembre aveva fatto traballare l’Alleanza, nuovamente definita “in morte cerebrale”. Come spiegato da Formiche.net, i motivi di frizione tra Francia e Turchia sono molteplici, ma trovano ora massimo sfogo sulla crisi libica, che vede i due Paesi divisi nel sostegno, rispettivamente, a Khalifa Haftar e Fayez al Serraj. Tra l’altro, negli stessi giorni dell’episodio sulla Courbet, la scorta imponente di fregate turche impediva alle navi dell’Operazione dell’Ue Irini (ideata per far rispettare l’embargo dell’Onu sulla Libia) di ispezionare il mercantile Cirkin.

LA SFIDA STRATEGICA

Parigi ha denunciato a più riprese tali forzature, portando la questione all’attenzione degli altri alleati del Vecchio continente. La partita operativa si gioca nella Nato. L’Alleanza può offrire rodati canali di comunicazione e coordinamento tra i Paesi membri (soprattutto a livello di Forze armate) per permette di ricucire ed evitare nuovi episodi critici. In ogni caso, la partita più delicata (quella politica e strategica) eccede i canali della Nato. Tra Libia, gas e rotte mediterranee, gli interessi di Ankara e Parigi sono difficilmente conciliabili.

ultima modifica: 2020-07-01T09:20:10+00:00 da Stefano Pioppi

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