È un gioco non privo di rischi quello fra il Cremlino e la Bielorussia che si tiene su equilibri molto delicati. L'analisi di Giovanni Savino, senior lecturer presso l’Istituto di scienze sociali dell’Accademia presidenziale russa dell’economia pubblica e del servizio pubblico a Mosca

La notizia della formazione di una task-force di forze dell’ordine russe da impiegare nel caso in cui la situazione in Bielorussia precipiti ulteriormente entra di sicuro nel novero delle svolte repentine di Vladimir Putin. Il presidente russo ha annunciato questa misura in un’intervista andata in onda durante la trasmissione 60 minut sul canale televisivo Rossiya-1. Si aggiunge così un nuovo tassello nell’intricato mosaico delle relazioni tra Mosca e Minsk delle ultime settimane, dove segnali contrastanti sono stati lanciati da pressoché tutte le torri del Cremlino sulla crisi bielorussa. A questo annuncio è seguito l’invito al dialogo tra le forze, oltre alla denuncia dell’arresto dei 33 contractors come operazione dei servizi ucraini e americani – fatto curioso, perché a fermare i cittadini russi è stato il Kgb di Minsk, e Lukashenko aveva tuonato contro le ingerenze di Mosca.

Negli stessi minuti dell’intervista, vi è stato l’annuncio della richiesta di Lukashenko al governo russo di rifinanziare un miliardo di dollari di debito: “Ci siamo accordati con il presidente russo, e oggi il nostro primo ministro avvierà le trattative con Mikhail Mishustin per il rifinanziamento” ha dichiarato il presidente bielorusso. L’idea alla base è di permettere di far rifiatare il rublo bielorusso, in caduta libera, tenendo per sé quanto dovuto alla Russia, ed è stata esplicitata dallo stesso Lukashenko.

Vi è una connessione tra le dichiarazioni dei due presidenti? Se probabilmente è presto per ulteriori valutazioni, di certo all’interno della crisi emergono due nuovi elementi, entrambi capaci di esercitare una pressione di tutto rispetto sugli sviluppi futuri. Un miliardo di dollari di debito da rifinanziare e una task-force pronta ad intervenire non sono fattori trascurabili, e potrebbero avere risvolti inattesi – quel che potrebbe apparire come un sostegno indiscusso a Lukashenko, sottolineato dalle parole di Putin, in realtà potrebbe anche essere un modo per giocare al rialzo sul tavolo della crisi, per ribadire che ogni scenario in Bielorussia andrà concordato con il Cremlino. Un gioco non privo di rischi, perché un appoggio ancor più marcato a Lukashenko potrebbe suscitare l’emersione di tendenze antirusse, al momento del tutto marginali, nelle proteste di questi giorni, e la perdita di un altro vicino per Mosca. Un rompicapo di difficile soluzione, che sicuramente vedrà nuovi colpi di scena nelle settimane a venire.

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