Cai Xia, per 15 anni docente alla scuola d’élite del Pcc, è stata espulsa dalla Cina dopo aver accusato il presidente Xi di aver “ucciso il Paese”. Ora è negli Stati Uniti e dice: “Molte persone vorrebbero lasciare il Partito”

Per anni aveva creduto nella possibilità che la Cina imboccasse la strada verso la democrazia. Ma quella speranza è finita con Xi Jinping. Cai Xia, per 15 anni docente della scuola d’élite del Partito comunista cinese, è stata espulsa dalla Cina lunedì dopo che a giugno era trapelata una registrazione audio delle sue critiche verso il presidente definito “un boss mafioso”. Inoltre, aveva Cai accusato il presidente di avere un “potere incontrollato”, di aver reso il Paese “il nemico del mondo” e di aver portato alla crisi della pandemia del Covid-19, di cui dovrebbe farsi carico delle relative responsabilità. In un’intervista al Guardian è tornata a puntare il dito contro il presidente Xi, colpevole a suo giudizio di “uccidere il Paese”.

Ora si trova negli Stati Uniti. La scuola del Partito comunista cinese, in una nota, ha dichiarato che Cai aveva fatto commenti che “danneggiavano la reputazione del Paese” e che erano pieni di “gravi problemi politici”, privandola della pensione. Asianews.it ricorda come la docente, di 68 anni, abbia difeso Ren Zhiqiang, il miliardario dissidente finito nel mirino del regime per aver dato del “clown affamato di potere” al presidente Xi.

“Sotto il regime di Xi, il Partito comunista cinese non è una forza di progresso per la Cina. Anzi, è un ostacolo al progresso del Paese”, ha dichiarato. E ancora: “Credo di non essere l’unica a voler lasciare questo Partito. Molte persone vorrebbero ritirarsi o lasciarlo. Avevo intenzione di farlo anni fa, quando non c’era più spazio per parlare ma la mia voce era completamente silenziata”. “Ora ho molta più libertà”, ha detto dagli Stati Uniti al Guardian. “Il mio discorso è libero da ogni vincolo. E sono responsabile solo della mia coscienza e dei miei principi”.

Condividi tramite