L’esponente Dem e membro del Copasir, Enrico Borghi, verga una nota ufficiale per esprimere la “certezza” che il ministro degli Esteri tenga conto che sul 5G ed il ruolo di Huawei devono prevalere le ragioni dell’Alleanza Atlantica. “La Cina è un significativo partner commerciale, e contemporaneamente non rientra nel perimetro delle alleanze politiche e militari italiane”. Amen

Una nota ufficiale nelle ore del colloquio fra il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, e l’omologo cinese, Wang Yi. Così il Pd, corrente Guerini, ha scelto di mettere i piedi nel piatto della controversia circa il ruolo di, Huawei e Zte, leggi Pechino, nelle telecomunicazioni del nostro Paese.

Ad intervenire è stato Enrico Borghi, membro del Copasir e nella presidenza del gruppo Pd alla Camera. “Siamo certi che le raccomandazioni, le preoccupazioni e gli impulsi che in questi mesi abbiamo fornito in materia di 5G saranno debitamente tenuti in conto dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio nel corso dell’incontro odierno con il suo omologo della Repubblica Popolare Cinese, Wang Yi. In particolare, anche sulla scorta delle recenti disposizioni legislative varate da governo e parlamento italiano in materia di cybersicurezza e Golden power, le pur significative esigenze commerciali e di mercato, che assumono un ruolo fondamentale in una economia aperta come quella europea, non possono prevalere su quelle che attengono alla sicurezza nazionale, ove queste siano messe in pericolo”.

“Le recenti disposizioni legislative cinesi – sottolinea Borghi – che in settori decisivi come la sicurezza nazionale, il controspionaggio, la crittografia e la cybersecurity, obbligano imprese e cittadini cinesi che operano all’estero a fornire tutte le informazioni di cui vengono in possesso alle autorità governative di Pechino, oltre ad essere in evidente contrasto con i principi del nostro ordinamento ci espongono ad un evidente potenziale rischio specifico. E’ chiaro, infatti, che su questa base l’esfiltrazione dei dati è divenuta un obbligo di legge per le aziende e i cittadini che rispondono all’ordinamento alla Repubblica Popolare Cinese, con tutto ciò che ne consegue”. “La Cina – prosegue l’esponente dem – è un significativo partner commerciale, e contemporaneamente non rientra nel perimetro delle alleanze politiche e militari italiane. Le scelte che l’Italia deve compiere in materia di rivoluzione digitale, intelligenza artificiale e innervamento telematico non possono che essere conseguenti a questo assunto”.

Business senza problemi ma su tutto ciò che impatta sulla sicurezza nazionale, l’esponente del Pd vicinissimo al ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, non ha dubbi: si sta nell’Alleanza Atlantica. Il messaggio è esplicitamente rivolto a Luigi Di Maio quale ministro degli Esteri ma il destinatario finale non è (solo) lui. Intelligenti pauca.

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