Il monito di Draghi, garbato e sempre attuale, ha dato una scrollata all’inerzia di questo nostro Paese, preda di un mal politicamente informato dai mass media, molto sulle prossime scorribande e pseudo alleanze delle elezioni regionali, affiancate da un referendum che schiera trasversalmente buone ragioni per non confermare la scelta di mutilare il parlamento e la democrazia.

La scuola e i giovani, e dunque la sopravvivenza di una generazione formata e competente, traballa terribilmente sotto i colpi di una incertezza sulle modalità di riapertura delle aule scolastiche, forse piena di scolari ma privati dei docenti, posto che sia gli organici di fatto e di diritto non sono ancora stati resi noti. Le famiglie sono in fibrillazione, le madri che lavorano in uno stato di disorientamento se e come poter organizzarsi se la pandemia dovesse allargarsi a macchia d’olio e potrebbe risuccedere quel che abbiamo già pagato sulla nostra pelle.

La filiera dell’istruzione e formazione a livello europeo, intanto, continua a funzionare e noi in Italia non ne siamo informati e continuiamo ad essere gli ultimi in graduatoria per l’innovazione tecnologica che potrà servire agli studenti e alle imprese. È così che alcune informazioni intanto è bene averle e Mario Draghi in un passaggio della sua relazione al Meeting ne ha accennato l’importanza. Stiamo parlando del Quadro Finanziario Pluriennale (Qfp) 2021-2027, al quale è stato imposto di diminuire il budget, e a farne le spese sono stati soprattutto due programmi: Horizon Europe, relativo a ricerca e innovazione, e Digital Europe, attinente alla digitalizzazione. Quest’ultimo potrà contare su 6,76 miliardi di euro, quasi 2,5 miliardi in meno della somma originariamente prevista, ovvero 9,1 miliardi. Tuttavia, è bene evidenziare che la cifra è comunque ingente e permetterà ai Paesi membri di rafforzare le proprie capacità digitali strategiche. Se ovviamente sapremo cogliere questa opportunità. Sono cinque le aree tematiche di investimento: high performance computing, intelligenza artificiale, cybersecurity, formazione digitale, sviluppo e interoperabilità della capacità digitale.

L’espressione High Performance Computing viene usata per identificare l’utilizzo di sistemi di elaborazione di grande potenza che sono costituiti dalla combinazione di un elevato numero di nodi di elaborazione. Tali nodi possono essere composti in singoli processori, oppure da veri e propri computer indipendenti collegati tra loro in reti ad alta velocità. L’applicazione pratica dell’HPC è vasta, motivo per cui sono previsti investimenti molto consistenti. L’innovazione e lo sviluppo che possono produrre sono di una notevole portata. In Europa attualmente ci sono 7 supercomputer, di cui uno a Bologna. Può fornire simulazioni predittive dell’evoluzione dei modelli meteorologici. Questa è la chiave per limitare i danni in caso di catastrofi naturali, sia in termini economici che di vite umane.

L’impatto è crescente anche nel mondo industriale. Infatti, l’HPC permette di accelerare significativamente la progettazione e i cicli di produzione dei prodotti. Infine, l’HPC e l’analisi dei Big Data forniscono agli scienziati approfondimenti su aree e sistemi inesplorati di massima complessità, guidando l’innovazione e la scoperta nelle discipline scientifiche. È così diventata possibile la scoperta di nuovi farmaci e lo sviluppo di terapie mediche per le esigenze individuali dei pazienti che soffrono di cancro, malattie cardiovascolari, di Alzheimer e malattie genetiche rare. I settori sanitario, manifatturiero e della connettività stanno già facendo passi da gigante grazie all’intelligenza artificiale.

L’Ue ha deciso di valorizzare questo potenziale impegnandosi a evitare un impatto negativo sull’occupazione e sulla società in generale. L’obiettivo primario è di stimolare gli investimenti. Per questo si investirà in formazione specifica, che garantirà lo sviluppo di nuove competenze e, di conseguenza, permetterà la nascita di nuovi sbocchi lavorativi. Allo stesso tempo, l’Ue vuole mantenere un approccio etico all’Ia, in cui l’innovazione sia uno strumento attraverso cui raggiungere maggiore benessere. Per favorire l’efficienza a livello comunitario, inoltre, verrà utilizzato un approccio comune, evitare iniziative nazionali che frammenterebbero ulteriormente il contesto normativo europeo. Entro il 2020 si stima che i danni economici dovuti ai crimini informatici raggiungeranno i 2,5 trilioni di euro e che il 74% delle aziende mondiali potrebbero essere violate. Contestualmente, tuttavia, solo il 32% delle imprese europee ha una strategia di sicurezza informatica. Il Digital Europe Programme in questo ambito ha l’obiettivo di supportare gli stati membri nel procurement di sistemi, strumenti di cybersecurity avanzati e infrastrutture di dati. Inoltre, è stato previsto di implementare i sistemi di cybersecurity nel sistema economico. Gli stati membri, infine, devono impegnarsi ad aderire alla recente normativa europea.

Oggi, il 52% dei lavoratori europei ha bisogno di riqualificarsi professionalmente, è inevitabile in un mondo in continua evoluzione. Per questo l’Ue ha deciso di investire nelle competenze digitali e nella formazione continua dei cittadini europei. Digital Europe si pone diversi obiettivi di medio periodo. In primis, è fondamentale assistere alla progettazione di fondi e programmi dell’Ue per migliorare le competenze digitali.

Inoltre, è valutata prioritaria una modernizzazione dell’educazione e la progettazione di percorsi di riqualificazione professionale. Tutti i settori industriali stanno subendo una trasformazione digitale che ne migliora la produttività e l’efficienza energetica, cambiandone anche il modello di sviluppo. I governi stanno cercando di sviluppare nuove normative, l’Ue, attraverso il programma Digital Europe lavora creando regolamenti che non siano causa di restrizioni di mercato e sanzioni. In questo modo si evita di creare condizioni potenzialmente proibitive per lo sviluppo delle industrie europee. Digital Europe tenta di incidere anche dal punto di vista della connettività e delle infrastrutture digitali. Il 5G ne è un esempio chiaro. Ogni anno garantisce vantaggi socio-economici per un valore di oltre 110 miliardi di euro e crea 2,3 milioni di posti di lavoro. Si prevede di investire nelle reti gigabit, garantendo la migliore connettività possibile, al fine di far diventare l’Ue leader nel settore. Infine, verranno sponsorizzati gli ultimi strumenti di comunicazione e trasformazione digitale ai consumatori e alle imprese. È chiaro che la filiera dell’istruzione e formazione dalla scuola di base all’Università deve esserne non solo a conoscenza ma intercettare le modalità di raccordo: Bologna è in Italia e sarà assolutamente fondamentale collegarsi con la struttura che ne gestisce l’organizzazione e la fruizione per offrire già a livello scolastico l’eccellenza che ci viene offerta su un piatto d’oro. Fino ad ora però di tutto ciò NON se ne sente parlare. Sostenere i giovani e il loro progetto di vita e di lavoro nelle aziende significa anche questo.

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