Ecco la connection Cina-Russia-Sud America nel nome del Covid

Ecco la connection Cina-Russia-Sud America nel nome del Covid
Cure, farmaci e prestiti. La strategia di Mosca e Pechino si basa nell’offerta di trattamenti e risorse per gestire l’emergenza sanitaria, per sostituire l'Occidente e sfruttare le risorse dei Paesi della regione

I governi di Russia e Cina sfruttano l’emergenza sanitaria per la pandemia da Covid-19 per aumentare la loro presenza in molti Paesi latinoamericano.

Oggi Mosca ha annunciato la firma di accordo con Argentina, Bolivia, Ecuador, El Salvador, Honduras, Paraguay e Uruguay per la consegna del farmaco antivirale approvato come cura per il coronavirus. Il Fondo di Investimento Diretto russo (Rdfi) ha confermato la consegna di almeno 150 mila pacchi del medicinale Avifavir a questi Paesi della regione latinoamericana.

La tecnologia per la fabbricazione sarà poi consegnata alla firma boliviana Sigma Corp, che si dedicherà alla produzione a livello locale. Il Ministero per la Sanità russo approvò l’uso di questa medicina all’interno di un programma speciale per la cura del virus, e i risultati ottenuti fino ad ora sono stati molti effettivi, secondo le autorità mediche di Mosca.

L’Avifavir è stato sviluppato in base al favipiravir, un antivirale generico prodotto in Giappone che è stato molto efficiente nel trattamento della malattia in una prima fase, e si commercializza in questo momento per curare casi gravi di influenza.

Il medicinale è stato provato in 30 mila pazienti in Russia, e ha presentato effetti secondari nel 17,5% della popolazione. L’Avifavir è stato presentato in Guatemala da Natalia Vostokova, capo operativo di Ipharma, che sostiene “il 65% dei pazienti di coronavirus è guarito in quattro giorni con questa cura, mentre l’85% ha dato negativo al quinto giorno”. Tuttavia, è controindicato per le donne incinta e deve essere usato solo sotto osservazione medica in ospedale. Vostokova ha anche dichiarato che il farmaco frenerebbe la replica del genoma virale ed è stato provato “in Italia, Nordamerica, Londra, India, Bangladesh e Russia”.

“Stiamo andando avanti in alcune pratiche sanitarie e burocratiche per acquistare questo farmaco e curare i pazienti di Covid-19, per cui credo che presto lo vedremo in Venezuela”, ha detto il ministro per gli Affari esteri venezuelano, Jorge Arreaza in un’intervista esclusiva all’emittente russo Sputnik. Il rappresentante del regime di Nicolás Maduro ha detto che è “orgoglioso” del rapporto che mantiene con Mosca ed è anche ammirato della capacità scientifica dei russi: “È in periodo finale di prova e presto si comincerà a vaccinare la popolazione”.

“La pandemia ha lasciato a nudo il capitalismo. È un momento di inflizione – ha aggiunto Arreaza –, se l’umanità non sfrutta questo momento per cambiare i rapporti umani, di produzione, di rapporti internazionali, difficilmente ci sarà un’altra opportunità, bisogna avanzare verso un mondo diverso, è imprescindibile”.

Il ministro per la Sanità russo, Mikhail Murashko, ha detto che Mosca spera cominciare il programma di vaccinazione di massa ad ottobre in maniera gratuita, e che i test clinici sono stati conclusi dal Centro Nazionale di Ricerca Epidemiologica e Microbiologia Gamalei, ma si attende ancora il registro statale.

Ci sono però alcuni dubbi sull’Avifavir, come ricorda in un reportage la Bbc. “I risultati delle prove cliniche presentate dai ricercatori giapponesi non registrano conclusioni certe sull’efficacia del favipiravir come cura per il nuovo coronavirus”. L’emittente inglese riprende le dichiarazioni di Yohei Doi, ricercatore dell’Università Fujita della Sanità, che dice che sebbene i primi pazienti curati con il farmaco all’inizio sono migliorati rispetto a quelli che l’hanno ricevuto dopo, “i risultati non sono statisticamente significativi”.

Anche Pechino applica la geopolitica del virus. Negli ultimi cinque anni, il governo cinese aveva ridotto drasticamente i prestiti concessi ai Paesi latinoamericani, ma con l’emergenza sanitaria li sta riprendendo per creare un nuovo legame. Alla fine di luglio, la Cina annunciò lo stanziamento di un miliardo di dollari per aiutare alla popolazione latinoamericana ad acquistare vaccini e medicinali “made in Cina”.

E questo ha contribuito al rafforzamento dei legami politici. Il Brasile, per esempio, si era distanziato dalla Cina dopo l’arrivo di Jair Bolsonaro alla presidenza, ma ora con i test per il coronavirus sono diventati di nuovo alleati. Il vaccino sviluppato dal laboratorio cinese Sinovac Biotech, si sta provando in migliaia di pazienti in Brasile, mentre il vaccino Coronavac è nella fase 3, l’ultima per l’omologazione.

Un contribuito, quello cinese, non privo di interesse. Ed è che la Cina non solo avrà di ritorno questi prestiti – grazie all’acquisto di medicinali cinesi -, ma probabilmente sostituirà ad alcune multinazionali occidentali dell’industria farmaceutica.

Le risorse nella regione, comunque, non mancano. Sul caso del Venezuela, per esempio, il segretario del Consiglio di Sicurezza russo, Alexei Venediktov, ha preso le parti del regime di Maduro, denunciando che il governo britannico si è appropriato dall’oro venezuelano depositato nella Banca dell’Inghilterra.

In un’intervista con Sputnik, Venediktov ha dichiarato che “l’Alto Tribunale di Londra afferma che il deputato dell’opposizione venezuelana Juan Guaidó è il capo di Stato e rifiuta la richiesta venezuelana. Si tratta, di fatto, di un’appropriazione illegale”. Il rappresentante del Cremlino ricorda che le autorità venezuelano hanno depositato 30 tonnellate di oro per un valore di più di 1 miliardo di dollari, e questi fondi ora sono indispensabili perché il Paese sudamericano possa fronteggiare la pandemia Covid-19 (tra l’altro, pagando vaccini e cure).

Venediktov crede che con la pandemia scoppino nuovi conflitti e resuscitano dispute regionali. La tensione internazionale aumenta: “Possiamo vederlo negli esempi di Libia e Venezuela. L’Occidente cerca di appropriarsi delle risorse petrolifere senza nemmeno nasconderlo”.

ultima modifica: 2020-08-10T16:00:19+00:00 da Rossana Miranda

 

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: