Forse è arrivato l’epilogo – non felice per il regime del Venezuela – del caso di Alex Saab. L’imprenditore colombiano, accusato di essere il prestanome di Nicolás Maduro e l’uomo dei conti (oscuri) del governo bolivariano sarà estradato negli Stati Uniti. In tempi velocissimi, il tribunale di appello di Barlovento, a Capo Verde, ha autorizzato la richiesta del governo americano.

La replica degli avvocati difensori di Saab, guidata dall’ex giudice spagnolo, Baltasar Garzón, è stata immediata: “Il tribunale di Barlovento ha deciso in forma arbitraria, senza supporto legale e con assoluta mancanza di motivazione, di approvare l’estradizione di Saab e, quindi, consegnarlo a chi lo persegue per motivi politici, gli Stati Uniti”.

Saab è sanzionato da Washington, insieme ai suoi figli Isham Ali e Shadi Naim e ad altri due cittadini colombiani, per il loro presunto coinvolgimento in casi di corruzione sulle forniture di alimenti di sussidi in Venezuela. “Saab è uno sfruttatore – si legge in una nota del Dipartimento del Tesoro americano – che ha orchestrato una vasta rete di corruzione […] Ha permesso al regime di Nicolás Maduro di beneficiare in modo significativo dell’importazione e della distribuzione di cibo in Venezuela […] Attraverso una sofisticata rete di società fantasma, partner commerciali e familiari, Saab ha riciclato centinaia di milioni di dollari provenienti da guadagni illeciti”. Per le autorità statunitensi, Saab avrebbe canalizzato il denaro in cambio di concessioni con il governo del Venezuela.

Ma per il regime venezuelano l’imprenditore è un “inviato speciale” del Venezuela, che ha la missione di compiere missioni umanitarie. Infatti, sarebbe questa la strategia di difesa dei suoi avvocati. “Saab è un cittadino venezuelano […] – ha detto il ministro degli Affari esteri venezuelano, Jorge Arreaza al momento dell’arresto -. Quest’azione che viola le leggi e le norme internazionali corrisponde chiaramente agli atti di aggressione e molestia contro il popolo venezuelano, portati avanti dal governo degli Stati Uniti con l’obiettivo di interrompere bruscamente gli sforzi del governo bolivariano di garantire il diritto all’alimentazione, alla salute e altri diritti fondamentali del popolo venezuelano”.

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