Scuola/Le lezioni di laicità dell’Europa all’Italia

Scuola/Le lezioni di laicità dell’Europa all’Italia

Il Covid-19 è sicuramente una disgrazia. Di fatto, però, esso ha smascherato le inadempienze e gli interessi dei molteplici attori che hanno contribuito al degrado della scuola in particolare e, come conseguenza, della considerazione della cultura in generale. Basta dare un’occhiata ai curricula di chi siede nelle stanze del potere.

Il re è nudo: ora i cittadini lo vedono e capiscono qual è la verità.

Nessuna persona intelligente può più credere alla storiella secondo cui solo la scuola statale è pubblica, laica, aperta a tutti, gratuita e trasparente, mentre uno Stato laico non può finanziare la scuola paritaria, privata, di indirizzo, la cosiddetta “scuola dei ricchi”. Si tratta di una visione distorta da cui la Costituzione risulta ampiamente stravolta e vilipesa nel suo genuino riconoscimento del diritto alla libertà di scelta educativa e di insegnamento.

Il Covid ha lanciato sulla scena della tragedia i fondamentali del problema, nudi e crudi, palesando la situazione della scuola italiana degli ultimi decenni. Una situazione a dir poco drammatica, in cui la pubblica statale, privata dell’autonomia necessaria ed effettiva (quella sulla carta non serve a nessuno), da tempo perde pezzi e, impressionante voragine senza fondo, risucchia le tasse dei cittadini, mentre alle famiglie viene fatto “bere” del tutto acriticamente che sono i “cospicui” contributi erogati alla scuola privata confessionale dei ricchi ad affamarla.

Intanto dall’Europa giunge una conferma incontrovertibile: il sistema scolastico italiano si colloca agli ultimi posti Ocse-Pisa e nel 2019 viene definito di scarsa qualità, perché iniquo: l’Italia è infatti la più grave eccezione in Europa in termini di garanzia del diritto, per lo studente, di apprendere senza alcuna discriminazione. Non solo: i dirigenti delle scuole statali, senza autonomia, hanno le mani legate, non possono fare della propria scuola una scuola di qualità. E il pianeta docenti? Una iniqua esplosione di precari senza diritti (licenziati a giugno e riassunti a settembre, per anni… Per fortuna d’estate non mangiano!) e 85 mila cattedre vacanti a settembre 2020.

Neanche a pagarli a peso d’oro, infatti, si trovano in Italia docenti delle discipline scientifiche. Risulta evidente che la soluzione di porre in classe i laureandi trasformandoli in studenti lavoratori è un rimedio peggiore del male. Il cittadino medio deve allora ricominciare a porsi una domanda: “Come è possibile avere tanti precari e contemporaneamente posti vacanti e famiglie che lamentano il carosello dei docenti?”. La risposta è molto semplice: in Italia abbiamo docenti che vivono in località ove la cattedra non c’è e viceversa. Quindi le promesse sulla mobilità sono del tutto irresponsabili. Che un docente del Sud riceva la cattedra vicino a casa è un’utopia. E, se anche capitasse, egli rinuncerebbe il giorno dopo aver firmato: dovrebbe infatti scegliere tra vivere sulla strada o dormire in affitto senza però poter mangiare… E così, mancando i docenti al Nord, si ingenera il precariato e si alimentano le classi vacanti, in una confusione indescrivibile.

Il nemico dello Stato italiano è dunque proprio la scuola pubblica paritaria, l’odioso “privato” che ruba i danari dei cittadini? Guardando all’Europa, si legge tutta un’altra storia. Perfino la laicissima Francia trova che sia bene favorire il pluralismo educativo, tanto da ritenere normale il pagare i docenti della statale e della paritaria confessionale allo stesso modo (link) .

I Paesi europei che negli ultimi decenni sono usciti a fatica da regimi dittatoriali, d’altra parte, hanno spinto le nuove democrazie verso una necessità quasi spasmodica di reintrodurre l’interazione tra pubblico e privato, laddove un tempo esisteva solo la logica statalista. La democratica Italia, invece, ha potuto permettersi il lusso di distruggere il pluralismo educativo. E così, mentre nei concordati con i Paesi dell’ex blocco sovietico, post caduta del muro di Berlino, si riscontra un sostegno pubblico e generalizzato alle scuole private anche di origine confessionale, lo Stato italiano spreca tempo a combattere assurdamente chi gli regala 6 miliardi di euro annui!

Ecco allora che il Covid 19 ha smascherato l’ingiustizia delle ingiustizie: in Italia il ricco sceglie e il povero si accontenta. Ad essere maggiormente lesi sono infatti gli studenti più fragili per ragioni economiche, estrazione territoriale o disabilità. Una verità così dirompente si è imposta con forza su tutti gli schieramenti politici, raggiungendo un’ampia trasversalità.

Quali le soluzioni possibili? Patti educativi e costi standard di sostenibilità risolverebbero nell’immediato il dramma della mancanza di ambienti e di organico, garantendo, sulla lunga distanza, un sistema scolastico integrato. Le scuole laiche e confessionali che chiedono rette dagli 8 mila euro in su (e che sono davvero le scuole “dei ricchi per i ricchi”), sono sempre più potenti e forse non hanno alcun interesse ai patti educativi: rischierebbero di perdere l’élite. Sul palcoscenico si recita un copione che sembra attaccarle, e invece le tutela.

In 20 anni abbiamo tolto alla famiglia povera la possibilità di esercitare la propria responsabilità educativa in modo libero e consapevole e, dulcis in fundo, il consenso informato ottenuto (estorto?) dai genitori – cioè l’autorizzazione alle attività extrascolastiche con lezioni gender per i figli – dirà chiaramente che la formazione antropologica dei cittadini italiani è competenza dello Stato. Leggi simili a quella sul tema citato, in discussione oggi al Parlamento italiano, esistono in Europa, dove però la famiglia può scegliere a costo zero fra una statale e una paritaria anglicana, cattolica, ortodossa o laica. In Italia il povero non può. Quindi verrà indottrinato.

In conclusione, è imprescindibile far ripartire al più presto il diritto all’istruzione per tutti, attuando – lo ribadiamo – patti educativi fra pubblico e privato e costi standard di sostenibilità per allievo; occorre inoltre stabilizzare i precari e censire docenti e cattedre.

E soprattutto i politici sappiano il tempo favorevole è questo, non il post-elezioni di ottobre. Proprio in occasione dell’appuntamento elettorale, infatti, i cittadini saranno chiamati regione per regione a informarsi e a votare in modo responsabile. Allora le sirene dei Palazzi avranno voci molto lontane e indistinte… per i milioni di Ulisse legati al palo della propria coscienza.  Pertanto, Premier, Ministra e Governo considerino bene tutto questo. Nessuno più dica: “Che cosa potrà mai succedere?”, oppure: “Che cosa è successo?”. Uomo avvisato…

Si suggerisce la lettura

– Gianfreda, “Se anche la laicissima Francia finanzia le scuole cattoliche”. Università Cattolica 2020  (link)

– Antiseri-Alfieri “Lettera ai politici sulla libertà di scuola” Ed. Ribbettino 2018 (link)

ultima modifica: 2020-08-13T19:20:19+00:00 da Suor Anna Monia Alfieri