Usa2020, guai a dare Trump per sconfitto. Spannaus spiega perché

Usa2020, guai a dare Trump per sconfitto. Spannaus spiega perché
Tante incognite, una sola certezza: in tre mesi può cambiare tutto. Donald Trump oggi insegue (a distanza) Joe Biden nella corsa alla Casa Bianca. Ma ha ancora qualche asso nella manica. L'analisi di Andrew Spannaus, analista geopolitico

A meno di tre mesi dal voto di novembre, Donald Trump sta perdendo. Tutti i sondaggi e gli indicatori classici favoriscono il candidato democratico Joe Biden, che in questo momento beneficia di vari fattori. La crisi sanitaria ed economica legata al Covid-19 è naturalmente quello principale, ma non l’unico: infatti la strada era in salita per Trump già prima dello scoppio dell’epidemia, in quanto il suo appoggio tra la popolazione è rimasto sempre sotto il 50%, e quindi avrebbe comunque dovuto ottenere la riconferma con un voto popolare di minoranza, puntando alla vittoria in alcuni stati chiave per vincere il maggior numero di grandi elettori.

Spesso si dà troppa importanza ai fattori contingenti nelle campagne elettorali americane, cioè ai commenti o gaffe commessi durante i comizi e nelle interviste, o alla quantità di soldi che si raccolgono e spendono in pubblicità. Invece chi ha più successo con le previsioni tende a concentrarsi su fattori più fondamentali, come la direzione dell’economia e il posizionamento del candidato rispetto allo status quo. È per questo motivo che Trump attualmente fa fatica a ricreare l’energia della campagna del 2016: ormai è lui responsabile delle condizioni del paese, e l’appello a combattere l’establishment vale molto meno.

Tuttavia, quando convergono alcuni fattori contingenti, come un cambiamento improvviso delle condizioni oggettive del paese e la debolezza di uno dei candidati in corsa, diventa possibile superare un gap di pochi punti nei sondaggi e ingannare la sorte, per modo di dire – com’è successo quattro anni fa.

Ad oggi Biden ha un vantaggio medio di 7-8 punti a livello nazionale, e un buon margine anche negli stati chiave come Michigan, Pennsylvania e Florida. Ma questo vantaggio si sta riducendo gradualmente dal suo picco di fine giugno; se continuerà così, potrebbe presto avvicinarsi ad un livello dove Trump avrà qualche speranza di farcela. Devono succedere alcune cose, però, per aiutare il presidente. Guardiamo quali sono.

Prima di tutto, deve migliorare la situazione della pandemia. Per ora continuano ad aumentare i casi, e i morti, in numerose aree, soprattutto nel Sud e nell’Ovest del paese. Trump viene penalizzato per aver gestito la crisi in modo poco coerente, che lo porta a perdere consensi tra un segmento fondamentale per lui, gli elettori over-65. Se si invertisse decisamente il trend prima di novembre, e soprattutto se si dovesse trovare una cura efficace o un vaccino – speranza che Trump ripete regolarmente – allora potrebbe proiettare quel senso di ottimismo che è essenziale nell’affrontare il voto.

Joe Biden ha delle debolezze importanti: la sua lunga carriera politica nell’establishment che ha promosso la globalizzazione e le guerre continue, e l’età che avanza visibilmente. Tra poche settimane il procuratore federale John Durham dovrebbe pubblicare il suo rapporto sulle scorrettezze dell’amministrazione Obama e delle agenzie d’intelligence nei confronti di Trump nel 2016 e 2017. Ci saranno delle rivelazioni oggettivamente pesanti e dannose per i democratici, che coinvolgeranno anche Biden, ma l’effetto sull’opinione pubblica sarà limitato, in quanto le notizie saranno in buona parte filtrate attraverso i canali dei media seguendo le divisioni attuali, rafforzando le posizioni già esistenti, invece di portare ad un cambiamento nelle preferenze.

Sarà importante come risponderà Biden, e se farà qualche gaffe pesante sul tema che potrà essere utilizzata contro di lui. Lo stesso problema, con rischi ben più alti, si pone per i dibattiti tra i due candidati, che inizieranno a fine settembre. Trump accusa Biden di declino mentale, ma per ora Biden non abbocca. Però se durante il primo dibattito il candidato democratico dovesse avere un momento di confusione, dove sembra incoerente, confermerà le paure in merito alla sua età, e potrebbe costargli caro.

Le violenze per strada. Finora Joe Biden ha navigato abbastanza bene le insidie delle proteste scoppiate dopo l’uccisione di George Floyd. La seconda fase delle manifestazioni ha visto gli eccessi del politically correct, con la distruzione di monumenti storici e scontri violenti con gli agenti federali mandati nelle città dal presidente. Biden si è distanziato dalle proposte più estreme, assecondando invece la diffusa richiesta di riforme più moderate per porre rimedio alle ingiustizie.

Trump ha adottato una posizione di “legge e ordine”, sperando in una maggioranza silenziosa inorridita dalle violenze e dalle richieste di ridurre la presenza della polizia. Per ora non funziona, in quanto il presidente è visto come un provocatore che mira a dividere ancora di più; le cose potrebbero cambiare nel caso di un incidente grave – speriamo che non accada – contro le forze dell’ordine.

La più grande incognita per il novembre 2020 è come si voterà. Se rimarrà alta la diffusione del virus, molti non andranno a votare di persona, e dovranno spedire il proprio voto per corrispondenza. E’ già in atto una guerra legale sul tema, con i repubblicani che cercano di limitare la validità di questo metodo, e i democratici che spingono criteri più ampi possibili per l’invio e l’accettazione delle schede.

In genere, Trump e i suoi credono che il voto per posta aiuterà i democratici, e quindi resistono; ma in alcuni stati, come la Florida, i repubblicani sono costretti ad adottare la posizione contraria, in quanto hanno capito che non potranno convincere gli anziani a recarsi alle urne di persona. Il risultato è un pasticcio di messaggi e una serie di battaglie tra avvocati e amministratori locali per affrontare il grande aumento dei voti che arriveranno attraverso il sistema postale.

Alcuni analisti calcolano che in base ai criteri addottati si potrebbe vedere uno scostamento anche di 2 punti percentuali nel voto a livello nazionale, e ben più alto a livello locale. Basta e avanza per cambiare il risultato in alcuni singoli stati, che possono determinare il prossimo occupante della Casa Bianca. È un grande test per la democrazia americana in una situazione inedita; salvo una vittoria schiacciante di Biden vedremo un periodo di contestazioni e incertezza che potrebbe prolungarsi anche per settimane dopo il voto del 3 novembre.

In conclusione, se si votasse oggi, nel modo tradizionale, Trump sarebbe spacciato. Ma mancano quasi tre mesi al 3 novembre, in cui le condizioni oggettive potrebbero cambiare, oppure Biden potrebbe inciampare su uno dei numerosi ostacoli. In più, il sistema elettorale americano sta per vivere un momento di stress senza precedenti. Di certo, in questo 2020 non si può dare nulla per scontato.

 

Articolo disponibile su Transatlantico.info

ultima modifica: 2020-08-08T10:00:39+00:00 da Andrew Spannaus

 

 

 

 

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