L’11 settembre 2001 l’ambasciatore Talò, rappresentante alla Nato, era all’Onu di New York. A distanza di 19 anni ricorda quegli istanti, spiega con orgoglio il lavoro svolto dall’Italia e dall’Alleanza in Afghanistan e mette in guarda dalle nuove minacce (clima e cyber)

“Quell’11 settembre mi trovavo a New York, presso la nostra rappresentanza alle Nazioni Unite”, racconta a Formiche.net l’ambasciatore Francesco Talò, rappresentante permanente italiano presso il quartier generale della Nato a Bruxelles. Lì oggi si è tenuta, alla presenza del segretario generale dell’Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, una cerimonia solenne.

Nel corso del colloquio con Formiche.net l’ambasciatore Talò sottolinea un aspetto simbolico molto potente: l’evento si è svolto al memoriale delle Torri gemelle, che si trova di fronte a un pezzo del Muro di Berlino al quartier generale dell’Alleanza atlantica. “Questa giustapposizione dei due elementi di ricordo è molto significativa: da un lato la vittoria della Guerra fredda, contesto in cui l’Alleanza è nata e si è sviluppata nei suoi primi 40 anni; in mezzo l’illusione decennale della fine della storia, di un mondo unipolare; dall’altra il duro risveglio dell’11 settembre, con la Nato impegnata sul secondo fronte della lotta al terrorismo”. Ma tutto si collega, spiega il diplomatico, “perché la Nato non è contro qualcosa ma è pro: siamo schierati per i nostri valori e per essi siamo stati e veniamo attaccati”.

IL RICORDO

Talò ricorda quell’11 settembre nella Grande mela. “Dalle finestre dei nostri uffici si vedevano le Torri gemelle con il fumo. Subito non capivamo perché. Dopo l’evacuazione, ricordo benissimo quei 21 piani di scale, andammo ad aiutare i colleghi al consolato generale”. Quel giorno “è stata la nostra civiltà a essere stata colpita, non semplicemente una città o un Paese. Sono stati attaccati gli uomini che vogliono essere liberi, che preferiscono la vita alla morte”, dice.

Da quel settembre l’ambasciatore porta con sé, in ogni suo ufficio, una bandiera americana, una pagina del New York Times, di quelle staccabili. “Mi ha seguito ovunque, anche ora, mentre parliamo, è davanti ai miei occhi”. L’ha seguito a Palazzo Chigi, poi in occasione del suo ritorno nella Grande mela come console generale. E anche in Afghanistan, dove è stato tra il 2011 e il 2012 inviato speciale del ministro degli Esteri. “Un’esperienza breve ma molto importante per me. L’11 settembre del 2011, da poco aveva iniziato quell’incarico, volli essere a Herat per commemorare il decennale con le nostre truppe. Dobbiamo ricordare che siamo lì per quello che è accaduto quel giorno, dopo il quale è stato invocato per la prima volta l’accordo 5 del Trattato di Washington ed è nata la prima missione della Nato all’insegna del motto “siamo tutti americani, siamo tutti Nato”. Ciò non significa essere gregari, avverte Talò: “Quando diciamo questo parliamo di Occidente. E se parliamo di Occidente il centro è Roma, l’idea stessa dell’Italia, e il resto viene poi”.

L’AFGHANISTAN OGGI

In Afghanistan ci siamo ancora. “Ciò significa”, continua l’ambasciatore, “che il Paese non si è perso strada facendo, non è diventato un califfato o un emirato com’era nella retorica di chi credeva che i presidenti afghani governassero sulla città di Kabul e poco più”.

Tant’è che domani inizia un negoziato inter-afghano in Qatar. “La strada è piena di incognite, ma è un passo avanti importante verso la pace”, spiega l’ambasciatore Talò. “Il Paese è cambiato: è cresciuta una generazione di ragazzi e ragazze che hanno frequentato le scuole, c’è un sistema che garantisce un certo grado di libertà e pluralismo. In definitiva, è un Paese — geopoliticamente cruciale — diverso da quello da cui provenivano gli attacchi dell’11 settembre e che non è stato più la fonte di attentati nei nostri confronti”.

LE NUOVE MINACCE

L’ambasciatore Giovanni Castellaneta, che visse l’11 settembre da Palazzo Chigi da consigliare diplomatico del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ha messo in luce in un intervento su Formiche.net le due principali minacce che corre l’Occidente oggi: la sicurezza cibernetica e i cambiamenti climatici.

Le stesse evidenziate dall’ambasciatore Talò. “L’11 settembre ci ha preparati a non ritenere nulla inimmaginabile. In questo contesto gli scenari degli attacchi cibernetici sono già oggi una realtà e possono assumere dimensioni inquietanti”. E infatti, continua, “la sicurezza cibernetica è infatti un nuovo dominio operativo della difesa transatlantica e a livello nazionale”.

“In un contesto più strisciante può essere letto il cambiamento climatico, che anch’esso ha ripercussioni sulla sicurezza”, spiega Talò. A tal proposito la prossima settimana, giovedì 17 settembre, Italia e Regno Unito (i due Paesi che ospiteranno la Cop26) organizzano alla Nato di Bruxelles una conferenza, che non ha precedenti per le sue caratteristiche, su Nato e natura. “Esiste un impatto bidirezionale”, dice Talò: “Da un lato dei cambiamenti climatici sulla sicurezza (pensiamo alle difficoltà per le rotte polari a Nord e alle migrazioni a Sud), dall’altro l’impatto delle attività militari di sicurezza sull’ambiente”.

LA RESILIENZA

L’esperienza della pandemia, al pari dell’11 settembre, “ci insegna che un’altra parola d’ordine è la resilienza”, conclude Talò: “La capacità di avere una forza strutturale delle nostre società in modo da assicurare una continuità di sicurezza, dalla vita quotidiana dei nostri cittadini alla resistenza stessa delle nostre nazioni alle sfide interne ed esterne, fisiche o non-fisiche, volontarie o involontarie (come la pandemia)”.

Condividi tramite